{"id":4163,"date":"2016-03-07T14:57:54","date_gmt":"2016-03-07T14:57:54","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=4163"},"modified":"2016-03-07T15:19:04","modified_gmt":"2016-03-07T15:19:04","slug":"dedicato-alle-donne-dal-mio-caro-maestro-emerico-giachery","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=4163","title":{"rendered":"Dedicato alle donne, dal mio caro Maestro Emerico Giachery"},"content":{"rendered":"<p>ELOGIO  DELLE  DONNE (CON PRELUDIO ONIRICO-MUSICALE)<br \/>\ndi Emerico Giachery<br \/>\n    Diversi anni fa, per ben due volte, l\u2019inconscio, attraverso il sogno, richiam\u00f2 il Tannh\u00e4user. Pur amando Wagner, non ho un interesse specifico per quest\u2019opera, che conquist\u00f2 Baudelaire, quando fu rappresentata a Parigi nel 1860. Ricorder\u00f2 solo che la geniale Ouverture, splendidamente eseguita a Roma con l\u2019orchestra di Berlino guidata dalla mistica bacchetta di Willhelm Furtw\u00e4ngler nei primi anni del dopoguerra, rappresent\u00f2 per me un\u2019autentica rivelazione, un \u201cevento\u201d. Nel tempo in cui si espressero i due sogni, ascoltati e registrati con partecipe interesse, dell\u2019opera mi attrasse il cammino di purificazione e di iniziazione, che rispecchia il nostro itinerario verso il S\u00e9. <\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/donna-255x300.jpg\" alt=\"donna\" width=\"255\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4164\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/donna-255x300.jpg 255w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/donna.jpg 412w\" sizes=\"auto, (max-width: 255px) 100vw, 255px\" \/><\/p>\n<p>L\u2019opera wagneriana \u00e8 ricca di spunti simbolici, di emozionanti archetipi. Anzitutto il monte di Venere, Venusberg, con la sua seduzione; e, contrapposta, Elisabetta, portatrice di redenzione (classica antitesi del Femminile, che culmina nel rapporto Eva-Maria). Inoltre: il pellegrinaggio verso Roma, forte emblema di centralit\u00e0, e sede storica convalidata del Sacro (evidente ormai l\u2019importanza del Sacro nella mia esperienza sia esistenziale sia saggistica). Infine, la possibilit\u00e0 di rinnovamento, di rigenerazione espressa dal bastone pastorale che dovrebbe verdeggiare come una pianta viva.<br \/>\n    Con un\u2019immagine di templare-trovatore-pellegrino \u2013 archetipo per uso personale molto affine a Tannh\u00e4user \u2013 mi sono a lungo identificato in anni giovani; e forse non ho mai cessato di essere l\u2019antico Minnes\u00e4nger pellegrino sulla via del Sacro. Fermiamoci per un attimo sulle immagini emerse nelle poche righe che precedono: Venere, Elisabetta, e l\u2019importanza centrale del femminile, e il duplice volto del femminile, e la strada da percorrere per realizzare se stessi, e la dominante presenza del sacro, e la musica in cui tutta la leggenda, la fabula, \u00e8 immersa, e insieme trascesa, dal genio wagneriano.<br \/>\n    A questo punto, ecco tornare alla mente un sogno lontano, che mi era sembrato a suo tempo molto significativo. Sul mio cammino appariva una targa stradale con la scritta Via musica, ed era una strada che convergeva con una Via Eva, allusione sin troppo evidente all\u2019archetipo di un Eterno Femminino non sublimato, ma comunque primigenio, direi assoluto. Musica aveva quasi connotato di aggettivo, come nei musici concenti di Leopardi. Mi pareva che nel sogno Via musica fosse seguita da un ad, con l\u2019indicazione di una destinazione. Quale la meta indicata dalla preposizione ad? L\u2019avevo purtroppo dimenticata al risveglio, ma la sapevo cos\u00ec essenziale per la mia vita, che osai integrare con Deum: addirittura Via ad Deum. Perch\u00e9 no, se si ricomincia a parlare, anche da teologi, di Via pulchritudinis? Certo, nel mio cammino e destino la via \u201cmusica\u201d, o anche \u201cmusaica\u201d, via delle Muse, della epifanica bellezza e della orfica armonia, mi ha addotto ad approdi capaci di offrirmi \u00abquel cibo che solum \u00e8 mio et ch\u2019io nacqui per lui\u00bb. La Via Eva, allora? Beh, in una delle sue pagine pi\u00f9 fervide e da me predilette, il Proemio alla Quarta Giornata del Decameron, Boccaccio, che se ne intendeva, ci ha insegnato che \u00able Muse son donne\u00bb. Come d\u2019altronde lo sono le Cariti, o Grazie. Quanto alla confluenza musicale, cosa si pu\u00f2 immaginare di pi\u00f9 femminile del celebre quadro di Gustav Klimt, dipinto in due versioni (di cui una perduta) e intitolato Allegoria della musica?