{"id":4035,"date":"2015-12-21T18:25:54","date_gmt":"2015-12-21T18:25:54","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=4035"},"modified":"2015-12-19T18:37:32","modified_gmt":"2015-12-19T18:37:32","slug":"la-liberta-di-salvatore-cuffaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=4035","title":{"rendered":"La libert\u00e0 di Salvatore Cuffaro"},"content":{"rendered":"<p> \u201cSono passati 1780 giorni da quando la mattina del 22 gennaio del 2011 ho intrapreso la strada chiusa, non ho imprecato contro alcuno, non mi sono appellato alla sorte.<br \/>\nHo portato con me il mio fardello, i  miei sentimenti e la mia vita.<br \/>\nSono rimasto in carcere per un tempo infinito ma non per sempre e per tenermi vivo ho letto, studiato, pregato ed ho scritto del luogo chiuso e dell\u2019inumano domicilio per essere utile a chi \u00e8 rimasto. Con lo scrivere ho alleviato la mia avversa sorte e via via sempre pi\u00f9 mi immergevo nel viaggio del luogo del mistero.<br \/>\nHo incontrato il luogo malvagio e sono sopravvissuto, lo stesso luogo dove altri muoiono.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cuffaro-servizio-pubblico.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cuffaro-servizio-pubblico-300x220.jpg\" alt=\"\" title=\"cuffaro-servizio-pubblico\" width=\"300\" height=\"220\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4039\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cuffaro-servizio-pubblico-300x220.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cuffaro-servizio-pubblico.jpg 446w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nNon \u00e8 ci\u00f2 che sta dentro che lo rende cattivo, \u00e8 il carcere di per se che \u00e8 cattivo. Dentro ci sono lari, rapinatori, omicidi, usurai, corrotti, mafiosi, trafficanti di uomini e di droghe, bancarottieri, ma sono sempre uomini. Il carcere invece \u00e8 inumano. Ogni sguardo vivifica e ricomincia quando incontra la Misericordia.<br \/>\nSia esso uno sguardo di giudici, di detenuti, di re o mendicanti.<br \/>\nLa Misericordia \u00e8 al di sopra di ogni sovranit\u00e0 e di ogni potere, di ogni inferiorit\u00e0 e di ogni soggezione. Nessun uomo \u00e8 scevro dal commettere errori; se esistesse un tale uomo avrebbe il diritto di pretendere dagli altri di non sbagliare, ma non pu\u00f2 avere tale diritto perch\u00e8 non esiste.<br \/>\nAdesso sento forte dentro di me una voce che mi dice: l\u2019essere sopravvissuto non \u00e8 una colpa, tornare a vivere non \u00e8 una colpa, \u00e8 una colpa dimenticare quello che si \u00e8 vissuto, \u00e8 una colpa pi\u00f9 grande dimenticare quelli che ancora vivono il luogo malvagio e quelli che il luogo ha ucciso. Come se volesse dirmi e ricordarmi che ho un dovere da c ompiere: non dimenticare e impegnarmi a che il luogo malvagio non uccida ancora, materialmente o spiritualmente.<br \/>\nNon voglio scordare gli anni del carcere, le persone che mi sono passate accanto, quelle che vi sono rimaste. Serbo nel cuore il ricordo di tutti, non lo voglio scordare, non voglio scordare questa parte di vita. Non voglio scordare le molte sofferenze, le lacrime versate e quelle trattenute, il bruciore della mente, l\u2019angoscia, gli assalti della disperazione.<br \/>\nNon voglio scordare, se lo facessi, sarei un vile, ad aiutarmi a ricordare ci sono i graffi che hanno segnato per sempre il mio animo.<br \/>\nMi impegner\u00f2 perch\u00e8 possano migliorare le condizioni di vita dei detenuti, vivendo in cella ho imparato quanto sia importante non sentirsi esclusi e non essere dimenticati dalla societ\u00e0.<br \/>\nNella mia disgrazia ho mantenuto la convinzione e la sensibilit\u00e0 che la purezza dell\u2019anima si conquista non solo pensando ma anche operando nel bene, afferrando il destino e maturando l\u2019esistenza come essenza della vita, nel senso della propria costanza e della coscienza di se. La vita conduce a riflessioni su ci\u00f2 che in essa \u00e8 contenuto, su ci\u00f2 che contiene, e su ci\u00f2 che si vorrebbe contenesse. Riflettere fa sorgere dubbi e, se si vuole veramente che i valori della vita si affermino sui dubbi, \u00e8 necessario essere sinceri con se stessi e dare al pensiero lo spazio del sapere, della verit\u00e0, della fede e della Misericordia.