{"id":2745,"date":"2014-01-27T08:12:21","date_gmt":"2014-01-27T08:12:21","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=2745"},"modified":"2014-01-27T08:14:17","modified_gmt":"2014-01-27T08:14:17","slug":"la-giornata-della-memoria-il-racconto-di-martina-onorato-quel-viaggio-fatto-per-me","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=2745","title":{"rendered":"Martina Onorato: quel viaggio fatto per me"},"content":{"rendered":"<p>Non solo freddo ad Auschwitz<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo freddo quello che si sente ad Auschwitz. Non \u00e8 solo il vento, l\u2019umidit\u00e0, non sono i rami secchi degli alberi n\u00e9 il ferro battuto dei cancelli. Il freddo che si sente ad Auschwitz lo avverti dal treno, dall\u2019aeroporto, da chilometri di distanza. Ti avvolge le ossa, ti stringe le tempie, ti arriva nell\u2019anima.    <\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Memoria-27-gen..jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Memoria-27-gen.-300x202.jpg\" alt=\"\" title=\"Memoria 27 gen.\" width=\"300\" height=\"202\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2746\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Memoria-27-gen.-300x202.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/Memoria-27-gen..jpg 399w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>                                                                                                                                      Un viaggio ad Auschwitz si pu\u00f2 fare solo a diciotto anni, quando ancora non percepisci la discrepanza tra quello che sei e quello che credi di essere; quando quello che vedi, le persone che incontri, le sensazioni che provi possono aiutarti a crescere come una persona migliore.<br \/>\nHo compiuto il viaggio verso Auschwitz  nel mese di novembre, due giorni dopo aver festeggiato i miei diciotto anni, insieme ad altri trecento coetanei di provenienza ed etnie diverse. Un premio da parte del comune di Roma che scaten\u00f2 subito l\u2019ironia dei miei compagni: \u201c Se per la tua media cosi alta ti regalano un viaggio in un campo di concentramento, a noi cosa dovrebbero mai regalare?\u201d                                                                                                                                      In realt\u00e0 la ricchezza di quel premio la si scopre in seguito, forse, se possibile, anni dopo. Questo rende unico un viaggio di questo tipo: l\u2019inconsapevolezza con la quale vivi l\u2019esperienza, come un bambino che impara a leggere senza pensare all\u2019importanza della sua conquista.<br \/>\nPoche centinaia di metri separano l\u2019area riservata ai pullman dall\u2019entrata del campo, accessibile solo a piedi, da percorrere privi di riparo dalle intemperie, cos\u00ec come dovette essere per loro, i prigionieri di quella assurda follia umana. Molti affermano che neanche in primavera il campo riesca a donare pi\u00f9 di qualche sfumatura  di verde, come se la natura stessa si rifiutasse di far credere che l\u2019orrore sia stato superato. Il celebre ingresso del campo svetta verso il cielo sempre plumbeo e ricorda ai visitatori il grande inganno, \u201cArbeit Macht Frei\u201d, l\u2019accostamento della parola libert\u00e0 in un luogo dove gli esseri umani perdevano ogni dignit\u00e0, ogni diritto, ogni caratteristica del proprio essere, a partire dal proprio nome. Solo i pi\u00f9 attenti notano la lettera \u201cB\u201d capovolta, unico possibile gesto di rivolta da parte del fabbro ebreo obbligato a realizzarla.<br \/>\nVarcare l\u2019ingresso acutizza i sensi: la vista ti fa scorgere gli angoli pi\u00f9 nascosti, l\u2019udito ti fa ascoltare il grido di dolore di quel silenzio; con le mani vorresti toccare ogni cosa, per capire di pi\u00f9, per avere tutte le risposte di cui hai bisogno. In bocca hai il sapore della sconfitta, inevitabile davanti alla consapevolezza del fallimento dell\u2019Uomo.<br \/>\nDentro il campo non sono necessarie molte parole ma in quei giorni ho avuto la fortuna di poter ascoltare quelle giuste. La verit\u00e0, raccontata da chi l\u2019ha vissuta, sopportata e subita, il racconto di un viaggio doloroso fatto di ricordi dolorosi, ma alleviati quando condivisi. Capire che i sopravvissuti sono tutti accomunati dallo stesso pensiero: essere in vita per poter raccontare, per accertarsi che mai pi\u00f9 il mondo debba conoscere simili atrocit\u00e0.<br \/>\nAttraverso ci\u00f2 che resta delle camere a gas, dei blocchi (unit\u00e0 abitative), attraverso le stanze della zona che accoglie il museo, le tonnellate di valigie, di bambole, di effetti personali, si compie quasi una discesa negli inferi danteschi, per risalire verso la luce solo grazie alle loro parole, piene di speranza per un futuro che, comunque, vivranno solo in parte.<\/p>\n<p>                                                                                                                                                                  Il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau fu uno dei principali in Polonia. Qui, nei suoi cinque anni di attivit\u00e0 un milione e centomila persone trovarono la morte. Pochi furono trovati ancora in vita quando, nel gennaio del 1945 il campo fu liberato dalle truppe sovietiche.<br \/>\nCinque di loro, nonostante l\u2019orrore sub\u00ecto hanno, ogni anno, la forza di tornare in quei luoghi, come guide e come portatori di un messaggio che \u00e8 un inno alla vita. Ri-compiono il viaggio della loro vita, con le stesse angosce e con i ricordi vivi di coloro che, invece, non hanno fatto ritorno.<br \/>\nIl mio viaggio in Polonia si \u00e8 concluso in tre giorni ma, convinta della necessit\u00e0 di sensibilizzare il pi\u00f9 possibile le nuove generazioni, ho stretto un bel legame con uno dei miei speciali accompagnatori. Ogni anno, infatti, Sami Modiano visita la mia vecchia scuola e racconta in prima persona la sua preziosa esperienza a tutti gli alunni. Almeno fino a quando Sami e gli altri saranno in vita, niente andr\u00e0 perduto o dimenticato.<br \/>\nLe anime rimaste ad Auschwitz si possono contare, sono in ogni ciottolo, in ogni crepa, in ogni ingranaggio di quei binari morti. In quei luoghi si assiste ad uno spettacolo che va oltre ogni limite: il cambiamento. Perch\u00e9 una volta entrati nel campo, quando si esce non si \u00e8 pi\u00f9 gli stessi.<br \/>\nDevo molto al freddo di Auschwitz , a quel viaggio che ho fatto verso di me.<\/p>\n<p>Martina Onorato<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non solo freddo ad Auschwitz Non \u00e8 solo freddo quello che si sente ad Auschwitz. Non \u00e8 solo il vento, l\u2019umidit\u00e0, non sono i rami secchi degli alberi n\u00e9 il ferro battuto dei cancelli. Il freddo che si sente ad Auschwitz lo avverti dal treno, dall\u2019aeroporto, da chilometri di distanza. 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