{"id":3333,"date":"2014-10-12T14:51:56","date_gmt":"2014-10-12T14:51:56","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=3333"},"modified":"2014-10-12T14:52:32","modified_gmt":"2014-10-12T14:52:32","slug":"l%e2%80%99insegnante-e-lo-scrittore-hanno-proprio-questa-responsabilita-la-responsabilita-della-parola-per-esempio%e2%80%9d","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=3333","title":{"rendered":"L\u2019insegnante e lo scrittore hanno proprio questa responsabilit\u00e0, la responsabilit\u00e0 della parola\u201d"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLa responsabilit\u00e0 a cui penso io \u00e8 quella di Dostoevskj quando disse: \u00abIo mi sento responsabile non appena un uomo posa il suo sguardo su di me\u00bb. Questo tipo di responsabilit\u00e0 fu disattesa ad Auschwitz ed \u00e8 ancora oggi disattesa da molti di noi, perch\u00e9 quel tipo responsabilit\u00e0 che io chiamerei assoluta \u00e8 pre-sociale, pre-morale, pre-giuridica, viene prima di tutti i sistemi e distingue l\u2019uomo dall\u2019animale. L\u2019insegnante e lo scrittore hanno proprio questa responsabilit\u00e0, la responsabilit\u00e0 della parola per esempio\u201d<\/p>\n<p> <a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/er.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/er-225x300.jpg\" alt=\"\" title=\"er\" width=\"225\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3335\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/er-225x300.jpg 225w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/er.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Si fa una gran cosa, quando si riesce a portare la memoria fuori dal terreno della rievocazione, dell\u2019omaggio pi\u00f9 o meno formale, pi\u00f9 o meno doveroso, per far s\u00ec che riguardi davvero la vita di tutti noi. Perch\u00e9 la memoria non deve registrare solo cosa \u00e8 successo, ma come diceva Italo Calvino deve tenere insieme l\u2019impronta del passato e il progetto del futuro. Ed \u00e8 proprio questo che \u00e8 successo al Teatro Dante di Campi Bisenzio, con Eraldo Affinati.<\/p>\n<p>Eraldo ha scritto molti libri importanti, ma questa conversazione non poteva non prendere spunto da Campo del sangue, racconto del suo viaggio da Venezia e Auschwitz, con un bagaglio per niente leggero di ricordi, testimonianze, riflessioni, pagine che contano.<br \/>\nViaggio della memoria, cio\u00e8 viaggio e memoria: due tipi di esperienze che sono anche due modi di alimentare la vita, di accogliere il cambiamento. E cos\u00ec parlare di Campo del sangue \u00e8 stata l\u2019occasione per affrontare i temi da cui non si pu\u00f2 prescindere. La libert\u00e0, la responsabilit\u00e0, il coraggio della scelta\u2026. solo per dirne alcuni.<br \/>\nParafrasando Eraldo Affinati: partire per un viaggio cos\u00ec significa davvero provare a scoprire le notizie sulla specie a cui apparteniamo.<br \/>\nDa un incontro cos\u00ec si ritorna tutti con qualcosa in pi\u00f9.  Per esempio con una bellissima frase di Dostoevskij: \u201cSiamo sempre responsabili di tutto e di tutti, davanti a tutti, e io pi\u00f9 di tutti gli altri\u201d.<\/p>\n<p>Per esempio, con uno straordinario ricordo di Eraldo, che nella vita fa anche l\u2019insegnante. Quando ha ricordato di aver avuto tra i suoi studenti un ragazzo che ostentava svastiche e altri simboli nazisti, e lui non si \u00e8 indignato, non gli ha scaraventato addosso chiss\u00e0 quali rimproveri, ma ha affidato tutto a un libro di Heinrich B\u00f6ll: e quel ragazzo ha letto, ha capito, si \u00e8 appassionato, ha condiviso.<\/p>\n<p>Ma qui si entra in un altro discorso, sul potere dei libri. O almeno di quei libri come carne viva che per una sera sono stati anche un ponte con Eraldo Affinati.