{"id":3589,"date":"2015-03-18T07:26:04","date_gmt":"2015-03-18T07:26:04","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=3589"},"modified":"2015-03-25T16:15:54","modified_gmt":"2015-03-25T16:15:54","slug":"la-persona-rinasce-in-un-incontro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=3589","title":{"rendered":"La persona rinasce in un incontro"},"content":{"rendered":"<p>Ho appreso della morte di <strong>don Giacomo Tantardini<\/strong>, (19 aprile 2012, manca un mese al terzo anniversario)  alla mostra <strong>Pasolini<\/strong> a Casa Testori.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/pas-test.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/pas-test-300x184.jpg\" alt=\"\" title=\"pas test\" width=\"300\" height=\"184\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3592\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/pas-test-300x184.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/pas-test.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p> Ero davanti al pannello con le bellissime parole di <strong>Giovanni Testori<\/strong> sulla morte di PPP (quarant\u2019anni fa), mentre scorreva il video della sua ultima intervista sulle dune di Sabaudia, dove con forza (e anche disperata dolcezza) Pasolini riassumeva la sua idea di genocidio delle culture della diversit\u00e0, nella grande omologazione consumistica, una forma di potere pi\u00f9 capillare e violenta di quella nazista. Quella che chiamava lui stesso la litania degli ultimi anni, descriveva questo genocidio soprattutto nei giovani. A cominciare dai volti: grigi, meschini, sempre bassi, senza luce, incapaci di un linguaggio originale ,( balbettano appena, non sanno pi\u00f9 parlare), descrivendone, innanzitutto l\u2019infelicit\u00e0, l\u2019incapacit\u00e0 di desiderare qualcosa all\u2019infuori dei modelli consumistici, uguali per tutti, dal pariolino al sottoproletario.<br \/>\nParlava della mia generazione. Magari con qualche anno di pi\u00f9, come <strong>Gianni Dess\u00ec<\/strong>, come <strong>Rocco Auciello<\/strong>.<br \/>\nDa sempre la modalit\u00e0 dell\u2019incontro, specie con i giovani, per Pasolini e Testori era il centro di una pedagogia: in qualche modo anche teorizzata da Pasolini (Le lettere a Gennariello in Lettere luterane), spontanea e naturale in Testori.<br \/>\nLa persona rinasce solo in un incontro (vedi post del 27 febbraio). Non so quanto Pasolini avesse visto giusto in quella sua apocalittica visione: sicuramente, per ogni epoca, le sue parole sono di monito, tornano al cuore della vicenda umana: il desiderio, la felicit\u00e0, una antropologia capace di mettersi al servizio degli emarginati.<br \/>\nNella generazione che descrive, quella nata nella seconda met\u00e0 degli anni Cinquanta e poi trasmessa ai pi\u00f9 piccoli, un incontro nuovo accade. Proprio dentro le aule universitarie. Don Giacomo ha indicato un luogo e un tempo preciso, un seminario a Lettere e Filosofia, nel 1978. Il germe che fiorisce, nato negli ultimi anni di Pasolini. Di questo, fino alla scomparsa, 25 marzo 2014, si nutre la poesia di Rocco Auciello, anche in quella ricostruzione lucida, un poemetto in prosa, Memorie di un \u2018900, alla fine di La poesia sar\u00e0 nelle strade, proprio negli anni della Roma di Pasolini, dal famoso episodio di Valle Giulia, fino a quell\u2019incontro.<br \/>\nE\u2019 commovente allora leggere queste parole di Gianni Dess\u00ec  (il promotore di quel seminario a Lettere e Filosofia di cui sempre ha fatto riferimento don Giacomo, raccontato in una pagina di Occhi, occhiali e Paradiso in cui vi scorgeva quel nuovo inizio) che descrivono, parlando della poesia di Rocco, quell\u2019incontro:<\/p>\n<blockquote><p>\nQueste poche  osservazioni sulle poesie  di Rocco Auciello hanno un\u2019origine, una ragione che vorrei dire subito.<br \/>\nDa qualche anno insegno storia del pensiero politico, ma gi\u00e0  molti anni fa , quando come matricola  nella facolt\u00e0 di Lettere dell\u2019Universit\u00e0 La Sapienza, ho conosciuto Rocco i miei interessi erano pi\u00f9 di carattere filosofico e politico che poetico . D\u2019altra parte quando fu pubblicata la raccolta di poesie Angelo, nel 1995, Rocco mi invit\u00f2  a dire qualcosa in una delle presentazioni del suo libro.