{"id":1742,"date":"2012-11-25T13:33:01","date_gmt":"2012-11-25T13:33:01","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=1742"},"modified":"2012-11-25T13:33:32","modified_gmt":"2012-11-25T13:33:32","slug":"la-colpa-il-cuore-la-parola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=1742","title":{"rendered":"La colpa, il cuore, la parola"},"content":{"rendered":"<p>\u201cAnche ristretto in un carcere un uomo segnato da un fine pena mai pu\u00f2 costruirsi dei sogni. Ma allora cos\u2019era che mi turbava?\u201d<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dante-rebibbia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-1743\" title=\"dante rebibbia\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dante-rebibbia-300x190.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"190\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dante-rebibbia-300x190.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/dante-rebibbia.jpg 432w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ecco le ultime pagine di Cosimo Rega, <em>Sumino \u2018O Falco. Autobiografia di un ergastolano<\/em>, edito da Robin, da cui \u00e8 tratta l\u2019azione teatrale di cui parlo nel post precedente per invitarvi gioved\u00ec 29 alla Vallicelliana di Roma dove si tiene lo spettacolo:<\/p>\n<blockquote><p>Ogni volta che entravo nel mondo incantato del teatro, che mi impadronivo di un nuovo personaggio, la magia dell\u2019arte si impossessava di me e, con mio stupore, riuscivo a sollevarmi dalla tristezza che il carcere ti riserva ogni giorno e che rischia di affossarti per sempre. Di pi\u00f9: i successi, gli apprezzamenti di stima che ricevo ad ogni rappresentazione, il rapporto che riuscivo a stabilire con il pubblico e i compagni d\u2019arte, suscitavano in me la convinzione che anche ristretto in un carcere un uomo segnato da un <strong>fine pena mai<\/strong> pu\u00f2 costruirsi dei sogni. Ma allora cos\u2019era che mi turbava? Cos\u2019era che consumava la mia allegria, la mia serenit\u00e0? Cos&#8217;era quella sensazione di insoddisfazione amara che mi pigliava al pensiero di dover interpretare Re Claudio? Non la mia vanit\u00e0, ne ero certo: ero vecchio per interpretare Amieto. E allora?<\/p>\n<p>Piovigginava, l&#8217;agente cerc\u00f2 di farmi desistere, ma decisi di andare ugualmente nel mio cubicolo, quello che avevo ribattezzato <em>lo spazio del pensiero.<\/em><\/p>\n<p>Mi sentii stranamente diverso, animato da una vitali\u00adt\u00e0 insolita, da una forza nuova.<\/p>\n<p>Quindici passi fino al muro, quindici per tornare al cancello. Su e gi\u00f9, su e gi\u00f9&#8230; La pioggia lentamente mi bagnava i capelli, poi la maglietta, infine la carne. Era piacevole. Qualcosa stava avvenendo in me, lo sentivo: ed era come se grado a grado si liberasse e uscisse da me all&#8217;aria, al mondo. Respiravo lentamente come per favorire quell&#8217;osmosi&#8230; e come per rimanere in quello stato di grazia cui la pioggia, che ormai mi avvolgeva totalmente, sembrava offrire un bozzolo o una coltre.<\/p>\n<p>Non so quanto \u00e8 durato quel momento, ma fu come rinascere avendone coscienza, aprire gli occhi al mondo per la prima volta ma sapendo del mondo gi\u00e0 tutto.<\/p>\n<p>Poi la pioggia cess\u00f2; sfumarono le nuvole che na\u00adscondevano il sole; il ciclo si riprese tutto il suo azzurro. E mi avvidi che la medesima metamorfosi era avvenuta in me.<\/p>\n<p>Sentii che dalla mia mente era caduto l&#8217;ultimo velo. Seppi di aver trovato la risposta. O forse di averla sem\u00adpre posseduta ma ora finalmente dissepolta dal groviglio di errori e rifiuti sotto ai quali l&#8217;avevo nascosta. Ed era semplice: accettare di fare i conti con tutto ci\u00f2 che era in me, con la mia reale natura, affinch\u00e8 fra le mie incli\u00adnazioni prevalessero quelle &#8211; che pure c&#8217;erano, e rea\u00adli e vitali fin dall&#8217;origine &#8211; all&#8217;onest\u00e0 dei propositi e a un&#8217;empatia universale. Compresi che l&#8217;inquietudine per<\/p>\n<p>la parte da interpretare sulla scena non era in realt\u00e0 che la