<\/p>\n<p>Paolo Ciampi<\/p>\n<p>Paolo Ciampi: Prima del \u201cperch\u00e9\u201d di questo viaggio, ti vorrei chiedere qualcosa sul \u201ccome\u201d. Indichi due requisiti, infatti: viaggiare un poco al di sotto del bisogno e la volont\u00e0 di conquistare un ritardo, magari andando a piedi, accettando questa condizione di assoluta vulnerabilit\u00e0 del camminatore. Perch\u00e9 camminare? Perch\u00e9 accettare il poco in questo viaggio? Era necessario?<\/p>\n<p>Eraldo Affinati: Il \u201ccome\u201d \u00e8 legato anche al \u201ccosa\u201d. Voglio raccontarvi perch\u00e9 feci questo viaggio nel 1995, io che non ero un esperto di campi di concentramento ma un insegnante che per puro caso si era confrontato con questo tema all\u2019inizio, mentre invece c\u2019era dentro di me una radice familiare profonda che col tempo ho capito avermi spinto l\u00ec.<\/p>\n<p>Qual era questa radice? Diciamo che tutto nasce da mio nonno materno, che si chiamava Alfredo Cavina, era un partigiano fucilato dai nazisti il 6 luglio 1944 a Pieve di Quinta, appena fuori Forl\u00ec. Da bambino vedevo la fotografia di questo mio nonno e in fondo non sapevo chi fosse; chiedevo a mia madre ma lei tendeva a rimuovere la figura di suo padre, non voleva darmi una risposta precisa. Poi mano a mano che crescevo mi sono reso conto di quello che era successo: dopo la morte di mio nonno, fucilato assieme ad altri nove ostaggi, mia madre, all\u2019epoca diciassettenne, venne arrestata dai nazisti e imprigionata a Bologna. Ad un certo punto la misero su un vagone che l\u2019avrebbe condotta in Germania. Mia madre non era ebrea, era figlia di questo partigiano e  per questo venne messa su questo treno, non nel vagone piombato ma in uno aperto, anche se sotto la stretta sorveglianza di due SS e di alcune ausiliarie tedesche che la controllavano. Arrivato alla stazione di Udine il treno si ferm\u00f2 per una sosta e lei vide una persona che voleva farla fuggire, cap\u00ec che era un partigiano che aveva compreso la sua situazione e voleva aiutarla, solo che cosa avrebbe potuto fare lei, visto che era imprigionata? Ebbe l\u2019intuizione di chiedere il permesso di scendere all\u2019SS che la sorvegliava per andare a prendere un po\u2019 d\u2019acqua alla fontanella. Nel trambusto che si venne a creare alla stazione per l\u2019arrivo di un treno e la partenza di un altro con le persone che scendevano e che salivano, lei ebbe la prontezza di entrare in mezzo alla folla e il soldato non pot\u00e9 sparare contro tutti. La perse di vista e non appena lei usc\u00ec dalla stazione, l\u2019uomo che le aveva fatto segno la fece montare in bicicletta e lei si salv\u00f2.<\/p>\n<p>Questo era successo il 2 agosto 1944 ed io per sapere questa cosa ho dovuto lavorare molto con mia madre; lei l\u2019aveva proprio nascosta, l\u2019aveva rimossa, non voleva parlarmene. Con gli anni ho compreso che se lei non fosse fuggita n\u00e9 io n\u00e9 mio fratello saremmo nati; probabilmente lei sarebbe stata presa in un campo speciale, a cui era gi\u00e0 stata destinata.<\/p>\n<p>Ho iniziato a leggere libri sui campi di concentramento, mi sono documentato, ho studiato, ho riflettuto per\u00f2 ad un certo punto perch\u00e9 ho fatto questo viaggio? Perch\u00e9 mi sono sentito insufficiente rispetto alle cose che andavo scoprendo nei testi; ho capito che avrei dovuto compiere un gesto, non leggere soltanto, per far s\u00ec che questa mia consapevolezza diventasse chiara anche ai miei occhi. Decisi di compiere questo viaggio, andare da Venezia ad Auschwitz. Tu mi chiedi \u201ccome\u201d: innanzi tutto non da solo. Ho coinvolto due amici in questo percorso che per me \u00e8 stato un percorso difficile perch\u00e9 abbiamo deciso di fare il viaggio a piedi, non in treno, non in aereo.