{"id":3929,"date":"2015-10-05T05:08:52","date_gmt":"2015-10-05T05:08:52","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=3929"},"modified":"2015-10-07T07:10:25","modified_gmt":"2015-10-07T07:10:25","slug":"la-voce-umana-e-un-miracolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=3929","title":{"rendered":"La voce umana \u00e8 un miracolo"},"content":{"rendered":"<p>Promuovere un generico amore per \u00abi libri\u00bb o per \u00abla lettura\u00bb non \u00e8 mai stata un\u2019idea pedagogica buona, tantomeno efficace. Sono convinto che tra leggere un brutto libro e non leggere affatto la seconda opzione rimanga la migliore, in tutte le et\u00e0 della vita. Proprio per questo motivo, \u00e8 da lodare chi ha inventato un\u2019iniziativa come \u00abLibriamoci\u00bb, basata su quell\u2019infallibile prova del nove del valore di un singolo libro che \u00e8 la lettura ad alta voce. Dal 26 al 31 ottobre, gli scrittori e gli artisti coinvolti affronteranno il pi\u00f9 difficile e imprevedibile dei pubblici: una classe scolastica. Non sar\u00e0 affatto necessario, per loro, cercare di essere \u00abbravi\u00bb come in un teatro. Semmai, risvegliando i fantasmi che sonnecchiano nel libro che hanno scelto, avranno la possibilit\u00e0 di creare una suggestione, un contagio. La voce umana, come dice un personaggio di Thomas Pynchon, \u00e8 un \u00abmiracolo\u00bb. Personalmente, devo a qualcosa di molto simile nientemeno che la scoperta del potere dell\u2019immaginazione letteraria.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/clm08_emanuele-trevi_tn.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/clm08_emanuele-trevi_tn.jpg\" alt=\"\" title=\"clm08_emanuele-trevi_tn\" width=\"161\" height=\"240\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3930\" \/><\/a><\/p>\n<p>Quando ero in prima media, all\u2019inizio degli anni Settanta, erano i singoli insegnanti a inventarsi, per cos\u00ec dire, il loro \u00abLibriamoci\u00bb quotidiano. I professori di oggi fanno fatica anche solo a immaginare cosa voleva dire governare delle classi che potevano arrivare a quaranta ragazzini, conseguenza diretta del pi\u00f9 grande boom demografico della storia d\u2019Italia. Credo che la cosa pi\u00f9 bella della scuola di quell\u2019epoca fosse l\u2019assenza di quel gergo pseudo-scientifico che in seguito ha ammorbato i programmi e le strategie della Pubblica Istruzione. I professori non ragionavano in termini di \u00abcompetenze linguistiche\u00bb, per fare un esempio tra mille, perch\u00e9 i sani imperativi del leggere, scrivere e far di conto non avevano bisogno di parafrasi velleitarie e altisonanti scopiazzate dai manuali di linguistica.<br \/>\nE\u2019 in questa cornice di beato empirismo che colloco il sortilegio della nostra professoressa di italiano. Questa donna intelligente (faceva Toro di cognome, come un famoso liquore alle erbe), quando voleva ottenere una classe totalmente assorta e silenziosa, tirava fuori dalla borsa un libro, e cominciava a leggerlo dal punto in cui era interrotta la volta precedente. E Il barone rampante funzionava, accidenti se funzionava. Ho detto che era una donna intelligente: mai si sarebbe sognata di usare quel capolavoro come pretesto di assurdi esercizi semiologici e narratologici, che hanno il solo scopo di trasformare a vita un adolescente in un nemico giurato dei libri e delle librerie. Probabilmente, non perdeva nemmeno tempo a ripeterci ogni volta il nome di Italo Calvino. Cosa ce ne poteva importare, dell\u2019autore delle avventure di Cosimo Piovasco di Rond\u00f2, che un bel giorno decise di andare a vivere sugli alberi e non mise mai pi\u00f9 i piedi sulla terra ? L\u2019essenziale era ben altro. Bastava una frase, e la magia ricominciava. Entravamo tutti insieme in un mondo poetico. Un mondo, vale a dire, dove si realizza una coincidenza perfetta della libert\u00e0 e del destino, o se si preferisce del mondo e della capacit\u00e0 di ognuno di immaginarlo.<br \/>\nL\u2019impressione prodotta di quell\u2019avventura mentale \u00e8 stata cos\u00ec indelebile che ho ancora davanti agli occhi il colore rosso del libro (doveva trattarsi di un vecchio \u00abStruzzo\u00bb Einaudi senza la sovraccoperta). Sono passati quarant\u2019anni, ma non credo di esagerare affermando che tutto, per me, \u00e8 iniziato da l\u00ec. Ricordo addirittura che alcune pagine la professoressa Toro non ce le volle leggere. Perch\u00e9 a un certo punto della sua vita, come si sa, Cosimo fa anche l\u2019amore, senza per questo abbandonare i suoi alberi. \u00abLo leggerete da grandi\u00bb, ci spieg\u00f2 la professoressa. E forse fu questo il suo trucco pi\u00f9 sublime, una maniera di suggerirci una felicit\u00e0 ulteriore, che sarebbe durata ben oltre il suono della campanella dell\u2019una e trenta. Solo i metodi semplici hanno valore ed efficacia in