{"id":3968,"date":"2015-10-25T06:15:17","date_gmt":"2015-10-25T06:15:17","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=3968"},"modified":"2015-10-25T06:16:41","modified_gmt":"2015-10-25T06:16:41","slug":"il-contrappasso-del-desiderio-pasolini-testori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=3968","title":{"rendered":"Il contrappasso del desiderio (Pasolini-Testori)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/ipotesi-copetina-edvard-munch_ashes-.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/ipotesi-copetina-edvard-munch_ashes--300x180.jpg\" alt=\"\" title=\"ipotesi copetina edvard-munch_ashes-\" width=\"300\" height=\"180\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3971\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/ipotesi-copetina-edvard-munch_ashes--300x180.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/ipotesi-copetina-edvard-munch_ashes-.jpg 925w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il dono e la condanna di una interrogazione abissale accompagnano l\u2019opera letteraria e la vita di Pasolini. A quarant\u2019anni di distanza dalla tragica morte, l\u2019eco della domanda va ben oltre la fine, pi\u00f9 attuale del desiderio narcisistico, dello scandalo, dell\u2019atteggiamento polemico che pur la muovono, ne costituiscono elementi necessari.<br \/>\n L\u2019urlo che deforma i lineamenti nel parossismo e nella intensit\u00e0, come il corpo caduto da cavallo e trascinato sulla strada polverosa e sulla pietre, si oppone, figurale contrappasso, al vuoto volgare intravisto nei giovani dalla met\u00e0 degli anni Sessanta in poi. Nel linguaggio e nel corpo.<br \/>\nPasolini sconta con l\u2019atroce morte (quasi un martirio laico) la presunta ignavia dei ragazzi.<br \/>\nTra le testimonianze pi\u00f9 crude e autentiche sull\u2019assassinio di Pasolini, l\u2019articolo di Giovanni Testori, su \u00abL\u2019Espresso\u00bb del 9 novembre 1975, mette in luce questi aspetti.<br \/>\nLo ripropongo per intero: autorevolmente, con immediatezza tragica, poich\u00e9 si presta ad introdurre le tematiche di questo volume, relative all\u2019ultimo mese di vita del poeta: la solitudine orrenda, la divisione e la ricerca dell\u2019unit\u00e0,(lacerazione e agap\u00e8), la nostalgia e l\u2019imminenza di un incontro legato ad una vitalit\u00e0 incontinente, l\u2019inquietudine e la passione luterana. Su tutto la necessit\u00e0 implacabile di rispondere ad un potente desiderio, iperbolico, ipertrofico, di unit\u00e0 e di amore: <\/p>\n<p>     Sull&#8217;atroce morte di Pasolini s&#8217;\u00e8 scritto tutto; ma sulle ragioni per cui egli non ha potuto non andarle incontro, penso quasi nulla. Cosa lo spingeva, la sera o la notte, a volere e a cercare quegli incontri? La risposta \u00e8 complessa, ma pu\u00f2 agglomerarsi, credo, in un solo nodo e in un solo nome: la coscienza e l\u2019angoscia dell\u2019essere diviso, dell\u2019essere soltanto una parte dl un\u2019unit\u00e0 che, dal momento del concepimento, non \u00e8 pi\u00f9 esistita; insomma, la coscienza e l\u2019angoscia dell\u2019essere nati e della solitudine che fatalmente ne deriva. La solitudine, questa cagna orrenda e famelica che ci portiamo addosso da quando diventiamo cellula individua e vivente e che pare privilegiare coloro che, con un aggettivo turpe e razzista, si ha l&#8217;abitudine di chiamare \u00abdiversi\u00bb.<br \/>\nAllora, quando il lavoro \u00e8 finito (e, magari, sembra averci ammazzati per non lasciarci pi\u00f9 spazio altro che per il sonno e magari neppure per quello); quando ci si alza dai tavoli delle cene perch\u00e9 gli amici non bastano pi\u00f9; quando non basta pi\u00f9 nemmeno la figura della madre (con cui, magari, s&#8217;\u00e8 ingaggiata, scientemente o incoscientemente, una silenziosa lotta o intrico d\u2019odio e d\u2019amore) e si resta l\u00ec, soli, prigionieri senza scampo, dentro la notte che \u00e8 negra come il grembo da cui veniamo e come il nulla verso cui andiamo, comincia a crescere dentro di noi un bisogno infinito e disperante di trovare un appoggio, un riscontro; di trovare un \u00abqualcuno\u00bb; quel \u00abqualcuno\u00bb;  che ci illuda, fosse pure per un solo momento, di poter distruggere e annientare quella solitudine; di poter ricomporre quell&#8217;unit\u00e0 lacerata e perduta. Gli occhi, quegli occhi; la bocca, quella bocca; i capelli, quei capelli; il corpo, quel corpo; e l&#8217;inesprimibile ardore che ogni essere giovane sprigiona da s\u00e9, come se in esso la coscienza di quella divisione non fosse ancora avvenuta, come se lui, proprio lui, fosse l&#8217;altra parte che da sempre ci \u00e8 mancata e ci manca. Mettere dl fronte a queste disperate possibilit\u00e0 e a queste disperate speranze il pericolo, fosse pure quello della morte, non ha senso. Io penso che non s&#8217;abbia neppure il tempo per fare d\u00ec questi miseri calcoli; tanto violento \u00e8 il bisogno di riempire quel vuoto e di saldare o almeno fasciare quella ferita.