<\/p>\n<p>Abbiamo fatto un percorso che definirei \u201cpovero\u201d partendo da Venezia e seguendo la linea della deportazione italiana: Tarvisio, Austria, Slovacchia e infine Polonia, da Cracovia ad Auschwitz. Abbiamo impiegato circa 20 giorni per arrivare in Polonia e nel corso del viaggio chiedevamo molto a noi stessi, ci scambiavamo opinioni, cercavamo di riflettere sul senso di quello che stavamo facendo. Questo \u00e8 stato il \u201ccome\u201d. E\u2019 stato un viaggio per conquistare quel ritardo a cui facevi riferimento, perch\u00e9 volevamo fare in modo che questo ritardo ci potesse aiutare a capire dentro di noi in che senso eravamo coinvolti in questo viaggio, perch\u00e9 subito compresi che il tema della concentrazione non era soltanto una cosa del passato e questa \u00e8 stata la mia prima intuizione.<\/p>\n<p>Era una cosa che riguarda oggi la mia attivit\u00e0 quotidiana e riguarda tutti noi.<\/p>\n<p>Poi, abbiamo deciso di arrivarci cercando di simulare il percorso dei deportati.<\/p>\n<p>Durante il viaggio \u00e8 come se fossi andato idealmente mano nella mano insieme agli autori che avevo letto: Levi, Borowski, Wiesel, Sempr\u00fan.<\/p>\n<p>Gli scrittori, i testimoni per me sono stati delle guide e quando ho scritto questo diario, una volta tornato a Roma,  mi sono affidato a loro. Nel libro infatti, le parti in corsivo, citazioni dagli scrittori che avevo letto, sono insieme alle mie riflessioni di viaggiatore. Ho cercato, cos\u00ec, di concepire una scrittura che potesse essere  corale perch\u00e9 questo viaggio non l\u2019ho fatto da solo ma ero mano nella mano con gli altri.<\/p>\n<p>Paolo Ciampi:  \u201cCampo del sangue\u201d infatti alterna diario di viaggio e riflessioni etico-politiche, in un genere letterario reso ancor pi\u00f9 singolare dalla straordinaria ricchezza di citazioni relative al tema concentrazionario. Perch\u00e9 la scelta di una tipologia narrativa cos\u00ec ardita ed originale?<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Eraldo Affinati: Di ritorno da Auschwitz non avevo ancora nessuna idea sulla forma che avrebbe dovuto avere \u201cCampo del sangue\u201d. Avrei potuto scrivere senz\u2019altro un romanzo, un diario o un saggio, ma ho subito scartato questi tre generi. Non potevo usare una forma narrativa romanzesca per raccontare un\u2019esperienza cos\u00ec densa di realismo. Il diario l\u2019ho scartato per il timore che potesse attirare l\u2019interesse del lettore soltanto su di me, rendendomi cos\u00ec l\u2019unico oggetto d\u2019attenzione; la composizione saggistica mi sembrava fosse troppo razionale, troppo algida, troppo fredda nel suo ragionamento.<\/p>\n<p>Ho tentato di risolvere tali difficolt\u00e0, intervallando il racconto del mio viaggio ad impressioni del ricordo familiare e a citazioni in corsivo, tratte dagli autori che avevo letto, da Primo Levi a tutti gli altri. Mi \u00e8 sembrato che in questo modo il libro potesse funzionare, perch\u00e9 configurava, a quel punto, un rapporto tra me e gli altri scrittori. \u201cCampo del sangue\u201d ha rappresentato, e rappresenta per me un evento davvero importante. E\u2019 come se questo libro mi chiamasse a render conto di quello che ho fatto, come se mi accorgessi della necessit\u00e0 di raccontare e di comunicare ancora quello che ho visto.<\/p>\n<p>Paolo Ciampi: Tu definisci gli scrittori appena citati come guide; questo \u00e8 veramente un libro popolato di tante altre voci di scrittori che ci hanno raccontato quello che \u00e8 successo e quello che si deve provare ancora oggi rispetto a quello che \u00e8 successo.<\/p>\n<p>In fondo al libro metti anche una preziosa ed utile bibliografia e nel testo scrivi \u201cscorrendo i titoli rivivo una stagione dell\u2019esistenza fatta di luoghi, idee, scoperte umane alla quale sento di essermi legato\u201d.<\/p>\n<p>Questi scrittori sono stati soltanto guide? Cosa hanno prodotto in te? Cosa hanno cambiato in te? Qual \u00e8 stato il senso dell\u2019esperienza di queste letture? si pu\u00f2 andare ad Auschwitz soltanto con i libri o attraverso questi libri o ad un certo punto, bisogna partire ed andare a vedere Auschwitz dal vero?