{"id":3786,"date":"2015-06-21T14:54:02","date_gmt":"2015-06-21T14:54:02","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=3786"},"modified":"2015-06-21T14:54:15","modified_gmt":"2015-06-21T14:54:15","slug":"%c2%abcome-ce-l%e2%80%99ho-fatta-io-possono-farcela-anche-loro-a-riscattarsi%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=3786","title":{"rendered":"\u00abCome ce l\u2019ho fatta io possono farcela anche loro a riscattarsi\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/reb.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/reb.jpg\" alt=\"\" title=\"reb\" width=\"170\" height=\"252\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3788\" \/><\/a><\/p>\n<blockquote><p>\n\u00abIl carcere \u00e8 in sostanza limitazione di spazio compensata da eccesso di tempo:<br \/>\nper un detenuto queste due caratteristiche sono palpabili. Non c\u2019\u00e8 da<br \/>\nsorprendersi se tale rapporto \u2013 che riecheggia la situazione dell\u2019uomo nell\u2019universo<br \/>\n\u2013 ha reso la carcerazione metafora integrale della metafisica cristiana<br \/>\ncome anche quasi la levatrice della letteratura. Per quanto riguarda la letteratura<br \/>\nci\u00f2 \u00e8 logico, in un certo senso, dato che essa \u00e8 in primo luogo una traduzione<br \/>\ndelle verit\u00e0 metafisiche in un determinato linguaggio\u00bb (Josif Brodskij,<br \/>\nintroduzione a Scrittori dal carcere, Feltrinelli, 2008).<br \/>\nL\u2019eccesso di tempo di cui parla Brodskij, in un senso universale e metafisico,<br \/>\nha i suoi risvolti concreti nella vita quotidiana del detenuto, quali<br \/>\nche siano le sue condizioni nel carcere, di cui, purtroppo, sentiamo parlare<br \/>\nquasi esclusivamente in negativo per l\u2019inumano sovraffollamento, pi\u00f9 volte<br \/>\ndenunciato dalla Comunit\u00e0 Europea, dalle associazioni operanti negli istituti<br \/>\ndi pena, da papa Francesco, intervenuto autorevolmente anche sul tema<br \/>\ndell\u2019ergastolo, definita una lenta morte, e sulla possibilit\u00e0, al fine di un\u2019autentica<br \/>\nripresa della dignit\u00e0 umana, di pene alternative.<br \/>\nUn monito ai legislatori e ai responsabili delle istituzioni carcerarie non<br \/>\nsolo teorico, ma contrassegnato dal cristiano esempio del perdono, con le<br \/>\nripetute visite ai detenuti e con il gesto commovente e umile di lavargli i piedi<br \/>\nin occasione della Messa in Coena Domini.<br \/>\nRiempire positivamente il \u00abvuoto del tempo dilatato\u00bb con la bellezza della<br \/>\nlettura e dello studio, e non con i racconti provenienti dalla cultura del<br \/>\ncrimine, pu\u00f2 essere determinante, se il detenuto \u00e8 disposto ad una riflessione<br \/>\naperta al cambiamento e alla richiesta di perdono, umano, religioso e civile.<br \/>\nAll\u2019esperienza di studio e di cultura in carcere, ormai presente in molti<br \/>\nistituti penali, con le eccellenze di Rebibbia e di alcune realt\u00e0 della Toscana, si<br \/>\nlegano i tre testi della collana di Universitalia editrice sotto la sigla del romanzo<br \/>\ncarcerario di Jack London Il vagabondo delle stelle.<br \/>\nIl primo volume, miscellaneo, a firma dei tutor del progetto teledidattica in<br \/>\ncarcere Rebibbia-Tor Vergata, dal titolo emblematico, Afferrare le redini di una<br \/>\nvita nuova (2014), unisce interventi critici sulla letteratura storicizzata in carcere<br \/>\n(Pavese, ad esempio), interviste ad operatori del settore, ad una seconda parte<br \/>\nantologica proveniente dai laboratori di scrittura svoltisi nel corso degli studi<br \/>\nuniversitari di Rebibbia.