queste delicate imprese educative. Davvero basta un bel libro e la voglia di leggerlo ad alta voce: il resto \u00e8 ipocrisia e provincialismoPromuovere un generico amore per \u00abi libri\u00bb o per \u00abla lettura\u00bb non \u00e8 mai stata un\u2019idea pedagogica buona, tantomeno efficace. Sono convinto che tra leggere un brutto libro e non leggere affatto la seconda opzione rimanga la migliore, in tutte le et\u00e0 della vita. Proprio per questo motivo, \u00e8 da lodare chi ha inventato un\u2019iniziativa come \u00abLibriamoci\u00bb, basata su quell\u2019infallibile prova del nove del valore di un singolo libro che \u00e8 la lettura ad alta voce. Dal 26 al 31 ottobre, gli scrittori e gli artisti coinvolti affronteranno il pi\u00f9 difficile e imprevedibile dei pubblici: una classe scolastica. Non sar\u00e0 affatto necessario, per loro, cercare di essere \u00abbravi\u00bb come in un teatro. Semmai, risvegliando i fantasmi che sonnecchiano nel libro che hanno scelto, avranno la possibilit\u00e0 di creare una suggestione, un contagio. La voce umana, come dice un personaggio di Thomas Pynchon, \u00e8 un \u00abmiracolo\u00bb. Personalmente, devo a qualcosa di molto simile nientemeno che la scoperta del potere dell\u2019immaginazione letteraria.<br \/>\nQuando ero in prima media, all\u2019inizio degli anni Settanta, erano i singoli insegnanti a inventarsi, per cos\u00ec dire, il loro \u00abLibriamoci\u00bb quotidiano. I professori di oggi fanno fatica anche solo a immaginare cosa voleva dire governare delle classi che potevano arrivare a quaranta ragazzini, conseguenza diretta del pi\u00f9 grande boom demografico della storia d\u2019Italia. Credo che la cosa pi\u00f9 bella della scuola di quell\u2019epoca fosse l\u2019assenza di quel gergo pseudo-scientifico che in seguito ha ammorbato i programmi e le strategie della Pubblica Istruzione. I professori non ragionavano in termini di \u00abcompetenze linguistiche\u00bb, per fare un esempio tra mille, perch\u00e9 i sani imperativi del leggere, scrivere e far di conto non avevano bisogno di parafrasi velleitarie e altisonanti scopiazzate dai manuali di linguistica.<br \/>\nE\u2019 in questa cornice di beato empirismo che colloco il sortilegio della nostra professoressa di italiano. Questa donna intelligente (faceva Toro di cognome, come un famoso liquore alle erbe), quando voleva ottenere una classe totalmente assorta e silenziosa, tirava fuori dalla borsa un libro, e cominciava a leggerlo dal punto in cui era interrotta la volta precedente. E Il barone rampante funzionava, accidenti se funzionava. Ho detto che era una donna intelligente: mai si sarebbe sognata di usare quel capolavoro come pretesto di assurdi esercizi semiologici e narratologici, che hanno il solo scopo di trasformare a vita un adolescente in un nemico giurato dei libri e delle librerie. Probabilmente, non perdeva nemmeno tempo a ripeterci ogni volta il nome di Italo Calvino. Cosa ce ne poteva importare, dell\u2019autore delle avventure di Cosimo Piovasco di Rond\u00f2, che un bel giorno decise di andare a vivere sugli alberi e non mise mai pi\u00f9 i piedi sulla terra ? L\u2019essenziale era ben altro. Bastava una frase, e la magia ricominciava. Entravamo tutti insieme in un mondo poetico. Un mondo, vale a dire, dove si realizza una coincidenza perfetta della libert\u00e0 e del destino, o se si preferisce del mondo e della capacit\u00e0 di ognuno di immaginarlo.<br \/>\nL\u2019impressione prodotta di quell\u2019avventura mentale \u00e8 stata cos\u00ec indelebile che ho ancora davanti agli occhi il colore rosso del libro (doveva trattarsi di un vecchio \u00abStruzzo\u00bb Einaudi senza la sovraccoperta). Sono passati quarant\u2019anni, ma non credo di esagerare affermando che tutto, per me, \u00e8 iniziato da l\u00ec. Ricordo addirittura che alcune pagine la professoressa Toro non ce le volle leggere. Perch\u00e9 a un certo punto della sua vita, come si sa, Cosimo fa anche l\u2019amore, senza per questo abbandonare i suoi alberi. \u00abLo leggerete da grandi\u00bb, ci spieg\u00f2 la professoressa. E forse fu questo il suo trucco pi\u00f9 sublime, una maniera di suggerirci una felicit\u00e0 ulteriore, che sarebbe durata ben oltre il suono della campanella dell\u2019una e trenta. Solo i metodi semplici hanno valore ed efficacia in queste delicate imprese educative. Davvero basta un bel libro e la voglia di leggerlo ad alta voce: il resto \u00e8 ipocrisia e provincialismo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Promuovere un generico amore per \u00abi libri\u00bb o per \u00abla lettura\u00bb non \u00e8 mai stata un\u2019idea pedagogica buona, tantomeno efficace. Sono convinto che tra leggere un brutto libro e non leggere affatto la seconda opzione rimanga la migliore, in tutte le et\u00e0 della vita. 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