<\/p>\n<p>Eraldo Affinati: Diciamo che i libri sono importanti nel senso che devi comunque conoscere quello che \u00e8 successo e documentarti prima di andare, per\u00f2 ad un certo punto questi libri vanno resi \u201ccarne viva\u201d, vanno realizzati.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 l\u2019insegnamento che personalmente posso aver tratto? Ho cominciato a credere che dobbiamo pensare a un concetto di responsabilit\u00e0 nuova, non soltanto giuridica, quella di cui parla ad esempio Dostoevskj quando scrive: \u00abIo mi sento responsabile non appena un uomo posa il suo sguardo su di me\u00bb. Questo tipo di responsabilit\u00e0 fu disattesa ad Auschwitz ed \u00e8 ancora oggi disattesa da molti di noi, perch\u00e9 quel tipo responsabilit\u00e0 che io chiamerei assoluta \u00e8 pre-sociale, pre-morale, pre-giuridica, viene prima di tutti i sistemi e distingue l\u2019uomo dall\u2019animale. Se tu ti senti responsabile dello sguardo altrui \u00e8 come se tu ti sentissi responsabile anche dei contesti nei quali tu operi, non soltanto della tua professione. A quel punto puoi evitare l\u2019ingiustizia, perch\u00e9 \u00e8 facile reagire quando l\u2019ingiustizia capita a noi ma \u00e8 pi\u00f9 difficile reagire quando l\u2019ingiustizia riguarda un principio che ritieni oltraggiato, quindi qualcosa che non riguarda te stesso ma magari la persona che ti sta vicino o addirittura uno sconosciuto. Ecco la ragione per cui prima dicevo che Auschwitz riguarda l\u2019oggi, non ieri; perch\u00e9 questo tipo di responsabilit\u00e0, che \u00e8 la vera responsabilit\u00e0 umana, l\u00ec non c\u2019\u00e8 stata.<\/p>\n<p>Se oggi riuscissimo a realizzare questo tipo di responsabilit\u00e0 assoluta avremmo realizzato l\u2019unica vera rivoluzione, fra tutte quelle fallite nel Novecento. Possiamo farlo in ogni momento. L\u2019insegnante e lo scrittore hanno proprio questa responsabilit\u00e0, la responsabilit\u00e0 della parola per esempio: io sono un insegnante e come insegnante cerco di mettere in pratica questo tipo di responsabilit\u00e0 perch\u00e9 quando entro in aula e parlo con i ragazzi, mi accorgo e so perfettamente che quello che dico pu\u00f2 incidersi in modo indelebile nella percezione dell\u2019adolescente che ho di fronte. L\u00ec davvero eserciti una responsabilit\u00e0 assoluta.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il vero insegnamento di Auschwitz, di Treblinka, di Sobibor, di Mauthausen. Questa \u00e8 la cosa che riguarda oggi; non \u00e8 soltanto un fatto accaduto tanti anni fa, non \u00e8 soltanto un abominio politico e storico. E\u2019 un elemento antropologico perch\u00e9 i campi di concentramento ci hanno rivelato alcune cose sugli uomini che prima non sapevamo.<\/p>\n<p>Prima sapevamo che l\u2019uomo era cattivo per\u00f2 per la prima volta, ad Auschwitz, sono stati usati dei sistemi tecnologici che prima non c\u2019erano. Si \u00e8 arrivati ad uno sterminio di tipo industriale; si \u00e8 ucciso a catena, come si costruiscono le automobili. La specificit\u00e0 della Shoah \u00e8 questa, il sistema tecnologico, amministrativo, industriale che \u00e8 stato messo in atto. E questo \u00e8 l\u2019elemento inaudito.<\/p>\n<p>Quello che accadeva all\u2019interno delle baracche non lo sapremo mai; Primo Levi ha scritto nel suo ultimo libro \u201cI sommersi e i salvati\u201d che la storia noi la sappiamo dai salvati, ma i sommersi, coloro che non possono parlare, non sappiamo quello che veramente hanno vissuto. Sono loro che avrebbero potuto raccontarci questa storia. Noi siamo sempre sulla memoria dei salvati e oggi stanno per morire gli ultimi testimoni; per motivi anagrafici tra qualche anno non avremo pi\u00f9 la persona che ti mostra il numero tatuato sul suo braccio e quando non avremo pi\u00f9 quei testimoni rimarremo solo noi, coloro che sono venuti dopo: ecco perch\u00e9 \u00e8 decisivo per noi consegnare il testimone alle generazioni che vengono dopo. Se non facciamo questo, fra 50 o 100 anni Auschwitz sar\u00e0 probabilmente quello che oggi \u00e8 Rapa Nui, l\u2019Isola di Pasqua, ossia un insieme di resti archeologici su cui gli studiosi ancora si affannano a discutere.