<br \/>\nDi fronte all\u2019invito di  Fabio Pierangeli  a partecipare a questo numero della sua rivista, la prima questione che mi sono posto \u00e8 a quale titolo avrei potuto intervenire in un contesto che dal punto di vista della competenza e del percorso di studio certamente non \u00e8 il mio.<br \/>\nMi \u00e8 immediatamente venuta alla mente  la presentazione del 1995, perch\u00e9 anche in quella occasione mi ero rivolto  la stessa domanda.<br \/>\nCredo  che allora Rocco mi avesse invitato molto semplicemente per amicizia. Un\u2019 amicizia alla quale tenevamo entrambi, alla quale mi riferisco ancora oggi, che aveva due precise caratteristiche.  La prima, nel senso pi\u00f9 ampio possibile,  era una comune curiosit\u00e0, un\u2019apertura nei confronti della realt\u00e0 in tutte le sue forme, dalle diverse esistenze di persone che potevamo avere conosciuto  alle questioni politiche e sociali. La seconda era  un\u2019attrattiva che entrambi vivevamo  nei confronti di alcune persone cristiane che avevamo incontrato e la  voglia di prendere sul serio la prospettiva di esistenza che queste comunicavano. Una curiosit\u00e0 per la vita, nelle sue pi\u00f9 diverse espressioni; un\u2019ipotesi di esistenza affascinante e positiva nella quale ci eravamo imbattuti: queste erano le caratteristiche che rendevamo per me preziosa l\u2019amicizia con Rocco, tra l\u2019altro fuori da ogni schema e da ogni forma di meccanicit\u00e0.<br \/>\nA partire da questi semplici fatti lessi le sue poesie molti anni fa; a partire da essi  sono tornato a leggerle in questi giorni.<br \/>\nLa curiosit\u00e0 di Rocco  si muove per una percezione positiva della realt\u00e0: questo \u00e8 un elemento presente in molte poesie e in modo pi\u00f9 esplicito nella parte finale del volume La poesia sar\u00e0 nelle strade, Memorie di un \u201c900\u201d . Proprio questo elemento, una curiosit\u00e0  mossa da una percezione positiva della realt\u00e0, a me fa pensare ad un altro possibile titolo, Memorie di un altro \u201c900\u201d. La descrizione della generazione che rifiutava la \u201croba\u201d verghiana, che credeva  che la ribellione fosse un dovere, quella  dei \u201cVent\u2019anni per sempre, vivi o morti\u201d era quella di Rocco, qualche anno pi\u00f9 grande di me. Quella generazione, come viene  raccontato,  \u00e8 stata  anche quella dell\u2019arrivo dell\u2019eroina, delle ideologie che chiudevano alla realt\u00e0, della violenza: nei libri di Rocco, nella sua esistenza come per miracolo, \u00e8 restata  viva  l\u2019apertura, la positivit\u00e0, la rottura degli schemi. Leggendo le poesie ho avuto l\u2019impressione che egli abbia mantenuto quell\u2019elemento di novit\u00e0, di intelligenza, di ricerca di autenticit\u00e0 che ha segnato la sua generazione evitando le chiusure, la violenza che per molti \u00e8 prevalsa. Anzi, come se le poesie pi\u00f9 recenti riaffermassero con forza maggiore questa apertura e questa curiosit\u00e0 positiva. Come scrive nella lirica 166 de La poesia sar\u00e0 nelle strade<br \/>\n\u201cPi\u00f9 il bagaglio \u00e8 piccolo e essenziale, pi\u00f9 lo sguardo \u00e8 libero<br \/>\ne leggero, non preoccupato di s\u00e9 della \u2018tua\u2019 roba, dei tuoi<br \/>\npensieri. Si gusta per l\u2019intero universo, aperti a tutto,alle<br \/>\nvariazioni, al nuovo. Perch\u00e9 dietro l\u2019angolo tutto si dipana<br \/>\nverso l\u2019infinito, ogni particolare \u00e8 denso di verit\u00e0. Non c\u2019\u00e8<br \/>\nbisogno di macchine fotografiche , cineprese ingombranti.<br \/>\nBasta un po\u2019 di memoria a custodire, ad ampliare. Poco<br \/>\nchiasso, il silenzio \u00e8 il migliore amico. Ogni cosa cos\u00ec cambia.<br \/>\nE se e quando si ritorna, \u00e8 una nuova festa del vivere!\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p>( tratto da Una curiosit\u00e0  mossa da una percezione positiva della realt\u00e0<br \/>\ndi Gianni Dess\u00ec (docente di Storia del Pensiero Politico, Universit\u00e0 di Roma-Tor Vergata), \u00abMosaico italiano\u00bb, Marzo 2015).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho appreso della morte di don Giacomo Tantardini, (19 aprile 2012, manca un mese al terzo anniversario) alla mostra Pasolini a Casa Testori. 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