{"id":1970,"date":"2014-05-02T06:02:48","date_gmt":"2014-05-02T06:02:48","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=1970"},"modified":"2014-05-02T06:04:38","modified_gmt":"2014-05-02T06:04:38","slug":"se-il-tempo-deve-finire-lo-si-puo-descrivere-istante-per-istante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=1970","title":{"rendered":"Se il tempo deve finire, lo si pu\u00f2 descrivere, istante per istante"},"content":{"rendered":"<p>\u00ab\u201cSe il tempo deve finire, lo si pu\u00f2 descrivere, istante per istante, \u2013 pensa Palomar \u2013 e ogni istante, a descriverlo, si dilata tanto che non se ne vede pi\u00f9 la fine\u201d. Decide che si metter\u00e0 a descrivere ogni istante della sua vita, e finch\u00e9 non li avr\u00e0 descritti tutti non penser\u00e0 pi\u00f9 d\u2019essere morto. In quel momento muore\u00bb<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Palomar.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Palomar-201x300.jpg\" alt=\"\" title=\"Palomar\" width=\"201\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2988\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Palomar-201x300.jpg 201w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Palomar.jpeg 269w\" sizes=\"auto, (max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Palomar, uomo tardivo, uomo distratto, piccolo uomo in ricerca. L\u2019ultimo personaggio di Italo Calvino tenta di risalire alle grandi questioni cominciando dal piccolo, che per\u00f2 anche esso si rivela formato da infiniti fenomeni. Palomar conosce attraverso ipotesi contradditorie. A volte questo crea in lui impazienza, a volte invece l\u2019apertura ad una possibilit\u00e0. Calvino definisce il suo personaggio: \u00abUn uomo si mette in marcia per raggiungere passo passo, la saggezza. Non \u00e8 ancora arrivato\u00bb. Scansione di un tempo diverso che cerca un\u2019armonia e che viene travolto dalla velocit\u00e0 scriteriata della societ\u00e0. Tale scontro d\u00e0 vita a situazioni clownesche, esilaranti e delicate. Il piccolo uomo si muove come Chaplin tra gli ingranaggi ruotanti e cigolanti delle macchine dei Tempi moderni o meglio come Buster Keaton, bambino candido dalla faccia triste e nostalgica che guarda allontanarsi l\u2019oggetto della sua fantasia e dei suoi giochi. La sua curiosit\u00e0 comunque \u00e8 una arma assai resistente. Si rimette in marcia pur sapendo che la strada della conoscenza si allunga via, via.<br \/>\nPalomar che vuole evitare le sensazioni vaghe e anonime comincia con il guardare una piccola onda Il fluire di un\u2019onda \u00e8 pieno di \u00abazioni\u00bb.<br \/>\n\u00abIl signor Palomar vede spuntare un\u2019onda in lontananza, crescere, avvicinarsi, cambiare di forma e di colore, avvolgersi su se stessa, rompersi, svanire, rifluire\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/palomar-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/palomar-2-178x300.jpg\" alt=\"\" title=\"palomar 2\" width=\"178\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2989\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/palomar-2-178x300.jpg 178w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/palomar-2.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 178px) 100vw, 178px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Impossibile definire il movimento casuale. Cos\u00ec come \u00e8 impossibile definire i mille volti e le migliaia di linee che l\u2019onda crea scivolando sulla sabbia nel momento di morire, prima di ricominciare il suo ciclo, perdersi nelle acque per poi forse ritornare. Palomar \u00e8 tutto intento quando ecco che il vento cambia direzione e forza e distrugge il castello cartaceo dei suoi pensieri. Ancora una volta la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 veloce e impetuosa del pensiero dell\u2019uomo. E lui, l\u2019uomo, non sa nascondere il disappunto e la rabbia, il peso di essere stato punito nel suo desiderio orgoglioso di conoscere. \u00abBasterebbe non perdere la pazienza\u00bb, dice alfine Palomar, bisogna mantenere lo sguardo puro, accettare che la realt\u00e0 scavalchi sempre il pensiero, accettare di essere creature. Senza incontrare il segreto delle cose &#8211; \u00absolo se egli riesce a tener presenti tutti gli aspetti insieme\u00bb \u2013 \u00e8 difficilissimo avere la virt\u00f9 di questa pazienza.