<\/p>\n<p>Ho conosciuto personalmente il pi\u00f9 grande revisionista della storia, David Irving, e mi ha fatto un\u2019 impressione incredibile vedere questo grande revisionista che nega l\u2019esistenza dei campi di concentramento e l\u2019entit\u00e0 della Shoah. Sono stato a Londra nella sua casa ed ho visto sul suo computer che arrivavano finanziamenti da tutto il mondo per sostenere le sue idee revisioniste e quello mi ha fatto capire che ogni generazione ricomincia da capo, per cui \u00e8 importantissimo che chi viene dopo di noi rifaccia questo percorso di consapevolezza che io nel mio piccolo ho fatto, perch\u00e9 prima non sapevo niente ma mi sono documentato e ho cercato di capire cos\u2019era successo.<\/p>\n<p>In qualche modo io ero chiamato in causa ma credo che tutti dovremmo sentirci chiamati in causa; non \u00e8 un problema dei tedeschi, degli italiani perch\u00e9 tutti i popoli collaborarono. Se non ci fossero stati gli ucraini, i lituani, gli italiani, i collaborazionisti, i nazisti non avrebbero mai potuto fare quello che hanno fatto, in quella proporzione.<\/p>\n<p>Paolo Ciampi: A proposito della questione della scomparsa dei testimoni: come si fa a trasmettere la memoria dopo che gli ultimi testimoni sono scomparsi? Ci vogliono libri come il tuo, viaggi come questo, esperienze?<\/p>\n<p>Eraldo Affinati: Vanno messe in azione le menti umane, creare una vegetazione sociale propizia per prendere coscienza di quello che \u00e8 accaduto. Ma il processo di consapevolezza \u00e8 individuale perch\u00e9 quando si arriva davanti al campo e si vedono fisicamente i meccanismi dello sterminio ognuno di noi reagisce a modo suo perch\u00e9 ognuno di noi mette alla prova le proprie certezze religiose, morali, politiche, intellettuali. Ognuno di noi si sente chiamato in causa ma questo confronto \u00e8 importantissimo; non si pu\u00f2 dire \u201cbisogna fare cos\u00ec\u201d perch\u00e9 ognuno di noi \u00e8 diverso dall\u2019altro e pu\u00f2 reagire in modo diverso.<\/p>\n<p>Credo che sia molto importante dare la domanda prima ancora che la risposta, perch\u00e9 se tu non ti poni domande non avrai mai nessuna risposta, ma la vera risposta sta nell\u2019intensit\u00e0 della domanda: tanto pi\u00f9 forte sar\u00e0 la tua domanda, tanto pi\u00f9 forte potr\u00e0 essere la tua risposta. Quando vai l\u00ec, vedi quello che \u00e8 successo e ti chiedi come sia stato possibile, ti senti veramente toccato, quello \u00e8 il momento importante in cui si apre lo spazio magnetico dentro di te e puoi dare il tuo contributo. Va creato questo percorso che per\u00f2 deve essere individuale e soggettivo, perch\u00e9 solo cos\u00ec ti pu\u00f2 toccare veramente.<\/p>\n<p>Paolo Ciampi: Questo libro \u00e8 un continuo salto di tempo, di voci, \u00e8 veramente un libro corale. Se fosse un film lo immaginerei con un montaggio molto rapido, molto secco, con la telecamera che cambia continuamente inquadratura. All\u2019interno di questi passaggi rapidi ci sono molte citazioni; ad un certo punto richiami Malinowski, l\u2019antropologo. Un uomo che \u00e8 andato a studiare le popolazioni del Pacifico, della Nuova Guinea e dici: \u201cCredo di essere diretto ad Auschwitz con lo stesso obiettivo che aveva Malinowski quando si rec\u00f2 tra gli indigeni della Nuova Guinea. Scoprire le notizie sulla specie a cui appartengo\u201d. Hai realizzato questa missione? Quali notizie hai riportato da questo viaggio?