{"id":4070,"date":"2016-01-02T09:14:12","date_gmt":"2016-01-02T09:14:12","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=4070"},"modified":"2016-01-02T11:15:16","modified_gmt":"2016-01-02T11:15:16","slug":"4070","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=4070","title":{"rendered":"Il fascino pittorico del sangue"},"content":{"rendered":"<p>Tra manzi e agnelli squartati l&#8217;arte porta i sogni<br \/>\nal macello. Da Carracci a Bacon una sfida alla forma<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/rembran.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/rembran-150x300.jpg\" alt=\"\" title=\"rembran\" width=\"150\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4074\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/rembran-150x300.jpg 150w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/rembran.jpg 159w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il primo fu quel genio tormentato di Annibale Carracci: in pieno clima manierista, quando tutti gli altri pittori si esercitavano nell&#8217;elaborazione di incomprensibili allegorie e in estenuate ripetizioni dei modelli raffaelleschi e michelangioleschi, lui tornava allo studio dal vero e a soggetti per capire i quali non c&#8217;era bisogno del manuale di iconografia. Nascevano cos\u00ec, nei primi anni Ottanta del Cinquecento, le due stupefacenti versioni della Bottega del macellaio. Mestiere fra i meno onorevoli, all&#8217;epoca e per\u00f2 mestiere dello zio, che i cugini Agostino e Ludovico si erano ben guardati dal portare mai sulla tela. Annibale, invece, che era un tipo eccentrico e, a differenza degli altri artisti che aspiravano a elevare il proprio rango sociale, non si vergognava di affermare la qualit\u00e0 artigiana del suo lavoro e rifiut\u00f2 sempre di integrarsi nei ceti superiori, trov\u00f2 affascinante indulgere nella descrizione di un bue e di un agnello squartati. Anzi, il gesto del macellaio che prende il coltello dalla cintola, \u00e8 addirittura un chiaro rimando a quello del cavaliere che sfodera la spada.<\/p>\n<p>\u00abMacelleria\u00bb di CarracciCon i suoi due quadri, Annibale cambiava completamente il tono al soggetto della macelleria che, dai suoi primi esempi fiamminghi, era legato a un intento comico con allusioni grevi e volgari come \u00e8 evidente anche nella Macelleria di Bartolomeo Passerotti dipinta nella stessa Bologna, poco prima di quella di Annibale. Era appunto tutta un&#8217;altra cosa, come la differenza che passa fra una commedia carnevalesca rispetto a una cronaca.<br \/>\nDopo Annibale, il soggetto vir\u00f2 definitivamente verso un uso e un significato sempre pi\u00f9 severi finch\u00e9, circoscritto al solo particolare del bue squartato, divent\u00f2 quasi un tema da meditazione, un memento mori pi\u00f9 inquietante della consueta formula con teschio e clessidra. E proprio come per la rappresentazione del teschio, anche quella del bue squartato, venne vissuta dai pittori, innanzi tutto, come una prova di virtuosismo.<\/p>\n<p>\u00abBue macellato\u00bb di RembrandtIl pezzo di bue \u00e8 un saggio di bravura in cui l&#8217;artista si cimenta per il piacere stesso della sfida. In primis perch\u00e9 si tratta di un soggetto privo di fascino, poi quasi di un monocromo e infine perch\u00e9 il quadro non mostra alcun piatto di quel menu (figure, invenzioni, storie, ritratti) da cui convenzionalmente si pu\u00f2 assaggiare la bravura del pittore. Si gioca senza trucchi, senza abbellimenti, senza rete.<br \/>\nInutile dire che, fra tutti i pittori del Seicento che si esercitano nelle nature morte, chi accetta la sfida pi\u00f9 radicale si chiama Rembrandt. Affascinato dall&#8217;enorme carcassa di un intero bue, ci si butta a capofitto: non gli interessa pi\u00f9 dipingere una storia (una macelleria o un pezzo di carne in una composizione di selvaggina). Gli importa solo e solamente del bue con tutte le variazioni di rosso sangue da inseguire. Il suo Bue squartato del 1655 \u00e8 pittura pura, fatta di ricerca degli impasti giusti, delle pennellate che si trasformano nei diversi spessori di grasso, tendini, muscoli. Toccher\u00e0 ad altri, sembra dire nella concentrazione furiosa di quel corpo a corpo, chiosare quel lavoro con tutti i significati che vorranno dargli.<\/p>\n<p>\u00abTre studi per una crocifissione\u00bb di Francis BaconE cos\u00ec anche Rembrandt, come gi\u00e0 Annibale Carracci, diventa a sua volta caposcuola. Pi\u00f9 tardi Goya, con la sua natura morta da tavolo di pezzi di costato, non sar\u00e0 altrettanto coraggioso, anche se ugualmente sublime nella mancanza di commento. E infatti, all&#8217;inizio del Novecento, il lituano Cha\u00efm Soutine si rif\u00e0 direttamente a Rembrandt, aggiungendo per\u00f2 il pathos espressionista. Da quel momento l&#8217;interpretazione drammatica diventa il senso del soggetto e in tale contesto entra da protagonista nel Tre studi per una crocifissione di Francis Bacon dove il corpo dell&#8217;uomo sventrato \u00e8 rappresentato come un tutt&#8217;uno con un quarto di bue penzolante dal soffitto.<br \/>\nInfine, come sempre succede quando l&#8217;intera gamma delle possibilit\u00e0 formali e espressive viene scalata fino al suo esaurimento, si torna indietro. L&#8217;ha fatto Jannis Kounellis che nelle sue installazioni severe e laconiche ha appeso pezzi di carne vera ritirando cos\u00ec ogni mediazione fra l&#8217;oggetto e la sua rappresentazione e superando d&#8217;un solo balzo l&#8217;assertivit\u00e0 scientifica di Rembrandt e la cronaca di Carracci: la carne \u00e8 la carne.<\/p>\n<p>Francesca Bonazzoli<br \/>\n17 febbraio 2012, corriere della sera<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra manzi e agnelli squartati l&#8217;arte porta i sogni al macello. 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