Per sfuggire al tormento di cui parla il salmo, per sfuggire a questa insicurezza… Rileggete una delle più belle meditazioni di Don Giacomo Tantardini a 11 mesi dalla scomparsa su piccolenote.it

La voce repellente e il tormento della dimenticanza

«Ricordo le gesta del Signore, ricordo le tue meraviglie di un tempo. Mi vado ripetendo le tue opere, considero tutte le tue gesta…» ma «questo è il mio tormento: “è mutata la destra dell’Altissimo”». Un tempo il Signore ha agito, ma adesso non si vede il Suo agire, adesso non si manifesta la Sua onnipotenza. Per sfuggire a questa mancanza (Péguy la chiama «indigenza di grazia») si costruisce un’idea. Si tenta di rendere idea la Sua presenza. Idea eterna la Sua presenza. Per sfuggire all’insicurezza del Suo storico manifestarsi si costruisce da noi una certezza non pia, stabilendo, decidendo in noi stessi, da noi stessi (… apud semetipsos statuere…) che la presenza c’è sempre. Per cui il poeta Giorgio Caproni, in una sua poesia, davanti a un prete che continuava a gridare: «Cristo è qui! È qui! / LUI! Qui fra noi! Adesso! / Anche se non si vede! / Anche se non si sente!”», commenta: «La voce era repellente». La gnosi, lo gnosticismo è il tentativo di rendere idea perenne, presente qui e ora, la presenza libera del Signore, il Suo libero manifestarsi.

Non so se sono riuscito a suggerire quello che avevo in cuore di suggerire. In termini, per così dire, positivi: la gnosi è il tentativo di costruire una certezza non pia che toglie, che evita l’unica posizione pia dell’uomo di fronte al Mistero che si rivela, e cioè l’abbandono del bambino che domanda, attende, riconosce. La gnosi è il tentativo di rendere la Sua presenza un’idea, in modo tale che la preghiera non sia l’unica posizione in cui la fede vive. E, ripeto, questo per evitare l’insicurezza, per evitare il tormento della domanda: in passato ha compiuto miracoli, ma oggi dove compie i miracoli? Per evitare questo tormento, ripeto la parola del salmo, per evitare questa insicurezza si afferma che c’è. Ma è l’uomo che stabilisce che c’è, che c’è sempre ed è l’uomo che deve convincersi che c’è, che c’è sempre. La certezza vana e non pia è una costruzione dell’uomo. Invece la certezza pia è l’abbandono del bambino. Perché il bambino è certissimo che la mamma c’è, quando piange perché la mamma non è vicina. Non piangerebbe, se non fosse certo che la mamma c’è. Ma è un’altra certezza, data, donata, non decisa da noi. E proprio perché sicuro che la mamma c’è, piange perché non è vicina. Invece una certezza costruita è letteralmente il contrario della certezza del bambino.

La certezza della fede è l’abbandono del bambino.
Ma l’unica cosa che volevo dire è che lo gnosticismo è evitare che la fede e la vita abitino nella preghiera. È evitare l’unica condizione per entrare nel regno dei cieli, quella del bambino, del piccolo, che è così sicuro della presenza della mamma, che quando non la vede si mette a piangere. E così sicuro della presenza della mamma, che quando non la vede si mette a piangere, che quando non la vede domanda che venga vicino e lo prenda in braccio. È proprio il contrario di quello che taluni rimproverano. È proprio la domanda, le lacrime che domandano di essere presi in braccio, il segno della certezza della fede.  È la certezza del bambino, che è così sicuro della mamma, che può piangere quando la mamma non è vicina e non lo prende in braccio.
a l’unica cosa che volevo dire è che lo gnosticismo è evitare che la fede e la vita abitino nella preghiera. È evitare l’unica condizione per entrare nel regno dei cieli, quella del bambino, del piccolo, che è così sicuro della presenza della mamma, che quando non la vede si mette a piangere. E così sicuro della presenza della mamma, che quando non la vede si mette a piangere, che quando non la vede domanda che venga vicino e lo prenda in braccio. È proprio il contrario di quello che taluni rimproverano. È proprio la domanda, le lacrime che domandano di essere presi in braccio, il segno della certezza della fede. È la certezza del bambino, che è così sicuro della mamma, che può piangere quando la mamma non è vicina e non lo prende in braccio.


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