<\/p>\n<p>Eraldo Affinati: Notizie poco rassicuranti perch\u00e9 la natura umana \u00e8 una natura pericolosa, inutile illudersi del contrario. Del resto lo stesso Primo Levi nel concetto di \u201czona grigia\u201d ce l\u2019ha spiegato con chiarezza quando ci ha detto che non si possono dividere chirurgicamente i buoni dai cattivi, c\u2019\u00e8 sempre la zona grigia che unisce le vittime e i carnefici, ed \u00e8 quella dimensione in cui tutti noi viviamo. Il male assoluto magari non esiste per\u00f2 esiste la zona grigia, quel momento in cui ognuno di noi potrebbe scegliere tra bene e male e spesso si trova in una dimensione di compromissione. Lui stesso diceva che quando rubava il pane del deportato entrava nella zona grigia e detto da chi si trovava nella condizione di dover sopravvivere fa impressione il rigore morale che applicava su se stesso.<\/p>\n<p>La natura umana \u00e8 pericolosa e, soprattutto in certi momenti storici con la dittatura, il totalitarismo, possono emergere in noi, persone ordinarie, alcuni elementi ferini. Quello che colpisce nella Shoah \u00e8 che i carnefici non erano persone sadiche, speciali, diverse da noi; se fossero state cos\u00ec oggi potremmo dire che \u00e8 una cosa che non ci riguarda, perch\u00e9 non siamo cos\u00ec. Invece, purtroppo, il grande massacro \u00e8 stato compiuto da persone ordinarie, persone che facevano mestieri qualsiasi, che aprirono e chiusero una parentesi nella loro vita durante la guerra e che pretendevano di tornare normalmente alla vita che avevano svolto prima della guerra.<\/p>\n<p>Questo ci fa capire che esiste nella natura umana qualcosa di veramente pericoloso, per\u00f2 aggiungo anche che ci sono elementi positivi cio\u00e8 persone capaci di testimoniare qualcosa di realmente positivo, come padre Kolbe, un eroe. Oppure anche episodi che hanno avuto come protagonisti persone semplici.<\/p>\n<p>Lo scrittore Robert Antelme ricord\u00f2 nel libro \u201cLa specie umana\u201d un episodio che gli capit\u00f2; lui era un deportato e si trov\u00f2 ad avere un rapporto di amicizia con un civile tedesco che lavorava all\u2019interno del lager. Questo civile non era un SS, non era un soldato, per\u00f2 lavorava nel lager e di nascosto strinse la mano al deportato Antelme; se l\u2019SS avesse visto questo gesto di solidariet\u00e0, di fraternit\u00e0 il civile tedesco sarebbe stato portato immediatamente dall\u2019altra parte del reticolato. Quell\u2019uomo rischi\u00f2 moltissimo a compiere quel gesto e Antelme scrivendo molto tempo dopo \u201cLa specie umana\u201d disse che per lui il ricordo di quel tedesco che volle dargli segno di fratellanza butt\u00f2 gi\u00f9 tutti i reticolati, tutte le camere a gas, perch\u00e9 gli dette conferma che ci pu\u00f2 essere ragione della speranza in un singolo uomo. E questi piccoli episodi ci sono stati nei lager; certo non erano frequenti ma c\u2019era sempre la possibilit\u00e0 di poter marcare una differenza.<\/p>\n<p>C\u2019erano anche i cosiddetti fucilatori di professione, coloro che dovevano fucilare e basta, e per tanti anni abbiamo pensato che fossero obbligati a farlo, invece alcuni studiosi americani ci hanno dimostrato che se qualcuno si fosse rifiutato non gli sarebbe successo niente. Infatti, a quei due o tre che lo fecero dicendo di non poterlo fare perch\u00e9 i soldati uccidono i nemici ma non gli uomini inermi, non venne fatto nulla, vennero destituiti e portati su un altro fronte. Questo lo dico perch\u00e9 c\u2019\u00e8 sempre la possibilit\u00e0 di riuscire ad operare una scelta, anche quando sembra impossibile.<\/p>\n<p>Io ho scritto un altro libro, dedicato a Dietrich Bonhoeffer, un teologo protestante che fu fatto impiccare da Hitler pochi giorni prima della fine della guerra. Il suo \u00e8 un altro esempio di un uomo che si \u00e8 contrapposto a Hitler da cristiano ed \u00e8 riuscito ad assumere una posizione militante, infatti \u00e8 considerato il padre spirituale dell\u2019attentato ad Hitler del 20 luglio 1944, quando Von Stauffenberg mise una carica di dinamite sotto il tavolo di Hitler nel tentativo di ucciderlo ma fall\u00ec; uno degli ideatori fu proprio Bonhoeffer. Quello \u00e8 un altro esempio di un uomo che da tedesco \u00e8 riuscito a contrapporsi, anche se fece una brutta fine.