{"id":2962,"date":"2014-04-12T04:44:25","date_gmt":"2014-04-12T04:44:25","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=2962"},"modified":"2014-04-12T04:51:20","modified_gmt":"2014-04-12T04:51:20","slug":"note-da-piccole-note-la-mia-corsa-continua-luca-panichi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=2962","title":{"rendered":"Note da piccole note: la mia corsa continua, Luca Panichi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/PANICHI.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/PANICHI-300x205.jpg\" alt=\"\" title=\"PANICHI\" width=\"300\" height=\"205\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2966\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/PANICHI-300x205.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/PANICHI.jpg 700w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00abDan Brown non \u00e8 il solo ad ambientare un suo racconto in un ospedale di Firenze. L\u2019ho fatto anch\u2019io. Ma se per il suo \u201cinferno\u201d lo scrittore lavora di fantasia, io all\u2019ospedale dell\u2019Annuniziata mi ci sono trovato senza possibilit\u00e0 di scelta. Per trent\u2019anni ho fatto l\u2019atleta, correndo gare tra i 1.500 metri e la maratona. Oggi, a quarantacinque anni continuo ad occuparmi di atletica come allenatore. E pensavo che, vista la mia et\u00e0, la mia carriera da agonista era finita. Mi sbagliavo. Il 14 dicembre 2012 ho sentito il colpo di pistola che ha dato il via alla gara pi\u00f9 difficile e dura della mia vita. Stavolta il mio avversario non \u00e8 un velocissimo keniano. Ho a che fare con il cancro\u00bb. La mia corsa\u2026 continua, questo il titolo del libro autobiografico di Luca Panichi del quale l\u2019Osservatore romano del 12 aprile ha pubblicato un capitolo. Ne pubblichiamo ampi stralci.<br \/>\n\u00abLa mia corsa, dunque, continua \u2013 scrive Panichi \u2013 Nella gara che sto vivendo a perdifiato mi trovo a competere con l\u2019avversario pi\u00f9 forte che abbia mai affrontato. Stavolta la corsa \u00e8 solo per il primo posto, non si pu\u00f2 puntare ad altro. A volte mi sembra di essere in vantaggio contro il mio acerrimo rivale. Aumento il ritmo della corsa e lui ne risente. Altre volte, come accade in una corsa lunga e di resistenza, sono io ad avere il fiato corto [&#8230;] In questa gara decisiva non sono solo. Ho i miei tifosi. La mia famiglia, mia moglie e i miei due figli Ilairia e Federico [&#8230;].<br \/>\nSto scoprendo, soprattutto, che la tabella perfetta per trovare l\u2019andatura giusta verso il traguardo \u00e8 la fede in Dio. L\u2019esperienza della malattia ha reso pi\u00f9 forte la mia fede perch\u00e9 ha cambiato me. Ho ritrovato il tempo di pregare, di leggere una pagina del vangelo. Preso dalle faccende della vita avevo messo un po\u2019 da parte il Signore. Se io mi ero allontanato, Lui \u00e8 stato sempre con me. Ora la vita terrena mi appare come un test in preparazione alla corsa celeste, l\u2019incontro con Dio: quella corsa che non finisce mai e, attraverso il percorso della fede, ha il Paradiso come traguardo. [&#8230;] So anche che ho un\u2019ottima \u201clepre\u201d \u2013 come diciamo in gergo noi atleti \u2013 una guida che scandisce il passo e indica la strada: \u00e8 la Madre di Dio. Sono molto devoto alla Madonna di Rugiano, santuario vicino a Rufina, il mio paese natale. Quando ho saputo della mia malattia sono andato subito l\u00ec e ho pregato davanti alla chiesa, nel punto esatto dove l\u20198 settembre 1944 mia nonna perse la vita pestando una mina sistemata dai tedeschi.<br \/>\nLo ammetto: ho faticato ad accettare la malattia perch\u00e9 io dovevo stare bene: il mio tempo era troppo prezioso e la programmazione della stagione invernale alle porte. Poi ecco che la clessidra del mio tempo improvvisamente si \u00e8 capovolta. Mi sono detto: non posso lasciarmi andare, devo trovare le motivazioni giuste, proprio come ogni sportivo. Ora le giornate passano e la gara contro il cancro \u00e8 in pieno svolgimento. L\u2019ospedale Annunziata, precisamente il reparto oncologico \u00e8 il mio nuovo campo di allenamento. Oltretutto \u00e8 vicinissima la mia vecchia pista di atletica, quella pista dove rincorrevo i miei sogni di atleta [&#8230;].<br \/>\nDi fatica ne ho fatta tanta, ma la corsa non \u00e8 mai stata un sacrificio: piuttosto uno stile di vita e oggi Dio solo sa quanto mi aiuta aver imparato a soffrire. Il cancro mi fatto morire e rinascere. Mi ha ridato la voglia di vivere. Senza la malattia non avrei mai cambiato in meglio la mia vita. Ringraziare il cancro sembra un paradosso, vero? Ma non credo di essere matto. Piuttosto fortemente umano, realista. Oggi vedo questa vita che scorre e mi entusiasma come non mai. La mattina, quando mi sveglio, sentire il profumo dell\u2019aria mi rende felice e leggero: \u00e8 una scossa di adrenalina impagabile. Le giornate ora sono piene, mi sento una persona che vive in modo utile. E mi rendo conto che le cose non sono mai banali. La malattia mi ha fatto capire che la vita \u00e8 un dono di Dio da affrontare con speranza e con il sorriso\u00bb.<br \/>\nIl libro di Panichi \u00e8 edito da Montevarchi, Faliero. Il ricavato delle vendite sar\u00e0 devoluto al reparto oncologico dell\u2019ospedale Santa Maria Annunziata di Firenze e all\u2019associazione di volontariato \u201cregalami un sorriso\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abDan Brown non \u00e8 il solo ad ambientare un suo racconto in un ospedale di Firenze. L\u2019ho fatto anch\u2019io. Ma se per il suo \u201cinferno\u201d lo scrittore lavora di fantasia, io all\u2019ospedale dell\u2019Annuniziata mi ci sono trovato senza possibilit\u00e0 di scelta. Per trent\u2019anni ho fatto l\u2019atleta, correndo gare tra i 1.500 metri e la maratona. 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