<br \/>\nCos\u00ec i detenuti esprimono la loro gratitudine alla responsabile del progetto,<br \/>\nla docente di Storia moderna di Tor Vergata, Marina Formica, in una<br \/>\nlettera pubblicata nel volume:<br \/>\n\u00abLa condizione stessa della nostra detenzione \u00e8 cambiata radicalmente, gli argomenti<br \/>\ndi conversazione sono cambiati, gli approfondimenti relativi alle materie da<br \/>\nnoi affrontate hanno permesso un allargamento degli spazi intellettuali che precedentemente<br \/>\nrientravano nell\u2019alveo della quotidianit\u00e0. Il rapportarsi con il personale<br \/>\ndel tutoraggio, quello docente e quello degli assistenti sociali ed educatori, ha<br \/>\nreso il nostro percorso pi\u00f9 completo e spesso chiarificatori su determinati argomenti<br \/>\nprima ignorati. [&#8230;]<br \/>\nSiamo fiduciosi che le autorit\u00e0 preposte estendano questo progetto anche ad<br \/>\naltre carceri affinch\u00e9 la condizione del detenuto possa cambiare e la cultura possa<br \/>\neffettuare quei mutamenti fondamentali per avere una visione del mondo e della<br \/>\nvita completamente diversi. Che ognuno abbia la possibilit\u00e0 di crescere e di prendere<br \/>\ncoscienza di eventuali errori commessi nel passato, allo stesso tempo di avere la<br \/>\npossibilit\u00e0 di rientrare nel tessuto sociale come uomo nuovo, con altri orizzonti<br \/>\ne pi\u00f9 consapevolezze che solo attraverso la cultura \u00e8 possibile raggiungere.<br \/>\nCome l\u2019Araba Fenice, vorremmo poter ricostruire dalle ceneri delle nostre<br \/>\nvite un futuro nuovo per noi e le nostre famiglie, un futuro in rispetto dei nostri<br \/>\nsimili e delle istituzioni. Vi ringraziamo dal profondo del cuore per questa<br \/>\ngrande opportunit\u00e0 che oltre a cambiare le condizioni di vita di noi detenuti<br \/>\nha cambiato il nostro stesso modo di vedere e affrontare la vita. Eraclito scrisse:<br \/>\n\u201cSe non speri l\u2019insperato non lo troverai&#8230;\u201d. Voi avete fatto s\u00ec che l\u2019insperato si<br \/>\nmaterializzasse\u00bb. I detenuti della C.C. di Rebibbia del reparto G12 A.S. del progetto<br \/>\nUniversit\u00e0 in carcere.<br \/>\nGli altri due libri della collana intrecciano esperienze di studiosi con testimonianze<br \/>\ndirette: sulla pluralit\u00e0 religiosa in carcere in Valeria Fabretti, Le<br \/>\ndifferenze religiose in carcere.<br \/>\nLeggiamo dall\u2019introduzione: \u00abIl tema del riconoscimento, rispetto e soddisfacimento<br \/>\ndei bisogni dei detenuti legati alla pratica della propria religione<br \/>\ne dunque al loro diritto al culto trova qui una prima collocazione come tassello<br \/>\ndel quadro, appunto, di diritti di cui il nostro sistema carcerario deve<br \/>\nfarsi carico, [&#8230;] il tema dell\u2019assistenza religiosa in carcere appare d\u2019importanza<br \/>\ncruciale anche se posto attraverso altre chiavi di lettura. Se, come qui<br \/>\nsi assume, le carceri riflettono in modo significativo dinamiche proprie della<br \/>\nsociet\u00e0 nel suo insieme, in un contesto multiculturale e multireligioso come \u00e8<br \/>\ndestinato a essere sempre pi\u00f9 anche quello italiano, si pone evidentemente la<br \/>\nquestione dell\u2019eguale rispetto dovuto alle diverse confessioni religiose \u201cdietro<br \/>\nle sbarre\u201d e dell\u2019adozione di servizi di assistenza in grado di intercettare questa<br \/>\npluralit\u00e0\u00bb.