<\/p>\n<p>Paolo Ciampi: La lettura del brano in cui parli di Padre Kolbe \u00e8 molto potente e non sai se \u00e8 pi\u00f9 forte il senso di ammirazione per queste figure o il senso di impotenza, orrore per tutto quello che \u00e8 successo. In questo libro ti poni molte volte la domanda su come sia stato possibile, come mai siamo arrivati a questo. Qualcosa ci hai gi\u00e0 detto, anche parlando della \u201cbanalit\u00e0 del male\u201d, e ti chiedo se sei riuscito a tornare da questo viaggio con qualche elemento in pi\u00f9 di risposta, sei stato in grado di tornare con qualche frammento in pi\u00f9 di spiegazione a questo che non so se definire male assoluto?<\/p>\n<p>Eraldo Affinati: Diciamo che le ragioni storiche non mi hanno soddisfatto, nel senso che \u00e8 chiaro che tutti noi sappiamo quali sono state le radici del nazismo ma mi restava sempre qualcosa di inespresso, misterioso e, ripeto, l\u2019abominio che hanno perpetrato i popoli europei, non solo i tedeschi, negli anni Quaranta, resta qualcosa che ti fa capire che l\u2019uomo davvero \u00e8 un essere pericoloso e quindi quello che mi sono portato dietro da Auschwitz \u00e8 stata una spinta verso il fare concreto.<\/p>\n<p>Pensavo che una volta finito questo libro, uscito ormai nel 1997, avrei chiuso i conti, come se avessi vuotato il sacco. In effetti \u00e8 stato per me una stagione di lavoro, di studio, non solo un viaggio. Poi per\u00f2 con gli anni ho capito che questo libro non era finito, era tipograficamente terminato ma mi chiamava a continui appuntamenti. L\u2019ho presentato in Francia, in Germania a Berlino, parlando ad una platea di tedeschi e ricordo che quando parlavo e avevo di fronte due o tre generazioni c\u2019era come un tab\u00f9. Stavamo in Potsdamer Platz, vicino al luogo da cui Hitler si affacciava e ad un certo punto mi sono reso conto che questo libro continuava a crescere fuori e dentro di me, nel senso che anche la mia attivit\u00e0 quotidiana di insegnante tante volte mi ha portato a mettermi in gioco proprio su questi temi. Ho avuto dei ragazzi naziskin in classe e ricordo questo ragazzo con lo zaino con le svastiche sopra e come l\u2019ho affrontato? L\u2019ho semplicemente informato, ho cercato di raccontargli innanzitutto il senso che quei simboli avevano e poi ricordo di avergli dato da leggere \u201cIl treno era in orario\u201d di Heinrich B\u00f6ll, la storia di un giovane tedesco della Wehrmacht che si trova sul fronte russo e capisce il nazismo andando a combattere. Quando questo ragazzo torn\u00f2 dopo aver letto il libro ricordo che era entusiasta, non me lo tir\u00f2 addosso come mi aspettavo ma lo raccont\u00f2 ai suoi compagni scrivendo alla lavagna i nomi dei personaggi, le sequenze tematiche ed io ero ammirato.<\/p>\n<p>Ad un certo punto mi resi conto che usava quei simboli come se fossero dei tatuaggi, graffiti in metropolitana e cercava di provocare in noi una reazione. Compresi che aveva una forma di fragilit\u00e0 interiore, un\u2019 insicurezza, un senso di smarrimento e cercava di nascondere tutto questo con l\u2019esibizione di questi simboli che aveva visto. Erano simboli scottanti, clamorosi e quindi ideali a suscitare una reazione vitale nelle persone che incrociava.<\/p>\n<p>Dopo \u00e8 cambiato e mi sono reso conto del potere della letteratura perch\u00e9 questo libro lo ha cambiato ma mi ha fatto anche capire il lavoro che va fatto giorno per giorno, continuamente perch\u00e9 i ragazzi che l\u2019altro giorno a Roma hanno assalito i bengalesi alla Magliana non \u00e8 che si siano mossi in modo diverso; si sono mossi con lo stesso atteggiamento con cui si muovevano le squadre hitleriane. Per cui \u00e8 presente nell\u2019uomo quella paura, quell\u2019insicurezza che pu\u00f2 produrre l\u2019arroganza, la violenza e la sopraffazione; perch\u00e9 se tu ti senti insicuro tendi a reagire a chi vedi diverso da te, se tu invece ti sentissi sicuro, se la tua identit\u00e0 fosse certa, non avresti paura di confrontarti con gli altri. Ti sentiresti arricchito da loro. E\u2019 quando c\u2019\u00e8 questo tarlo di insicurezza che nasce quel vuoto da cui possono germinare queste mostruosit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 mi sentivo insoddisfatto dal punto di vista storico, perch\u00e9 capivo che era un meccanismo antropologico. Ecco la ragione perch\u00e9 il mio sguardo non \u00e8 solo politico, perch\u00e9 sono cose che possono continuare e vanno avanti ancora oggi.