{"id":1379,"date":"2012-06-12T22:39:09","date_gmt":"2012-06-12T22:39:09","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=1379"},"modified":"2012-06-12T22:39:22","modified_gmt":"2012-06-12T22:39:22","slug":"ognuno-con-il-suo-dante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=1379","title":{"rendered":"Ognuno con il suo Dante"},"content":{"rendered":"<div><span style=\"font-size: 28.0pt; font-family: &amp;amp;quot; mso-fareast-font-family: &amp;amp;quot; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\" lang=\"IT\">\u00abChe cosa ti ha lasciato Dante?\u00bb &#8211; \u00abL\u2019emozione dello spettacolo\u00bb.<\/span><\/div>\n<div><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/dante-rebibbia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-1380\" title=\"dante rebibbia\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/dante-rebibbia-300x190.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"190\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/dante-rebibbia-300x190.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/dante-rebibbia.jpg 432w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><span style=\"font-family: Constantia, serif; font-size: 26pt;\">Irene Baccarini, studiosa, poetessa, dottoranda in Lettere a Tor Vergata con una tesi su Mario Luzi, volontaria del progetto Teledidattica in carcere a Rebibbia (vedi post precedenti) racconta il Dante a teatro dei detenuti di Rebibbia, intervistando i protagonisti per la rivista brasiliana Mosaico. Grazie Irene<\/span><\/div>\n<blockquote>\n<div>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-indent: 35.4pt;\"><span style=\"font-size: 28.0pt;\" lang=\"IT\">\u00abChe cosa ti ha lasciato Dante?\u00bb &#8211; \u00abL\u2019emozione dello spettacolo\u00bb, mi risponde Antonio con una naturalezza tale, che quasi fa pensare che la <em>Commedia<\/em> sia stata scritta per diventare una rappresentazione teatrale. L\u2019emozione brilla ancora nei suoi occhi, come se il sipario si fosse appena chiuso. In realt\u00e0 \u00e8 passato del tempo dall\u2019ultima rappresentazione dantesca. <em>Dalla citt\u00e0 dolente. Colpa, Pena e Liberazione attraverso le Visioni dell\u2019Inferno di Dante Alighieri<\/em>, cos\u00ec si intitola la drammaturgia realizzata da Fabio Cavalli con gli attori-detenuti del carcere romano di Rebibbia, i quali con lo stesso regista, e con lo stesso successo, hanno portato in scena anche Shakespeare ed Eduardo De Filippo. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-indent: 35.4pt;\"><span style=\"font-size: 28.0pt;\" lang=\"IT\">Ho visto per la prima volta lo spettacolo nel 2009, in piedi, perch\u00e9 il teatro del carcere era occupato totalmente dagli studenti delle scuole invitati ad assistere. Ripensando a quel giorno, capisco come mai l\u2019emozione di Antonio sia ancora tanto viva. A tre anni di distanza ho voluto rivivere quel momento, forse anche pi\u00f9 intensamente: \u00e8 nata cos\u00ec l\u2019idea di una <em>Conversazione su Dante<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"> <\/span><\/em>con gli attori del dramma, alcuni dei quali anche studenti universitari del Progetto Tele-didattica, portato avanti dell\u2019Universit\u00e0 di \u201cTor Vergata\u201d. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 28.0pt;\" lang=\"IT\"> L\u2019accostamento carcere-inferno sarebbe molto facile e scontato, come leggiamo nel copione a cui i detenuti hanno lavorato insieme al regista. In realt\u00e0 il disegno della riduzione teatrale dell\u2019<em>Inferno<\/em> \u00e8 molto pi\u00f9 articolato e riesce per questo a sorprendere e a divertire lo spettatore, ma soprattutto a farlo pensare\u2026 A questo cammino di riflessione viene avviato immediatamente lo spettatore dalle parole della voce del narratore Rega:<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 28.0pt;\" lang=\"IT\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 28.0pt;\" lang=\"IT\">Chi ha vissuto la galera, ignora la letteratura. Quasi sempre. Credete a me.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 28.0pt;\" lang=\"IT\">Noi che viviamo qui dentro, per parlare della nostra condizione, spesso chiamiamo in causa l\u2019immagine di un inferno. Ma l\u2019ignoranza ci impedisce di trovare un collegamento con la metafora Dantesca della \u201cCitt\u00e0 Dolente\u201d. Se avessimo avuto l\u2019opportunit\u00e0 di conoscere la letteratura italiana e Dante Alighieri, varcando il portone del carcere sentiremmo risuonare i celebri versi: <strong>Per me si va per la citt\u00e0 dolente &#8211; Per me si va ne<\/strong> <strong>l\u2019etterno dolore &#8211; per me si va tra la perduta gente<\/strong>. Versi che abbiamo imparato tardi, quando ormai avevamo varcato la soglia: <strong>lasciate ogni<\/strong> <strong>speranza \u2026 <\/strong>Meglio tardi che mai.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><span style=\"font-size: 28.0pt;\" lang=\"IT\">La privazione della libert\u00e0, la vita reclusa, la riflessione sulle proprie responsabilit\u00e0, sono causa di un dolore che \u00e8 difficile da esprimere. Per questo facciamo teatro: per cercare di esprimere il senso di questo dolore attraverso le parole di chi ha la fantasia, l\u2019immaginazione, la sensibilit\u00e0 per farlo: i grandi poeti. Quando poi il poeta \u00e8 Dante &#8211; un condannato, un esiliato, uno che ha passato met\u00e0 della sua vita da latitante &#8211; quando \u00e8 Dante a parlarne, bisogna ascoltarlo e riflettere.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><strong><span style=\"font-size: 28.0pt;\" lang=\"IT\">Per questo siamo qua. Ciascuno di noi col suo Dante personale, con i versi scovati nella biblioteca del carcere, versi difficili, all\u2019inizio misteriosi. Poi, piano piano, giorno dopo giorno, versi compresi, apprezzati, amati, perch\u00e9 &#8211; che ve lo dico a ff\u00e0 \u2013 Dante, se lo conosci, te ne innamori. Magari tradito e un po\u2019 storpiato in lingue e dialetti diversi, come avete sentito all\u2019inizio: spagnolo, Napoletano e poi sentirete il calabrese. Ma cosa importa? Sono convinto che Dante non si offende. <\/span><\/strong><span style=\"font-size: 28.0pt;\" lang=\"IT\"> <\/span><\/p>\n<div><!--[if !supportFootnotes]--><\/p>\n<hr size=\"1\" \/><!--[endif]--><\/p>\n<div id=\"ftn1\">\n<p class=\"MsoFootnoteText\">\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abChe cosa ti ha lasciato Dante?\u00bb &#8211; \u00abL\u2019emozione dello spettacolo\u00bb. Irene Baccarini, studiosa, poetessa, dottoranda in Lettere a Tor Vergata con una tesi su Mario Luzi, volontaria del progetto Teledidattica in carcere a Rebibbia (vedi post precedenti) racconta il Dante a teatro dei detenuti di Rebibbia, intervistando i protagonisti per la rivista brasiliana Mosaico. 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