<br \/>\nDel resto, chi potrebbe segnalarci che dentro quegli occhi, dentro quella bocca, quei capelli e quel corpo, si nasconde un assassino? Nella mutezza del cosmo queste segnalazioni non arrivano; e anche se arrivassero, torno a ripetere che il bisogno di vincere quell\u2019angoscia risulterebbe ancora pi\u00f9 forte e ci vieterebbe d&#8217;intendere.<br \/>\nSi parte; e non si sa dove s\u2019arriva. Per sere e sere, una volta avvenuto l&#8217;incontro, l&#8217;illusione riprecipita in se stessa. Ma nella liberazione fisica s&#8217;\u00e8 ottenuta una sorta di momentanea requie; o pausa; o riposo. La sera seguente tutto riprende; giusto come riprende il buio della notte. E cos\u00ec gli anni passano. La distanza dal punto in cui l&#8217;unit\u00e0 perduta \u00e8 diventata coscienza si fa sempre maggiore, mentre sempre minore diventa quella che ci separa dal reingresso finale nella \u00abnientit\u00e0\u00bb della morte; e dalle sue implacabili interrogazioni. Le ombre, allora, s\u2019allungano; pi\u00f9 difficile si rende la possibilit\u00e0 che quell&#8217;incontro infinite volte cercato, finalmente si verifichi; pi\u00f9 difficile, ma non meno febbricitante e divorante. La vicinanza della morte chiama ancora pi\u00f9 vita; e questo pi\u00f9 o troppo di vita che cerchiamo fuori di noi, in quegli incontri, in quegli occhi, in quelle labbra, non fa altro che avvicinare ulteriormente la fine. Cos\u00ec chi ha voluto veramente e totalmente la vita pu\u00f2 trovarsi pi\u00f9 presto degli altri dentro le mani stesse della morte che ne far\u00e0 strazio e ludibrio. A meno che il dolore non insegni la \u00abvia crucis\u00bb della pazienza. Ma \u00e8 una cosa che il nostro tempo concede? E a prezzo di quali sacrifici, dl quali attese o di quali terribili e sanguinanti trasformazioni o assunzione di quegli occhi e di quelle labbra?  <\/p>\n<p>Pasolini muore un mese dopo il delitto del Circeo, degli ultimi giorni di settembre del 1975.<br \/>\nHa divorato la vita con maggior avidit\u00e0: rientra nella logica dei fatti morire ancor \u00abgiovane\u00bb, aveva scritto di se stesso e lo ripete Testori, come si \u00e8 appena letto.<br \/>\nNell\u2019acceso dibattito su quell\u2019atroce episodio, che scosse violentemente l\u2019opinione pubblica, Pasolini interviene con ben quattro articoli (e in altre testimonianze rese alla stampa), tra i suoi ultimi raccolti poi in Lettere luterane: Il mio Accattone in Tv dopo il genocidio,  8 ottobre 1975, \u00abCorriere della sera\u00bb, Due modeste proposte per eliminare la criminalit\u00e0 in Italia, (dove parla del crimine della passivit\u00e0 e infelicit\u00e0) \u00abCorriere della sera\u00bb, 18 ottobre, 1975, Le mie proposte su scuola e Tv, \u00abCorriere della sera\u00bb, 29 ottobre 1975, Lettera luterana a Italo Calvino, \u00abIl Mondo\u00bb, 30 ottobre 1975.<br \/>\nTra gli altri, fanno sentire la loro voce nel dibattito sulla criminalit\u00e0 giovanile, in quei giorni di inizio ottobre, Dacia Maraini, Elisabetta Rasy, Lietta Tornabuoni, Stefano Rodot\u00e0. E ancora, in polemica diretta con lo scrittore corsaro e luterano, Italo Calvino e Alberto Moravia<br \/>\nNella accelerazione iperbolica degli ultimi giorni, la ripetitiva \u00ablitania\u00bb sul genocidio delle culture millenarie in Italia, intreccia, al commento del delitto Circeo, due avvenimenti contemporanei: l\u2019inizio del nuovo anno scolastico, la messa in onda televisiva di Accattone. Scuola  e televisione  sono gli strumenti efficaci del genocidio, ordito da un potere consumistico tanto capillare quanto senza volto.<br \/>\nInfelicit\u00e0 e passivit\u00e0 non sono colpe minori della violenza criminale, afferma in uno dei suoi giudizi pi\u00f9 antropologicamente radicali, su cui \u00e8 obbligo confrontarci, ancora oggi e come si prefigge questo volume.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dono e la condanna di una interrogazione abissale accompagnano l\u2019opera letteraria e la vita di Pasolini. 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