<br \/>\nNel marzo 2015 esce il terzo volume della collana, Il sole e le stelle nel<br \/>\nnido di Rebibbia, a cura di Elena Zizioli e Antonella Cristofaro, con l\u2019antologia<br \/>\ndelle favole raccontate da alcune detenute ai loro bambini, costretti,<br \/>\nper necessit\u00e0, a vivere nel carcere fino a tre anni, come prescritto dalla Legge<br \/>\nvigente.<br \/>\nCome scrive la Zizioli (pedagogista, docente a Roma Tre, autrice di due<br \/>\naltri volumi di carattere scientifico sul carcere, il primo, sempre con la Cristofaro<br \/>\nstrettamente correlato, La raccolte delle rose. Donne recluse libere di<br \/>\nraccontarsi, Anicia, 2014, l\u2019altro, dal titolo emblematico sulla cultura e lo<br \/>\nstudio in carcere Essere di pi\u00f9. Quando il tempo della pena diventa il tempo<br \/>\ndell\u2019apprendere, Le Lettere, 2014), oscilla tra i venti e i quaranta il numero dei<br \/>\nbambini che vivono accanto alle loro madri in carcere; la pi\u00f9 recente ricerca<br \/>\nne fissa il numero a ventotto. Nella casa circondariale di Rebibbia sono una<br \/>\ndozzina.<br \/>\nL\u2019istituto penitenziale deve allora munirsi di appositi asili nido che \u00absi<br \/>\nconfigurano come luoghi protetti dove la relazione madre bambino deve essere<br \/>\ntutelata e favorita; spazi, dunque, dove le stesse madri possono provvedere<br \/>\nalla cura e all\u2019assistenza dei loro bambini\u00bb.<br \/>\nLa Cristofaro, con una suggestiva narrazione, in equilibrio tra favola e<br \/>\nrealt\u00e0 dura, difficile, di indubbia sofferenza, ci introduce nell\u2019asilo nido, comunque<br \/>\nsegnata dall\u2019amore creaturale: \u00abPoi \u00e8 emerso il vocio dei bambini e<br \/>\nl\u2019immagine \u00e8 entrata in movimento: una donna africana stringeva tra le braccia<br \/>\nil suo bimbo, un\u2019italiana spingeva un passeggino, un francesino giocava<br \/>\ncon la narice della sua mamma e, infine, i gemelloni delle romn\u00ec\u00e0 hanno<br \/>\ndanzato nell\u2019aria e tutti i corpi sono diventati culle [&#8230;]. Come avere accesso al<br \/>\nluogo dell\u2019anima che parla la lingua universale dell\u2019uomo e che risuona dolce<br \/>\ncome una romanza? Il racconto di una fiaba sembr\u00f2 rivelarsi la chiave giusta\u00bb.<br \/>\nLa fiaba \u00e8 il legame tra il mondo antico e il mondo nuovo, \u00e8 ebbra di<br \/>\nemozioni e conosce la sapiente arte del cesello, dell\u2019incastonatura delle parole.<br \/>\nTraduce, in modo \u00abeloquente\u00bb, il linguaggio delle emozioni, da madre<br \/>\nin figlio, dai tempi arcaici alle periferie di queste celle isolate dal resto del<br \/>\nmondo (in questo senso il secondo saggio introduttivo della Zizioli, Le fiabe<br \/>\nliberate e liberanti).<br \/>\nFavole multietniche, che pare appartengano ad un unico archetipo collettivo,<br \/>\ndalla Bosnia all\u2019Africa, dall\u2019Oriente alle popolazioni rom (con l\u2019innato<br \/>\nbisogno di movimenti e la condizione penosa di reclusione), dai risvolti dolorosi<br \/>\ne un soffio di speranza, una strenua carezza di umanit\u00e0 da accordare, comunque,<br \/>\nai propri figli. Il volume si arricchisce dei magnifici disegni a pastello<br \/>\nrealizzati dalle mamme detenute del reparto femminile di Rebibbia.<br \/>\nIn La pepita pi\u00f9 bella la bambina rom bosniaca perde una mano, per lo<br \/>\nscoppio di un petardo di capodanno nascosto dentro un pacco regalo abbandonato<br \/>\nper strada. Il padre, reduce dalle guerre di quella straziata regione,<br \/>\ngrida come fosse stata una mina a colpire la sua piccola figlia. La descrizione \u00e8<br \/>\nrealistica, sconfina nella favola nel dipingere il cielo di Roma, l\u2019attitudine dei<br \/>\nrom di cercare per le strade giocattoli e utensili abbandonati, paragonati alla<br \/>\ncaccia all\u2019oro.