{"id":2360,"date":"2013-08-14T23:29:13","date_gmt":"2013-08-14T23:29:13","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=2360"},"modified":"2013-08-15T14:33:25","modified_gmt":"2013-08-15T14:33:25","slug":"maria-francesca-papi-il-tema-dell%e2%80%99incapacita-e-insufficienza-dell%e2%80%99io-di-fronte-all%e2%80%99offerta-di-una-grazia-e-bellezza-tanto-alta-ricorre-in-michelangelo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=2360","title":{"rendered":"Maria Francesca Papi: il tema dell\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019io di fronte all\u2019offerta di grazia e bellezza ricorre in Michelangelo"},"content":{"rendered":"<p>Il madrigale 156, anch\u2019esso probabilmente per la Colonna, \u00e8 dominato dall\u2019altezza della donna (alta d\u00efadema, belt\u00e0 superna, rara altezza, alto stato): una superiorit\u00e0 che il poeta desidera raggiungere ma anche possedere e che suscita l\u2019immagine della salita sulla strada ripida e lunga. Mentre Michelangelo dice ancor pi\u00f9 chiaramente che in 166 o 154 la necessit\u00e0 dell\u2019intervento della donna per riuscire nel cammino di ascesi spirituale, sottolineando l\u2019insufficienza del proprio valore, <strong>esprime l\u2019inevitabile speranza che sia la donna ad andargli incontro<\/strong>, violando quell\u2019altezza sovraumana e raggiungendolo l\u00e0 dove lui rallenta, a mezza via.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Vittoria_colonna_from_barcelona-570x300.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Vittoria_colonna_from_barcelona-570x300-300x157.jpg\" alt=\"\" title=\"Vittoria_colonna_from_barcelona-570x300\" width=\"300\" height=\"157\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2361\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Vittoria_colonna_from_barcelona-570x300-300x157.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/Vittoria_colonna_from_barcelona-570x300.jpg 570w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<blockquote><p>Questo dell\u2019incapacit\u00e0 e insufficienza dell\u2019io di fronte all\u2019offerta di una grazia e bellezza tanto alta \u00e8 un tema che ricorre in Michelangelo e che, ad esempio in 149, sempre all\u2019interno dell\u2019economia ascensionale, non si sviluppa semplicemente come lamento petrarchesco, ma piuttosto come una drammatica rivendicazione di s\u00e9 che pare quasi accusare la donna del suo eccessivo bene piuttosto che il proprio limite. Ancora un segno di quell\u2019unit\u00e0 tanto cara al poeta.<br \/>\nIn 149 l\u2019amare basso di 156 trascorre nell\u2019incomunicabilit\u00e0 tra un\u2019altezza che \u00e8 superchia, eccessiva, e un ingegno, un\u2019arte, un occhio, infine un s\u00e9, che rimangono qui, sulla terra.<\/p>\n<p>    A l\u2019alta tuo lucente d\u00efadema<br \/>\nper la strada erta e lunga,<br \/>\nnon \u00e8, donna, chi giunga,<br \/>\ns\u2019umilt\u00e0 non v\u2019aggiungi e cortesia:<br \/>\nil montar cresce, e \u2018l mie valore scema,<br \/>\ne la lena mi manca a mezza via.<br \/>\n    Che tuo belt\u00e0 pur sia<br \/>\nsuperna, al cor par che diletto renda,<br \/>\nche d\u2019ogni rara altezza \u00e8 ghiotto e vago:<br \/>\npo\u2019 per gioir della tuo leggiadria<br \/>\nbramo pur che discenda<br \/>\nl\u00e0 dov\u2019aggiungo. E \u2018n tal pensier m\u2019appago,<br \/>\nse \u2018l tuo sdegno presago,<br \/>\nper basso amare e alto odiar tuo stato,<br \/>\na te stessa perdona il mie peccato.<\/p>\n<p>    Non posso non mancar d\u2019ingegno e d\u2019arte<br \/>\na chi mi to\u2019 la vita<br \/>\ncon tal superchia aita,<br \/>\nche d\u2019assai men merc\u00e9 pi\u00f9 se ne prende.<br \/>\n    D\u2019allor l\u2019alma mie parte<br \/>\ncom\u2019occhio offeso da chi troppo splende,<br \/>\ne sopra me trascende<br \/>\na l\u2019impossibil mie; per farmi pari<br \/>\nal minor don di donna alta e serena,<br \/>\nseco non m\u2019alza; e qui convien ch\u2019impari<br \/>\nche quel ch\u2019i\u2019 posso ingrato a lei mi mena.