{"id":3974,"date":"2015-11-01T22:06:09","date_gmt":"2015-11-01T22:06:09","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=3974"},"modified":"2015-11-01T22:06:09","modified_gmt":"2015-11-01T22:06:09","slug":"i-chicchi-di-luce-di-clemente-rebora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=3974","title":{"rendered":"I  chicchi di luce di Clemente Rebora"},"content":{"rendered":"\n<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/rebora.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/rebora-300x162.jpg\" alt=\"\" title=\"rebora\" width=\"300\" height=\"162\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3975\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/rebora-300x162.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/rebora.jpg 520w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<blockquote><p>C\u2019\u00e8 una bimba lontano \u2013 ardor biondo di sole consuma il fulgore dei suoi neri occhi; ma \u00e8 cos\u00ec brava e lavora, disegna, si trastulla, canta. A chi la domanda, Enrica \u00e8 il suo nome: cos\u00ec l\u2019uso vuole e per garbo risponde; per\u00f2, se tu il cuore le chiami, s\u2019effonde allora levit\u00e0 di stelo, spiga di grano in chicchi di luce irradiando confida essere bimba vicino, ma il suo nome lontano.<br \/>\nVive di affetto l\u00e0 fra la gente, ove orco non strozza il respiro baciato sul getto e non inquina strega la stilla sorbita. Non sa del molino che intride \u2013 non sa dell\u2019acqua che batte \u2013 non sa che le pale si cercano ansiose, ma un intervallo distanti in ruota le rode. Eppur qualche affanno di croscio caduto ella ode, qualche spruzzo d\u2019immota linfa la spiga rigela: vorrebbe salvare, accarezzare vorrebbe: le manca qualcosa, le manca. Tacita crolla spiga di grano, sfavillano chicchi di luce da un cuore, bimba che ha nome lontano.<br \/>\nAllora drizzando lo stelo, puntando un gesto severo, allora -\u00abPensate ai soldati &#8211; ella dice &#8211; pensate ai nostri laggi\u00f9. Perch\u00e9 siamo qui, in tepore mangiamo, tra casa e domani si parla di loro, talvolta, ma facile cuore che poco ne ascolta! Aspettiamo, intanto mangiamo: turbati, come sempre viviamo\u00bb- Crolla stelo il suo grano, consumano chicchi la luce: bimba che ha nome lontano.<br \/>\nLei pure mangia, e infine sorride: lustrezza di viso chiomato nell\u2019aria, grazia del giorno in baleno notturno. E disegna, lavora, si trastulla, canta: perch\u00e9 brava bambina a chi la domanda Enrica \u00e8 il suo nome.<br \/>\nMa qualche sera, reclina in sonno al vortice lontano, il cuscino una mola, sfarinando il suo grano scolora, morde lo scroscio caduto: \u00abPensate pensate ai nostri soldati,\u00bb &#8211; e al mattino che osa tornare normale, spruzza di brividi chicchi la sua ora di luce: \u00abE pensateci ancora\u00bb-<\/p><\/blockquote>\n<p>Protagonista di <em>Pensateci ancora<\/em> \u00e8 Enrica, nipote di Clemente, figlia della sorella Maria Rebora e di Pietro Bonfanti; la sorellina Ina, invece, \u00e8 l\u2019animo di un\u2019altra prosa lirica,<em> Bizzarria e corale di retrovia<\/em>.  Pensateci ancora, la cui versione manoscritta si presenta con varianti,  \u00e8 in stretta relazione con il Primo dei Movimenti di poesia  e con i versi Zio Checche, sei tu? (versi scritti per Enrica di quattr\u2019anni \/ ritoccati per Enrica di sedici).  Il ritratto della bimba emerge, in queste liriche e prose, nella sua dolcezza e fragilit\u00e0 indifesa, nel freddo della storia. Cos\u00ec scrive Clemente alla madre dalla prima linea, sul fronte di Gorizia, il 13 novembre 1915:  <\/p>\n<p>Un saluto rapido ma intenso, fra il fango e il travolgimento di questi luoghi, che sono il Calvario d\u2019Italia. La cicuta di Socrate \u00e8 un\u2019inezia ironica al paragone. Quanta umanit\u00e0, in stato cos\u00ec terribile.<br \/>\nSto bene &#8211; e non pensate se scriver\u00f2 di rado.<br \/>\nTutta la mia luce che vedr\u00e0<br \/>\nClem.<\/p>\n<p>E il 24 novembre: <\/p>\n<p>Il tuo Checche rinselvato, sogna ancora il suo capo sulla tua spalla. Tutto ci\u00f2 che io raggiunsi a prezzo della mia vita &#8211; e ora inenarrabilmente \u2013 sar\u00e0, per \u00abla luce\u00bb &#8211; nevvero?<br \/>\nIo vi accoro, tutti voi miei cari, nel mio segreto con aderenza affettuosissima \u2013 ad onta di tutto ci\u00f2 che accade intorno.<br \/>\nLa mia umanit\u00e0 resiste; e sto bene.<br \/>\nVi abbraccio intensamente<br \/>\nClem.<\/p>\n<p>Enrica \u00e8 luce e grano, t\u03ccpoi reboriani; \u00abvita-pensiero o anima intellettiva\u00bb;  \u00abil grano sostiene e nutre la vita, la luce la illumina e immette in essa segni di speranza\u00bb.  La luce squarcia le tenebre della storia, che rende l\u2019Italia un \u00abCalvario\u00bb; il grano \u00e8 antidoto contro la \u00abcicuta di Socrate\u00bb, il veleno che degrada l\u2019umano. La misteriosa via che porta alla luce \u00e8 sacrificio esistenziale, poich\u00e9 conquista di una \u00abumanit\u00e0\u00bb che \u00abresiste\u00bb grazie ad una \u00abaderenza affettuosissima\u00bb. Enrica \u00e8 il nome della bambina; ma la creatura \u201cinteriore\u201d, invocata nel cuore, \u00e8 grano; bimba vicino a chi soffre.(Fiammetta D&#8217;Angelo)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 una bimba lontano \u2013 ardor biondo di sole consuma il fulgore dei suoi neri occhi; ma \u00e8 cos\u00ec brava e lavora, disegna, si trastulla, canta. 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