<br \/>\nIn un significativo rito di passaggio (l\u2019eco del perdono, la coscienza della<br \/>\npropria colpa) la pepita torna a far sorridere la fanciulla, diventata ragazza e<br \/>\npoi donna, con cinque figli e \u00abl\u2019amore che disponeva di tre mani assegn\u00f2 a<br \/>\nloro la pepita pi\u00f9 bella: la felicit\u00e0\u00bb.<br \/>\nNon mancano le favole di completa fantasia, abbondano le matrigne, le<br \/>\nvedove cattive: l\u2019amore materno deve essere riconquistato, per lo pi\u00f9 dalle ragazze,<br \/>\nprima abbandonate e poi felici di avere dei figli. Un circolo sperimentato,<br \/>\nevidentemente, da molte di queste mamme detenute e, in qualche modo<br \/>\nil destino dei loro bimbi, una volta trascorso il periodo in carcere.<br \/>\nL\u2019immagine del Papa, di quel 3 aprile 2015 a Rebibbia, che bacia i piedi<br \/>\nalla mamma africana (non smetteva di piangere di gratitudine) e al suo bimbo<br \/>\npiccino ha fatto il giro del mondo come esempio sublime di carit\u00e0, partecipe<br \/>\ne commossa. Si tratta proprio della ragazza africana di questo libro, ritratta<br \/>\nnello splendido disegno di copertina mentre, dolcemente, tiene al petto la sua<br \/>\ncreatura.<br \/>\nUn tema, quello dei bambini in carcere, che diventa fiction in Rosella Postorino,<br \/>\nIl corpo docile, Einaudi, 2013. La protagonista, Milena, \u00e8 proprio una<br \/>\nfiglia del carcere, dove ha passato con la madre i primi tre anni di vita. Una<br \/>\nesperienza che non pu\u00f2 dimenticare, nel bene e nel male. A vent\u2019anni, di nascosto<br \/>\ndalla madre, diventa volontaria in carcere e lavora all\u2019asilo nido di Rebibbia.<br \/>\nEppure, di fronte alla realt\u00e0, continua a percepirsi \u00abun corpo docile\u00bb,<br \/>\ndefinizione con la quale Michel Foucault descriveva un fisico e dunque una<br \/>\npsiche forgiati indelebilmente dall\u2019obbedienza alle regole ferree del carcere.<br \/>\nSe queste imposizioni avvengono nei corpi e nei sentimenti dei neonati,<br \/>\nfino a tre anni, resteranno indelebili, come nel caso di Milena di fronte ad<br \/>\nun incontro importante per la sua vita, quello con il giornalista interessato al<br \/>\nfenomeno dei bambini in carcere.<br \/>\nSi legga a p. 186 l\u2019oggettivazione romanzesca, ma estremamente realistica,<br \/>\ndella celebre teoria di Foucault sui meccanismi repressivi del carcere:<br \/>\n\u00abI corpi docili di noi detenuti. Decidono quando e quanto dobbiamo mangiare,<br \/>\nquanto e quando dobbiamo dormire, quanto e quando dobbiamo parlare. Si chiama<br \/>\ncivilt\u00e0. Una pena senza dolore. No, senza spettacolo del dolore. Non ci vede<br \/>\nnessuno\u00bb.<br \/>\nSe la storia d\u2019amore, con queste barriere iniziali, \u00e8 fin troppo facile terreno<br \/>\nnarrativo, il libro della Pastorino ci offre le sue pagine migliori nel rapporto<br \/>\ncon la madre ancora in carcere, nella descrizione dell\u2019attivit\u00e0 dei volontari e<br \/>\nnelle condizioni dei bambini costretti a vivere reclusi, ma anche degli uomini<br \/>\ne delle donne della polizia penitenziaria.