<\/p>\n<p>Il razzismo \u00e8 un impulso irrazionale che poi viene strutturato razionalmente con piani precisi; \u00e8 proprio questo impulso irrazionale che va combattuto al fine di evitare la pianificazione razionale.<\/p>\n<p>Paolo Ciampi: Al tuo arrivo ad Auschwitz quali sono state le emozioni provate? Hai provato l\u2019inadeguatezza della parola per descriverle?<\/p>\n<p>Eraldo Affinati: Mi ricordo dell\u2019avvicinarsi al lager in una Polonia che sembrava quella degli anni Quaranta. Sembrava di essere giunti alla fine della civilt\u00e0 industriale.<\/p>\n<p>Scesi dal treno abbiamo proseguito a piedi e percorrendo quel sentiero ho avuto l\u2019impressione di essere giunto finalmente dove volevo. Come sapevano i greci, si scopre solo quello che gi\u00e0 conosciamo, si parte sempre per ritornare. Raccogliamo il testimone di chi ci ha preceduto facendo s\u00ec che l\u2019illusione del senso non vada smarrita.<\/p>\n<p>Io e gli amici avevamo deciso di comune accordo che ognuno di noi si sarebbe recato nel campo da solo,  cercavamo l\u2019ultima risonanza interiore, perch\u00e9 questa esperienza implica ripensamenti su tutte le proprie certezze.<\/p>\n<p>Quello che ho capito \u00e8 che non si deva andare l\u00e0 per trovare soluzioni; anzi, molte volte si aprono delle ferite.<\/p>\n<p>Ad un certo punto della visita al campo ho sentito tutta la babele di voci che mi ero portato dietro, ho rievocato tutti gli autori cari ed ho compreso che i concetti di responsabilit\u00e0, libert\u00e0 e coscienza ruotano attorno a quello della memoria.<\/p>\n<p>Da qui anche l\u2019importanza della scoperta delle proprie radici. Ho capito che se uno va indietro, va a cercare la propria storia e tocca le proprie radici, si accorge che queste radici non sono soltanto sue ma si intrecciano a quelle di tutti gli altri, proprio come una pianta.<\/p>\n<p>Se tocchi le tue radici \u00e8 come se facessi vibrare tutta la pianta e conquistassi una coralit\u00e0, nel senso di unione: far vibrare la tua radice, che pu\u00f2 sembrarti solo personale, in realt\u00e0 fa vibrare anche le altre radici. E\u2019 questa connessione di radici umane che ho capito essere realmente importante.<\/p>\n<p>Tags: Auschwitz, Campo del Sangue, Eraldo Affinati, Nazismo, Olocausto, Paolo Ciampi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa responsabilit\u00e0 a cui penso io \u00e8 quella di Dostoevskj quando disse: \u00abIo mi sento responsabile non appena un uomo posa il suo sguardo su di me\u00bb. Questo tipo di responsabilit\u00e0 fu disattesa ad Auschwitz ed \u00e8 ancora oggi disattesa da molti di noi, perch\u00e9 quel tipo responsabilit\u00e0 che io chiamerei assoluta \u00e8 pre-sociale, pre-morale, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,8],"tags":[],"class_list":["post-3333","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-attualita","category-letteratura-e-teatro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3333","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3333"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3333\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3337,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3333\/revisions\/3337"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3333"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3333"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3333"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}