<br \/>\nDal piccolo frammento di mondo si passa alla contemplazione della luna, oggetto privilegiato della fantasia dei poeti, come in \u00abLa contemplazione delle stelle\u00bb.<br \/>\n\u00c8 uno strano omino quello che discende da grandi saggi e scienziati e che rimane timido e goffo, incapace di governare gli oggetti anche i pi\u00f9 semplici:<br \/>\n\u00abQuando c\u2019\u00e8 una bella notte stellata, il signor Palomar dice \u2013 Devo andare a guardare le stelle \u2013 Dice proprio devo, \u2013 perch\u00e9 odia gli sprechi e pensa che non sia giusto sprecare tutta quella quantit\u00e0 di stelle che gli viene messa a disposizione\u00bb.<br \/>\nLe complicazioni \u00abpratiche\u00bb al devo sono per\u00f2 enormi. Qui Calvino raggiunge un vertice di bravura descrivendo il suo personaggio che si ingarbuglia con gli occhiali e le mappe, le lampadine elettriche, e il buio. Calvino volutamente rende goffo e dolce il suo personaggio che proprio in questo frammento assomiglia enormemente a Buster Keaton (la foto del quale \u00e8 ancora bene in vista in casa Calvino a piazza di Campo Marzio in Roma).<br \/>\nLa seconda sezione si intitola: \u00abPalomar in citt\u00e0\u00bb.<br \/>\nAnche qui non troviamo uomini, gli altri, semmai una folla, anonima di gente in coda.<br \/>\nPalomar descrive la citt\u00e0 da angoli di visuale sconosciuti e nuovi. Dal terrazzo contempla i tetti e i giochi di animali come il geco e le tartarughe, poi si sofferma a guardare l\u2019invasione degli stormi nel cielo di Roma.<br \/>\nMentre l\u2019immagine di Parigi \u00e8 quella di gente che fa la fila ai negozi.<br \/>\nIl capitolo \u00abPalomar allo zoo\u00bb chiude la seconda sezione. In questi inserti Calvino d\u00e0 voce a esseri silenziosi che portano negli occhi senza pi\u00f9 espressione lo strazio di vivere: il gorilla albino, Copito de Nieve, nella sua stranezza mostruosa \u00e8 simbolo indimenticabile di questa sofferenza. E pi\u00f9 che negli altri frammenti il trasporre l\u2019immagine dall\u2019animale alla condizione umana, magari di persone malate o in qualche modo diverse, \u00e8 estremamente facile.<br \/>\nPasso passo, Palomar ha osservato il mondo e le stelle, le citt\u00e0 dal suo terrazzo-osservatorio e si \u00e8 fatto un\u2019idea degli uomini guardando gli animali. Ora per\u00f2 bisogna andare verso gli uomini: siamo ormai all\u2019ultima tappa, \u00abPalomar in societ\u00e0\u00bb. La terza sezione riassume e conclude l\u2019intero cammino.<br \/>\n\u00abIn un\u2019epoca e in un paese in cui tutti si fanno in quattro per proclamare opinioni o giudizi il signor Palomar ha preso l\u2019abitudine di mordersi la lingua tre volte prima di fare qualsiasi affermazione\u00bb.<br \/>\nUomo tardivo dunque perch\u00e9 per mordersi le labbra e riflettere perde il contatto con l\u2019attualit\u00e0. La scrittura artistica \u00e8 del resto sempre in ritardo, ripensa e rimastica, non \u00e8 capace di abbozzare subito un giudizio. Lo scrittore, spesso spiazzato, reagisce con una sorta di sofferenza agli avvenimenti e non azzarda giudizi e si morde la lingua anche per questa implicita impotenza.