<br \/>\nStoria singolare, se fossimo nel campo della pura fantasia, tragicomica,<br \/>\ndegna del miglior Pirandello. Ed \u00e8 invece una storia vera, \u00abnata da un errore\u00bb<br \/>\nper una distorsione clamorosa (cosciente) della realt\u00e0 da parte dei genitori del<br \/>\nprotagonista autobiografico del libro: nato uomo viene iscritto alla anagrafe<br \/>\ncome donna.<br \/>\nLe vicende di Anthony, detenuto a Rebibbia femminile in Ero nato errore,<br \/>\nPagine, 2014, vengono raccontate in un suggestivo, quanto autentico<br \/>\ne drammatico, scambio di linguaggi tra Nina Maroccolo, attrice, scrittrice,<br \/>\ndrammaturga, da anni impegnata in laboratori di poesia in carcere, e la voce<br \/>\nsgrammatica dell\u2019\u00abuomo\u00bb, intento a capire i perch\u00e9 dei fatti che lo hanno<br \/>\ncoinvolto, della sua natura impossibile da racchiudere in un documento di<br \/>\nidentit\u00e0, dove \u00e8 segnato come Antonella, nonostante la foto dica il contrario.<br \/>\nIn carcere per piccoli furti, deve ancora scontare 13 anni. Troppi per i reati<br \/>\ncommessi. Nella sua vita di vagabondo senza tetto, molto sono gli incontri di<br \/>\ncarit\u00e0 con gli angeli della strada e con molti poliziotti gentili.<br \/>\nDue frasi del libro sono sufficienti a renderne l\u2019energia destabilizzante,<br \/>\nl\u2019anomalia:<br \/>\n\u00abCari lettori sono qui a Rebibbia da settembre 2013 e da qui che ho scritto questo<br \/>\nlibro per dar voce e riscattarmi\u00bb.<br \/>\n\u00abConsiderate la mia storia, sono colpevole di tutto, ma non del brutto romanzo<br \/>\nche mi ha schiacciato\u00bb.<br \/>\nAncora da Rebibbia femminile proviene l\u2019antologia curata dalla poetessa e<br \/>\ndirettrice di vari laboratori di scrittura in carcere Patrizia Lanzalaco e dalla<br \/>\neducatrice Fabiana Binachi, Frustrando l\u2019acqua non si arresta il fiume, per Micione<br \/>\neditore, 2014.<br \/>\nIl premio Goliarda Sapienza raduna racconti di detenuti in collaborazione<br \/>\ncon scrittori affermati, quali Erri De Luca, Franco Cordelli, Edoardo Albinati.<br \/>\nA cura di Antonella Bolleli Ferrera ha prodotto diversi volumi antologici<br \/>\ndi racconti dal carcere, Volete saper chi sono io, Mondadori, 2011, Siamo noi,<br \/>\nsiano in tanti, ERI, 2012, Mala Vita, ERI, 2013, Il giardino di cemento armato,<br \/>\nERI, 2014.<br \/>\nCon il successo internazionale di Cesare deve morire, girato dai fratelli Taviani<br \/>\ncon gli attori della Compagnia teatrale di Rebibbia (non \u00e8 l\u2019unica) del<br \/>\nregista Fabio Cavalli e del detenuto ergastolano Cosimo Rega (autore di una<br \/>\nstruggente e significativa autobiografia, Sumino O\u2019 Falco, Robin, 2012), \u00e8 arrivata<br \/>\nla notoriet\u00e0 (non sempre positiva), per le numerosissime attivit\u00e0 teatrali, nelle<br \/>\ncarceri italiane: la cultura e la letteratura che si mescolano alla necessit\u00e0, per i<br \/>\ndetenuti, del movimento fisico.<br \/>\nIn una recente ricerca della Direzione generale dei Detenuti del Ministero<br \/>\ndella Giustizia risulta che in circa la met\u00e0 delle carceri si tengono laboratori<br \/>\nteatrali, un centinaio di esperienza, calcolando anche che, in alcuni istituti<br \/>\npenitenziari come ancora Rebibbia, le compagnie sono pi\u00f9 di una.