{"id":3986,"date":"2015-11-16T07:43:36","date_gmt":"2015-11-16T07:43:36","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=3986"},"modified":"2015-11-16T07:43:41","modified_gmt":"2015-11-16T07:43:41","slug":"parigi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=3986","title":{"rendered":"Parigi"},"content":{"rendered":"<p>Come ricomincia la vita a Parigi? Da un punto di vista molto generale, si pu\u00f2 dire che ricomincia come fa ogni settimana a Kabul o a Bagdad, come faceva ad Algeri negli anni Novanta, come ha fatto a New York nell\u2019autunno del 2001. Ma come ogni corpo ferito ha la sua particolare capacit\u00e0 di \u00abresilienza\u00bb, come la chiamano i medici, lo stesso si pu\u00f2 dire delle citt\u00e0, che sono la cosa che pi\u00f9 assomiglia ai nostri corpi. Sono solo pi\u00f9 forti e pi\u00f9 longeve, e le necessit\u00e0 della vita subentrano pi\u00f9 rapidamente allo choc sub\u00ecto.<\/p>\n<p>Tutti collaborano senza nemmeno saperlo: vedi l\u2019insegna di un bar rimasto aperto, entri ed ordini un caff\u00e8, e una minuscola parte del meccanismo si rimette in moto. Osservare questo miracolo fatto di un\u2019infinit\u00e0 di minuscoli gesti \u00e8 una lezione profonda e commovente. Credo che la migliore maniera di apprenderla sia quella di camminare senza risparmio, fino a quando fanno male i piedi. Jacques Pr\u00e9vert diceva che i segreti di una citt\u00e0 li conosce solo chi le affida i suoi passi senza contarli. Ma i segreti di una citt\u00e0 non sono altro che i segreti del cuore umano.<br \/>\nDalla maledetta notte di venerd\u00ec, ho passato la maggior parte del mio tempo camminando per Parigi. Ho cominciato, come tutti coloro che per un motivo o per l\u2019altro si trovavano in centro, all\u2019unico scopo di tornare a casa sano e salvo. Quando tutti gli smartphone hanno iniziato a diffondere all\u2019unisono il terrore, ero nella metropolitana, e ho considerato saggio uscire al pi\u00f9 presto di l\u00ec. Dopo mezz\u2019ora, gi\u00e0 si parlava della variet\u00e0 degli attentati e dei loro obiettivi. Anche di questa circostanza tecnologica approfittano queste turpi carogne, questi registi dell\u2019inferno: la simultaneit\u00e0 e la velocit\u00e0 delle informazioni diffondono a macchia d\u2019olio la paura, e la rinnovano continuamente. In ogni individuo minimamente sospetto, anche nel barbone ignaro di tutto, sei costretto a sospettare il kamikaze pronto ad usare la sua cintura di esplosivo.<\/p>\n<p>Via via che mi avvicinavo a casa, il silenzio aumentava, carico d\u2019attesa e sfiducia. Una volta in salvo, ho cominciato a guardare dalla finestra. Dal sesto piano, dominavo un grande incrocio nel cuore di Montmartre. Passa mezz\u2019ora, passa un\u2019ora, e non riesco a vedere nemmeno una persona. Rapidamente si era diffusa la raccomandazione del Comune di Parigi: non uscire di casa se non per motivi di estrema gravit\u00e0. Gi\u00e0, ma quali sono questi motivi? Non \u00e8 forse la vita normale, e le sue infime esigenze, il pi\u00f9 grave dei motivi? Questo ho pensato quando da un angolo \u00e8 spuntato un signore anziano, con basco e bastone, un barboncino al guinzaglio. Ho immaginato un dialogo, la moglie che tenta di dissuaderlo, non hai sentito cosa ha detto la tv?, e lui che le risponde dovr\u00e0 pure far pip\u00ec poverino, non \u00e8 mica colpa sua. E mi sono venute in mente quelle immagini sull\u2019inizio della vita che ci facevano vedere a scuola all\u2019ora di biologia: un primo organismo composto di poche cellule che fluttua nelle correnti del mare.<\/p>\n<p>Sabato mattina \u00e8 stato il momento pi\u00f9 brutto, non dal punto di vista degli eventi, ovviamente, ma da quello dei riflessi interiori, delle emozioni. Nessun brutto sogno fatto nel frattempo poteva uguagliare la verit\u00e0. Parigi era coperta da una coltre uniforme di nuvole, che producono quella splendida luce perlacea che ha il potere di rendere tutte le cose singolarmente nitide, per cos\u00ec dire all\u2019apice della propria forma. Cos\u00ec come \u00e8 giusto che la vita riprenda, \u00e8 giusto che ci siano delle fasi di ristagno, in cui la tristezza vela gli occhi e la volont\u00e0. Tutti i processi psicologici che vanno in una sola direzione senza trovare ostacoli sono finti, equivalgono a nascondere sotto il tappeto una polvere che ritorner\u00e0 fuori. Dopo pranzo, un\u2019apparenza di normalit\u00e0 si era instaurata al posto dell\u2019inerzia del mattino, ma la sensazione comune era quella di una giornata lentissima, interminabile. Ieri, domenica, il cielo era azzurro e splendeva un sole primaverile. Migliaia di ragazzi hanno iniziato a confluire verso Place de la R\u00e9publique, con fiori, candele, fotografie, manifesti. Poi la piazza si \u00e8 svuotata all\u2019improvviso, si sono uditi spari, la gente si rifugiava nei bar e nei cortili fra il Marais e la Senna.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 giusto che i politici promettano rapide vittorie e vendette inesorabili. Ho sentito anche qualcuno affermare in tv che alla fine \u00abvincer\u00e0 la musica\u00bb. Se fossi un politico, cercherei anch\u2019io di tirare fuori da me stesso prospettive rassicuranti. Ci mancherebbe altro. Personalmente, per\u00f2, non sono affatto sicuro che le cose andranno a finire come desideriamo, e che saremo in grado di difendere tutto ci\u00f2 che amiamo. Dipende tutto dal nostro coraggio? Dalla sorte? Forse per\u00f2 possiamo incominciare a rafforzarci smettendo di pensare che la vita continui dopo le catastrofi. Perch\u00e9 le catastrofi possono essere lunghe. E la cosa pi\u00f9 preziosa, il vero filo d\u2019Arianna a cui bisogna rimanere attaccati, \u00e8 che la vita continua anche durante le catastrofi.<br \/>\nEmanuele Trevi, corriere della sera 16 novembre 2015 (modifica il 16 novembre 2015 | 07:28)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come ricomincia la vita a Parigi? Da un punto di vista molto generale, si pu\u00f2 dire che ricomincia come fa ogni settimana a Kabul o a Bagdad, come faceva ad Algeri negli anni Novanta, come ha fatto a New York nell\u2019autunno del 2001. 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