<br \/>\nL\u2019ultima serie di tre capitoletti si intitola \u00abLe meditazioni di Palomar\u00bb, dove il piccolo uomo pensa di applicare al paesaggio umano lo stupore cosmico intravisto nelle cose, in solitudine, e che gli ispira un senso di fiducia e anche di bont\u00e0:<br \/>\n\u00abS\u2019aspetta di vedere estendersi davanti a s\u00e9 un paesaggio umano finalmente netto, chiaro, senza nebbie, in cui egli potr\u00e0 muoversi con gesti precisi e sicuri. \u00c8 cos\u00ec? Nient\u2019affatto. Comincia a impelagarsi in un garbuglio di malintesi, vacillazioni, compromessi, atti mancati: le questioni pi\u00f9 futili diventano angoscianti, le pi\u00f9 gravi si appiattiscono; ogni cosa che lui dice o fa risulta maldestra, stonata, irresoluta. Cosa \u00e8 che non funziona?\u00bb.<br \/>\nPalomar \u00e8 dunque nella sua delicata leggerezza nipote di Zeno e degli inetti a vivere del nostro secolo L\u2019amarezza di Calvino, quasi atona sempre sorvegliata attraverso uno stile perfetto senza sobbalzi o traumi, \u00e8 percettibile nel finale di questo penultimo frammento che annuncia la prossima morte del cosmo e del personaggio pensante: \u00abIn fondo il cielo stellato, sprizza bagliori intermittenti come un meccanismo inceppato, che sussulta e che cigola in tutte le sue giunture non oliate, avamposti d\u2019un universo pericolante, contorto, senza requie come lui\u00bb.<br \/>\nLa parola bagliori intermittenti ricordA i termini dell\u2019utopia discontinua. Consideriamo l\u2019ultimo passo dell\u2019uomo che non \u00e8 ancora arrivato. Ora vuole imparare ad essere morto in seguito alla cocente sconfitta subita mentre cercava di applicare al paesaggio umano le sue osservazioni cosmiche.<br \/>\nFinir\u00e0 la sua ansia in questa suprema atarassia?<br \/>\n\u00abBatte l\u2019onda sullo scoglio e scava la roccia, un\u2019altra onda sopravviene, un\u2019altra, un\u2019altra ancora; che lui ci sia o non ci sia tutto continua ad avvenire\u00bb.<br \/>\nImmagine classica del divenire della vita l\u2019onda che si rifrange sugli scogli o sulla sabbia come all\u2019inizio dell\u2019itinerario di Palomar quando cercava di definire ci\u00f2 che sfugge e ritorna (\u00abLettura di un\u2019onda\u00bb). Il succedersi delle cose sotto il sole \u00e8 sempre uguale che ci sia o non ci sia Palomar. Il suo silenzio-parola volge a considerare i vantaggi e gli svantaggi di essere morto e di guardare le cose come se non capitassero pi\u00f9 a lui, in una completa indifferenza. Pensa alla sua vita come un insieme chiuso tutto al passato: sempre pi\u00f9 tenue la speranza che qualcosa di nuovo possa intromettersi e cambiare.<br \/>\nNell\u2019ultima pagina ecco che Palomar, finalmente, pensa all\u2019uomo. Se non riesce a pensare ad un singolo uomo, ad un altro, almeno mostra di tenere a cuore le sorti dell\u2019umanit\u00e0, dei suoi simili. Lo fa proprio pensando alla morte:<br \/>\nPalomar pensando alla propria morte pensa gi\u00e0 a quella degli ultimi sopravvissuti della specie umana o dei suoi derivati o eredi: sul globo terrestre devastato e deserto sbarcano gli esploratori d\u2019un altro pianeta, decifrando le tracce registrate nei geroglifici delle piramidi e nelle schede perforate dei calcolatori elettronici; la memoria del genere umano rinasce dalle sue ceneri e si dissemina per le zone abitate dell\u2019universo. E cos\u00ec di rinvio in rinvio si arriva al momento in cui sar\u00e0 il tempo a logorarsi e ad estinguersi in un cielo vuoto, quando l\u2019ultimo supporto materiale della memoria del vivere si sar\u00e0 degradato in una vampa di calore, o avr\u00e0 cristallizzato i suoi atomi nel gelo di un ordine immobile\u00bb.<br \/>\nSe il tempo ha una fine, \u00e8 il candido pensiero di Palomar, si pu\u00f2 descriverlo. \u00c8 l\u2019ultimo scherzo di Calvino che fa risorgere la voglia di vivere nel suo personaggio per poi farlo immediatamente morire. Un \u00ableggero\u00bb, tragico ossimoro per l\u2019omino che, suo malgrado, \u00e8 arrivato.<br \/>\n\u00ab\u201cSe il tempo deve finire, lo si pu\u00f2 descrivere, istante per istante, \u2013 pensa Palomar \u2013 e ogni istante, a descriverlo, si dilata tanto che non se ne vede pi\u00f9 la fine\u201d. 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