concretizzazione di un nodo psicologico e morale che non riuscivo n\u00e9 a sciogliere n\u00e9 a tagliare. Il malessere che mi tormentava nell&#8217;approfondire lo studio della par\u00adte di Claudio aveva un&#8217;origine molto profonda: il mio senso di colpa. Un sentimento letale sempre in agguato, che abita e abiter\u00e0 per sempre &#8211; lo intuii allora, lo so adesso &#8211; una parte del mio animo, della mia mente, che mi attacca a sorpresa, spietato, senza preavviso, magari in un momento felice, magari al centro di una giorna\u00adta attiva e serena. Un male che non ha cura, inguaribi\u00adle, che nessuna pena vissuta e scontata qua dentro pu\u00f2 estinguere: poich\u00e9 \u00e8, ormai radicata nella mia <em>coscienza, <\/em>nient&#8217;altro che la consapevolezza del male.<\/p>\n<p>Non del male in astratto, ma del male da me concreta\u00admente compiuto contro la vita, del dolore causato, della rovina provocata ad altri e a me stesso. Intuii allora, so adesso, che non potr\u00f2 mai soggiogare quel sentimento, o rimuoverlo, che mi seguir\u00e0 passo passo finch\u00e9 sar\u00f2 vivo: e sar\u00e0 la mia vera pena. Come la capacit\u00e0 di convivere con esso \u00e8 la mia conquista, la mia porta stretta.<\/p>\n<p>Ho compreso infine, non senza sgomento, che in ogni essere umano c&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 di fare sia il bene che il male. Leggendo, studiando, parlando con Angiolo o con Mario o con la mia psicologa&#8230; e sempre con me stesso&#8230; ho anche cercato di comprendere perch\u00e9 e come il male, quel male di cui ho qui sopra parlato, ha dominato una parte cos\u00ec rilevante della mia vita.<\/p>\n<p>La prima domanda \u00e8 sempre quella: perch\u00e9 io?<\/p>\n<p>Ho letto memorie di compagni, ascoltato a volte il loro pianto, so che sono sinceri: ma so anche che non hanno ragione. Cercano come me le cause, le scaturigini della nostra maledizione e quasi sempre le pongono nel\u00adla condizione familiare, nel contesto sociale, nell&#8217;infan\u00adzia e adolescenza e giovinezza priva o quasi di istruzione, nell&#8217;ambiente culturale in cui sono nati e cresciuti&#8230; quasi un destino ineluttabile. Io so che non basta. Quelle cause, quelle condizioni, sono dati reali, hanno avuto e hanno una rilevanza grande: ma non bastano a spiegare le scelte che ho fatto, la vita che ho deciso di vivere, le azioni che ho compiuto, il dolore che ho provocato&#8230; la morte &#8211; no: <em>le <\/em>morti &#8211; che mi sono dato credendo di conquistare una vita pi\u00f9 vita. Le dannazioni che mi sono portato dentro per tanti anni&#8230;, fino a <strong><em>quel <\/em><\/strong>momento.<\/p>\n<p>So questo come intima, dolorosa, finalmente chiara, consapevolezza di me. E ne ho le prove. Sono infatti il pi\u00f9 grande di nove fratelli e sorelle, sono nato e cresciuto nella stessa loro famiglia, nello stesso loro paese, nell&#8217;i\u00addentica carenza di istruzione e cultura, nella medesima dignitosa povert\u00e0, con le medesime difficolt\u00e0 di lavoro e di inserimento nella societ\u00e0: soltanto io ho fatto quello che ho fatto; soltanto io ho attraversato un trentennio di dissipazione della vita e a tratti d&#8217;inferno, per giungere infine alla <em>mia <\/em>porta stretta.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 che ho narrato in questo racconto della mia vita &#8211; e ho narrato senza nascondimenti &#8211; dovrebbe ser\u00advire, <em>anche, <\/em>a dare risposta a quella domanda: ma resto con la sensazione che quella domanda non ha risposta. Perch\u00e9 io? Forse soltanto perch\u00e9 mi fosse possibile giun\u00adgere a questa porta?