<br \/>\nHo lottato a petto in fuori e a mani nude contro i duri e spietati fortilizi del carcere che mi hanno assaltato e per non soccombere ho brandito le armi del pensiero, dello scrivere, del rispetto delle istituzioni, della fiducia nella giustizia, dell\u2019amore, della speranza e della fede. Non mi sono mai perso d\u2019animo e giorno dopo giorno, per 1780 giorni, ho capito che il carcere andava cedendo alle mie resistenze, alla mia voglia di farcela, sino a vederlo diventare inquieto e confuso e persino meno cattivo e persino fecondo. La sua vocazione ad escludere, a vietare, a soggiogare, a sua indole inumana, e soprattutto l\u2019umanit\u00e0 che invece lo vive, hanno finito per nutrire le mie speranze: cos\u00ec ho vinto.<br \/>\nA mia moglie, ai miei figlie e a mia madre, non ho mai raccontato del mio dolore nel carcere, dell\u2019abisso in cui sono stato per 5 anni, ho detto solo dell\u2019amore e della speranza e di come e dove l\u2019abbia trovata; se avessi detto la cruda verit\u00e0 avrebbero sofferto ancora di pi\u00f9 del gi\u00e0 tanto che hanno sofferto.<br \/>\nIn carcere ho sviluppato la facolt\u00e0 che ogni uomo ha a vivere insieme a se stesso, a dialogare con se stesso, a pensare. Il pensiero \u00e8 diventato il mio dialogo senza suoni, della mia anima con se stessa, ed in questo dialogo ritrovato ho potuto mantenere e difendere il mio essere uomo.<br \/>\nL\u2019umanit\u00e0 e la dignit\u00e0 di essere persona, ancorch\u00e8 detenuta, ha trovato nel dialogo silente con me stesso la sua capacit\u00e0 di alimentarsi. Pensando ho potuto sviluppare la capacit\u00e0 di vivere questa drammatica e avversa esperienza in modo razionale, senza essere travolto da emozioni paure, anzi valorizzandole.<br \/>\nLa paura bussava nel mio animo, il coraggio apriva e la paura non c\u2019era. E\u2019 molto preoccupante e cattivo quello che stanno facendo i terroristi, ma \u00e8 triste confondere, non so quanto in buona fede e quanto in male fede, i terroristi con gli islamici. Secondo il governo, le carceri sarebbero luoghi da tenere in particolare attenzione perch\u00e9 a rischio alto di proselitismo. A me, che ho vissuto in carcere per 5 anni pare invece che sia pi\u00f9 alto il rischio di una azione discriminatoria verso gli islamici che il loro rischio di proselitismo.<br \/>\nIo ho pregato insieme con il mio compagno di cella Jalal e guardavo i gabbiani, simboli di libert\u00e0 volare dentro le mura del carcere che invece imprigiona la libert\u00e0.<br \/>\nLa fede \u00e8 libera non pu\u00f2 essere imprigionata e non deve essere strumentalizzata, neanche se appartiene ad un detenuto, sia esso cristiano o di fede islamica, sia che creda in Cristo sia che creda in Allah. Ho continuato a pregare insieme al mio buon amico e compagno Jalal, abbiamo pregato con la stessa intensit\u00e0 e con le stesse intenzioni per le vittime del terrorismo e abbiamo pregato nello stesso modo. Di diverso soltanto il mio sguardo rivolto al cielo dove c\u2019erano i gabbiani e quello di Jalal rivolto verso il muro della cella in direzione La Mecca.<br \/>\nPensando sono riuscito a camminare e attraversare un terreno scivoloso, impervio, insidioso, terribile, senza cadere. Mi sono impegnato a dare un pensiero alto alla mia sconfitta e non a farmi abbassare da essa. Mi sono impegnato ad accantonare la disperazione, il risentimento, e solo dopo averli vinti ho potuto ben guardare la realt\u00e0, affrontarla, viverla, superarla.<br \/>\nIl carcere patito \u00e8 una immagine che il tempo non cancella, un\u2019orma che rimane per sempre nel cuore e nello spirito. Adesso so quello che voglio: voglio che la luce non si spenga mai pi\u00f9.<br \/>\nSulla politica ho gi\u00e0 detto che non voglio dare giudizi, dico solo mi pare che chi sta governando \u201cEtiam periere ruinae\u201d e che questa non \u00e8 la politica che conosco, la cattiveria \u00e8 sempre pi\u00f9 protagonista e c\u2019\u00e8 molta pi\u00f9 ipocrisia. Non credo abbia meno cose da nascondere, ha solo cambiato nascondiglio e ha<br \/>\ninventato nuovi metodi per nascondere. Dico che sono preoccupato per la nostra Terra.