<br \/>\nMolte anche le testimonianze scritte di questo fenomeno, con l\u2019attivit\u00e0<br \/>\nmeritoria dell\u2019editore Titivillus, che d\u00e0 alle stampe la rivista Quaderni teatro carceri, del coordinamento teatro carcere dell\u2019Emilia Romagna. Nel ricco<br \/>\ncatalogo di questo editore, spiccano Alla periferia del cielo, percorsi umani e<br \/>\nteatrali nel carcere di Arezzo, Titivillus, Corazzano, 2007, e sempre dello stesso<br \/>\neditore, specializzato nella pubblicazione di opere sul teatro contemporaneo,<br \/>\nl\u2019importante volume riepilogativo, con un bellissimo apparato iconografico,<br \/>\nA scene chiuse. Esperienze e immagini del teatro in carcere, del 2008, a cura di<br \/>\nAndrea Mancini, con scritti di personalit\u00e0 varie del teatro, quali Judith Malina<br \/>\ndello storico gruppo del Living Theatre, il regista Armando Punzo (tra i pi\u00f9<br \/>\nimpegnati su questo versante carcerario), un altro personaggio storico delle<br \/>\navanguardie italiane, Gulia Scabia, lo storico del teatro Ferdinando Taviani e<br \/>\naltri. Nel volume, A scene chiuse, del 2009, il critico e docente teatrale Massimo<br \/>\nMarino ha pubblicato una indagine sulle esperienze teatrali tra i detenuti.<br \/>\nSempre di Marino il commento a tre spettacoli teatrali realizzati nelle<br \/>\ncarceri minorili, in Il mare dietro un muro, racconto-analisi di tre spettacoli<br \/>\nnati nei carceri minorili di Milano, Bologna e Palermo, con le foto di Maurizio<br \/>\nBuscarinpe le edizioni Electa, 2006.<br \/>\nAncora dedicati ai minorenni: Flavio Maracchia, Questi anni e stato solo<br \/>\nguai: un laboratorio con i ragazzi del carcere minorili di Casal del marmo a<br \/>\nRoma, Effat\u00e0, 2009; Alla luce delle prove. Il teatro nel carcere minorile di Bologna,<br \/>\nBonomia universit\u00e0 press, 2009, con un suggestivo quanto drammatico<br \/>\nreportage fotografico; Recito, dunque sogno. Teatro in carcere, Edizione Nuova<br \/>\nCatarsi, 2009, a cura di Emilio Pozzi e Vito Minoia.<br \/>\nVale per tutte queste esperienze culturali in carcere l\u2019energico invito di<br \/>\nSalvatore (Sas\u00e0) Striano, il Bruto di Cesare deve morire, libero cittadino da<br \/>\ntempo e ormai affermato attore internazionale, dal successo di Gomorra a<br \/>\nquello di Napoli, Napoli di Abel Ferrara. Quando era ancora in carcere, aveva<br \/>\ndetto:<br \/>\n\u00abA Shakespeare che mi ha cambiato la vita. Se mi fai uscire di qui, dedico 10 anni<br \/>\na raccontare la mia storia a chi sta peggio di me. Appena posso vado nelle carceri e,<br \/>\ncon tutto il fiato che ho, dico ai ragazzi che, come ce l\u2019ho fatta io, posso farcela anche<br \/>\nloro a riscattarsi\u00bb (cfr. D. Grella, Shakespeare ci fa liberi, in Vita, n. 3, marzo 2015).<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl carcere \u00e8 in sostanza limitazione di spazio compensata da eccesso di tempo: per un detenuto queste due caratteristiche sono palpabili. Non c\u2019\u00e8 da sorprendersi se tale rapporto \u2013 che riecheggia la situazione dell\u2019uomo nell\u2019universo \u2013 ha reso la carcerazione metafora integrale della metafisica cristiana come anche quasi la levatrice della letteratura. Per quanto riguarda [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-3786","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-attualita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3786","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3786"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3786\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3790,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3786\/revisions\/3790"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3786"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3786"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3786"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}