<\/p>\n<p>Sono trascorsi molti altri anni da quell&#8217;isolamento. Ho tradotto <em>Amleto <\/em>in napoletano, ho recitato Re Clau\u00addio cercando di alleggerire e controllare le frustrazioni del mio animo. Ho continuato a dedicare al teatro gran parte del mio tempo, ho recitato De Filippo, Shakespeare, Dante, Giordano Bruno, sempre facendo dello studio del personaggio che di volta in volta ero chiamato a in\u00adterpretare la leva per una analisi di me stesso. Solleci\u00adtando i testi, o almeno la loro resa scenica, ho cercato in essi la misura della mia anima; nella ricerca necessaria a rendere le persone di un dramma ho spinto la rifles\u00adsione sulla mia vita; nelle crisi, nelle passioni universali che l&#8217;opera teatrale propone ho scoperto la complessit\u00e0 dell&#8217;animo umano: anche del mio. Un mondo nuovo si \u00e8 aperto davanti a me; ho arricchito i miei pensieri, la mia parola&#8230; ho instaurato con il pubblico un dialogo di sguardi, di comprensioni, forse di amicizia.<em> <\/em><\/p>\n<p>Ho imparato moltissime cose, e soprattutto ho impa\u00adrato a sapere di non sapere&#8230; E che un&#8217;intera vita non ba\u00adsta a sapere nemmeno la minima parte di ci\u00f2 che vorrei.<\/p>\n<p>Ma ho soprattutto imparato il valore della ricerca, dello studio, dell&#8217;anelito alla conoscenza, la gioia della conquista quotidiana anche di una sola briciola del sa\u00adpere, specialmente nell&#8217;arte. Ho sperimentato quanto sia vero quel pensiero che il mio <em>tutor letterario <\/em>spesso ri\u00adpete: <em>non sembra pi<\/em><em>\u00f9 nemmeno mortale l&#8217;uomo che vive <\/em><em>fra beni immortali.<\/em><\/p>\n<p>Forse, mi interrogo con ansia, il mio carattere origi\u00adnario non \u00e8 cambiato; forse in me non \u00e8 estinta quella forza oscura che mi port\u00f2 alla violenza, quella tendenza all&#8217;egocentrismo, al bisogno di emergere ad ogni costo. Ma poi invece <em>sento <\/em>che tutto in realt\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 come prima. <em>Facendo <\/em>Dante abbiamo appreso della caduta, della perdizione e del ritorno alla vita attraverso un viag\u00adgio doloroso; e al pubblico &#8211; ma innanzitutto a noi stessi &#8211; dichiarammo l&#8217;intento di far conoscere, usando Dante, il nostro Purgatorio. Il mio viaggio, il mio purgatorio, \u00e8 stato il carcere: ma non il carcere in quanto restrizione privazione e violenza, bens\u00ec, in questi funghi intermina\u00adbili anni, il faticoso, a volte drammatico confronto con gli altri &#8211; detenuti, agenti, dirigenti, educatori, psicolo\u00adga, esterni &#8211; a cui nel carcere sono stato condotto e che mi ha imposto, anzi obbligato, ad arrivare a me stesso. Se non fosse avvenuto il confronto con queste persone che hanno altri modelli di vita, con le loro <em>altre <\/em>culture, oggi non potrei dire con convinzione: s\u00ec, io sono ci\u00f2 che la vita mi ha fatto, col mio bene e con il mio male; sono quell&#8217;uomo che fu giovane operaio a Torino, che ha amato forse egoisticamente ma profondamente, che non ha potuto e saputo sottrarsi ai miti di una cultura bassa e subalterna, che s&#8217;\u00e8 perso&#8230; e per questo ha molto sofferto. S\u00ec, quello sono io: ma ora anche l&#8217;uomo che ha compiuto una revisione totale dei suoi valori, che ha ro\u00advesciato il suo universo intcriore e il suo modo di amare, che \u00e8 pervenuto a una nuova concezione del suo essere nel mondo.<\/p>\n<p>Dal luogo in cui sono e rimango, l&#8217;orizzonte fisico \u00e8 sempre quello in cui mi perdo da innumerevoli anni: le chiome regali di qualche pino romano, un lembo di ciclo, una incerta linea di palazzine al di l\u00e0 di Rebibbia. Ma ben altro \u00e8 ora il mio nuovo, ben diversamente illu\u00adminato, orizzonte ideale e morale.<\/p>\n<p>Il <em>romanzo <\/em>della mia vita termina qui: non la mia vita. Non la mia speranza.<\/p>\n<p>Quella di tornare alla famiglia e alla societ\u00e0 come una persona viva e utile, che pu\u00f2 dare agli altri e a se stesso ancora qualcosa; come un uomo al quale, dopo trentaquattro anni, con civile revoca del giudizio, possa essere reso il diritto e il dovere di tornare a far parte del consorzio civile.<\/p>\n<p>FINE<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAnche ristretto in un carcere un uomo segnato da un fine pena mai pu\u00f2 costruirsi dei sogni. Ma allora cos\u2019era che mi turbava?\u201d Ecco le ultime pagine di Cosimo Rega, Sumino \u2018O Falco. 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