<br \/>\nLa mia Sicilia dove finzione e realt\u00e0 si confondono sino a fondersi, che mi ha dispensato gioie e dolori, che mi ha fatto innamorare, che donandomi la vita mi ha incamminato verso la morte. Terra che non potr\u00f2 mai smettere di amare.<br \/>\nPorto nel mio cuore il dolore e il rimorso di non essere riuscito a salutarmi con pap\u00e0 prima della sua ascesa al cielo. Lui che non riusciva a congedarsi senza prima offrire il suo saluto e la sua gentilezza neppure con chi veniva a notificare i miei atti giudiziari.<br \/>\nSono sicuro mi ha perdonato, l\u2019amore di un padre perdona tutto. Sento il bisogno di tornare nella casa paterna, nella strada che mi vide bambino, in questi anni il pensiero vi \u00e8 tornato spesso. Seppur siano passati tanti anni sono segnato dalla loro forza indelebile, dal loro desiderio. Mia madre che non mi hanno fatto riabbracciare mi aspetta. Quando il giudice \u00e8 terzo costituisce la garanzia della libert\u00e0 e la tutela dell\u2019uomo e non rende schiavo n\u00e8 il dovere n\u00e8 il diritto e fortifica in ognuno di noi l\u2019idea di giustizia. L\u2019ingiustizia \u00e8 una pericolosa malattia del nostro sistema giudiziario e credo purtroppo non sar\u00e0 facile trovarne le cure.<br \/>\nCi resta la libert\u00e0 di accettare la nostra situazione e di dolercene, di non mollare.<br \/>\nIl giorno prima di uscire dal carcere i miei compagni detenuti hanno fatto una semplice festa di saluto. Italiani, europei, extracomunitari, cristiani, islamici, senza dio, forzuti, emaciati, tatuati, teste rasate, con fine pena a termine, \u201cfine pena mai\u201d, giovani, vecchi, ma tutti pur sempre uomini.<br \/>\nHanno voluto salutarmi a modo loro, hanno cantato HURRICANE di Bob Dylan. L\u2019ultima parte l\u2019hanno cantata abbracciandomi. Mi sono commosso come non mai. E\u2019 impossibile descrivere quello che ho provato quando ho messo piede fuori dalla prigione, ho avuto una irresistibile voglia di urlare.<br \/>\nMai avevo provato una sensazione cos\u00ec intensa e forte, cos\u00ec mia di libert\u00e0, una gioia immensa di possesso di una nuova libert\u00e0. Credo di avere capito solo in quel momento il vero significato della libert\u00e0, in quel momento ho sentito forte il valore e il senso di essere un uomo libero. Ho avuto voglia di piangereinsieme alla gioia sfrenata ed ho avvertito dentro di me con chiarezza la conferma che era un gran bene riconquistare la libert\u00e0 e tornare insieme ai miei affetti e alla mia vita.<br \/>\nLa vita si alimenta vivendola e la si da valore donandola.<br \/>\nPosso dire di avercela fatta a superare il carcere. Non \u00e8 stato facile e non era scontato che ci riuscissi mantenendo sana la mente e integro il cuore. Il carcere mi ha tolto tante cose e mi sono mancate, ma non mi ha tolto l\u2019amore della mia famiglia, ne ho avuto e ne ho dato tanto ed amo sempre di pi\u00f9 la miaSicilia e il nostro Paese. Per vincere il carcere mi sono stati utili il senso delle Istituzioni, il rispetto per la giustizia, e soprattutto la fede.<br \/>\nIn questa vittoria c\u2019\u00e8 il contributo di affetto e di amicizia delle tante persone che mi vogliono bene e che non mi hanno lasciato solo.<br \/>\nMolte persone comuni mi hanno voluto bene e me ne vogliono e credendo nella mia buona fede mi hanno difeso. Pochi politici, pochi rappresentanti pubblici e poca stampa mi hanno difeso, la gran parte, seppur credendo che io non abbia mai favorito la mafia anzi la abbia avversata, non lo hanno fatto, potevano farlo e avrebbero dovuto ma hanno avuto paura di essere catalogati\u2026 additati.<br \/>\nLi capisco e li giustifico ma io non mi sarei comportato cos\u00ec.<br \/>\nOggi \u00e8 un bel giorno, il 1\u00b0 di una nuova vita, sento che la sua luce squarcia le tenebre di lunghi 5 anni. E\u2019 bello respirare la libert\u00e0 ma non voglio scordare. Ho detto quello che mi sentivo di dire, sono contento per essere tornato libero ma sono molto provato, adesso ho bisogno di stare con la mia famiglia e di dedicarmi alle mie cose\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSono passati 1780 giorni da quando la mattina del 22 gennaio del 2011 ho intrapreso la strada chiusa, non ho imprecato contro alcuno, non mi sono appellato alla sorte. 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