<br \/>\n    Questa, di grazie piena,<br \/>\nn\u2019abonda e \u2018nfiamma altrui d\u2019un certo foco,<br \/>\nche \u2018l troppo con men caldo arde che \u2018l poco.<\/p>\n<p>In 258, testo tardo, il poeta rinuncia al cammino, erto come in 156, verso la bellezza divina testimoniata dalla donna, per rimanere con la bellezza di cui pu\u00f2 fare diretta esperienza e che pi\u00f9 lo colpisce come artista (il destinato parto). La vita stessa \u00e8 sintetizzata nel viaggio dell\u2019anima, un pellegrinaggio lontano dal cielo, e proprio nel segno della lontananza, che dall\u2019orizzontalit\u00e0 del sentiero si dichiara nella verticalit\u00e0 dell\u2019impossibile innalzarsi dei desideri al v. 12, si esprime la solitudine dell\u2019occhio senza grazia e mercede. <\/p>\n<p>    Quantunche sie che la belt\u00e0 divina<br \/>\nqui manifesti il tuo bel volto umano,<br \/>\ndonna, il piacer lontano<br \/>\nm\u2019\u00e8 corto s\u00ec, che del tuo non mi parto,<br \/>\nc\u2019a l\u2019alma pellegrina<br \/>\ngli \u00e8 duro ogni altro sentiero erto o arto.<br \/>\n    Ond\u2019 il tempo comparto:<br \/>\nper gli occhi il giorno e per la notte il core,<br \/>\nsenza intervallo alcun c\u2019al cielo aspiri.<br \/>\n    S\u00ec \u2018l destinato parto<br \/>\nmi ferm\u2019al tuo splendore,<br \/>\nc\u2019alzar non lassa i mie ardenti desiri,<br \/>\ns\u2019altro non \u00e8 che tiri<br \/>\nla mente al ciel per grazia o per mercede:<br \/>\ntardi ama il cor quel che l\u2019occhio non vede.<\/p>\n<p>288 e 293, scritti nell\u2019ultima vecchiaia, portano il segno dell\u2019intensa ispirazione religiosa che caratterizza le ultime composizioni di Michelangelo. Destinatario delle liriche \u00e8 ormai il Signore e il cammino dell\u2019anima \u00e8 ora, pi\u00f9 espressamente, quello della fede e della salvezza. Torna, come esplicita preghiera, il desiderio che si dimezzi l\u2019erta via del pellegrinaggio terreno e che anzi, per ogni passo di questo ritorno, si faccia avanti l\u2019aiuto misericordioso di Dio.  <\/p>\n<p>    Le favole del mondo m\u2019hanno tolto<br \/>\nil tempo dato a contemplare Iddio,<br \/>\nn\u00e9 sol le grazie suo poste in oblio,<br \/>\nma con lor, pi\u00f9 che senza, a peccar volto.<br \/>\n    Quel c\u2019altri saggio, me fa cieco e stolto<br \/>\ne tardi a riconoscer l\u2019error mio;<br \/>\nmanca la speme, e pur cresce il desio<br \/>\nche da te sia dal propio amor disciolto.<br \/>\n    Ammezzami la strada c\u2019al ciel sale,<br \/>\nSignor mie caro, e a quel mezzo solo<br \/>\nsalir m\u2019\u00e8 di bisogno la tuo \u2018ita.<br \/>\n    Mettimi in odio quante \u2018l mondo vale<br \/>\ne quante suo bellezze onoro e colo,<br \/>\nc\u2019anzi morte caparri eterna vita.<br \/>\n    Carico d\u2019anni e di peccati pieno<br \/>\ne col trist\u2019uso radicato e forte,<br \/>\nvicin mi veggio a l\u2019una e l\u2019altra morte,<br \/>\ne parte \u2018l cor nutrisco di veleno.<br \/>\n   N\u00e9 propie forze ho, c\u2019al bisogno si\u00e8no<br \/>\nper cangiar vita, amor, costume o sorte,<br \/>\nsenza le tuo divine e chiare scorte,<br \/>\nd\u2019ogni fallace corso guida e freno.<br \/>\n    Signor mie car, non basta che m\u2019invogli<br \/>\nc\u2019aspiri al ciel sol perch\u00e9 l\u2019alma sia,<br \/>\nnon come prima, di nulla, creata.<br \/>\n    Anzi che del mortal la privi e spogli,<br \/>\nprego m\u2019ammezzi l\u2019alta e erta via,<br \/>\ne fie pi\u00f9 chiara e certa la tornata<\/p><\/blockquote>\n<p>(Maria Francesca Papi, da Il viaggio nei classici italiani, Le Monnier, 2010) .<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il madrigale 156, anch\u2019esso probabilmente per la Colonna, \u00e8 dominato dall\u2019altezza della donna (alta d\u00efadema, belt\u00e0 superna, rara altezza, alto stato): una superiorit\u00e0 che il poeta desidera raggiungere ma anche possedere e che suscita l\u2019immagine della salita sulla strada ripida e lunga. 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