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/k.jpg\" alt=\"k\" width=\"254\" height=\"198\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4167\" \/><\/p>\n<p>    Piccolo preludio onirico-musicale, si direbbe, quello che precede, in cui la musica, per impulso incoercibile dell\u2019inconscio, converge con la Donna. \u00c8 piacevole soffermarsi un po\u2019 in questo ameno soggiorno tra Muse e Donne. Boccaccio aiuta con la sua splendida pagina. Pagina che \u00e8 un elogio delle donne, da me condiviso in pieno. A dire il vero un elogio delle donne piacerebbe molto anche a me scriverlo, non fosse che per controbattere lo scandaloso maschilismo imperversante in tanta parte del mondo, spesso ancorato a capziosi supporti giuridici e religiosi: alle \u201cquote rosa\u201d per fortuna copiose nei nostri parlamenti sarebbe difficile attenersi all\u2019assurda ingiunzione \u00abtacciano le donne nelle assemblee\u00bb, I, Corinzi, 14,34 , o accettare senza eventuali precisazioni l\u2019inizio del versetto 38 della Sura IV: \u00abLa donna \u00e8 inferiore all\u2019uomo\u00bb. Tanto pi\u00f9 che gli abituali partecipanti a dimostrazioni, marce e cortei sembrano (o sbaglio?) scarsamente interessati alla condizione della donna, al suo asservimento violento, alla sua disparit\u00e0 giuridica in troppi paesi. Eppure si tratta di uno dei pi\u00f9 dolenti problemi della comunit\u00e0 umana. Jung, per quel che ricordo, ha affermato che ci sar\u00e0 equilibrio nel mondo soltanto quando la donna acquister\u00e0 la pienezza dei suoi diritti e della sua piena presenza.  <\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Gustav_Klimt_Allegoria_della_scultura_dettaglio.jpg\" alt=\"Gustav_Klimt_Allegoria_della_scultura_dettaglio\" width=\"286\" height=\"292\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4169\" \/><\/p>\n<p>Ma a indurmi a scrivere un elogio delle donne e della Donna sarebbe un movente molto pi\u00f9 profondo e personale, che apparir\u00e0 nelle pagine seguenti. Fatto sta, tuttavia, che per un uomo scrivere, senza \u00abn\u00e9 risentimenti, n\u00e9 illusioni, n\u00e9 astrazioni teoriche\u00bb, sulla donna, cos\u00ec diversa da lui e in molti aspetti opposta, \u00e8 impossibile, secondo Jung (qualche eccezione per gli autori di Antigone e di Ph\u00e8dre, per Flaubert, per Tolstoi, e via dicendo, possiamo anche farla!). Questo l\u2019ho imparato scartabellando tra i non pochi volumi junghiani della mia biblioteca, in cerca dell\u2019importante affermazione citata poche righe sopra, che peraltro corrisponde alla concezione del grande maestro della psicologia analitica. Ma \u00e8 stato come cercare un ago in un pagliaio. Ecco, per\u00f2, che dal saggio La donna in Europa \u00e8 emersa un\u2019asserzione, che spero profetica. La traduco per offrirla ai lettori e specialmente alle lettrici, destinatarie privilegiate di queste pagine: \u00abLa donna d\u2019oggi ha dinnanzi a s\u00e9 un enorme compito culturale che prepara forse l\u2019alba di un\u2019era nuova\u00bb.<br \/>\n       Rivolgendosi alle donne in prima persona, Boccaccio scrive cos\u00ec: \u00abio, il corpo del quale il Ciel produsse tutto atto ad amarvi, et io dalla mia puerizia l\u2019anima vi disposi, sentendo la virt\u00f9 della luce degli occhi vostri&#8230;\u00bb, e cos\u00ec via. Incline per indole a sogni cavallereschi (ecco gi\u00e0 riaffacciarsi l\u2019archetipo del cavaliere evocato poco fa), e perci\u00f2 molto pi\u00f9 affine a Federigo degli Alberighi (Giornata Quinta, Novella Nona) che non al malizioso Boccaccio del testo qui ricordato, nella \u201cmia puerizia\u201d, collezionavo comunque \u201cfidanzate\u201d. Fu precoce, in un cantuccio recondito di casa, il primo bacio, censurato da un intervento materno. Erano tempi di ottusi moralismi, di deleteria repressione di cos\u00ec spontanei e gentili atti di fresca vita. (Non ci si creder\u00e0: il 18 marzo 1666 papa Alessandro VII aveva stabilito che persino i baci \u00abdati per il solo diletto sensibile\u00bb possono spedire dritti dritti all\u2019inferno!). Quanti anni, troppi, troppi, per arrivare al secondo bacio e inaugurare la nuova serie!<br \/>\n         \u00abLa virt\u00f9 della luce degli occhi vostri\u00bb, scrive dunque Boccaccio. Poi enumera molte altre qualit\u00e0 femminili pi\u00f9 concrete, che apprezzo \u2013 c\u2019\u00e8 bisogno di dirlo? \u2013 ma qui non rievoco. Studioso appassionato, negli ultimi anni, della luce, del grande motivo della luce, sia in poesia sia nella simbolica dello spirito, mi approprio, per ora, di quella \u201cluce\u201d muliebre, che ai miei occhi nasceva da fondo d\u2019anime, attingeva all\u2019essenza perenne del Femminile: quasi sostanza cosmica. Anche senza arrivare a divinizzarla, come fanno i versetti del Tantra: \u00abLa donna \u00e8 il creatore dell\u2019universo. \/ \u00c8 il vero corpo dell\u2019universo. \/ Non c\u2019\u00e8 felicit\u00e0 come quella che d\u00e0 la donna\u00bb.<br \/>\n          Mi riconosco in pieno in un verso di Petrarca cos\u00ec caro ad Ungaretti e per lui cos\u00ec esemplare, da definirlo una volta il pi\u00f9 bel verso che mai sia stato scritto: \u00abE m\u2019\u00e8 rimasa nel pensier la luce\u00bb. Da alcune incarnazioni dell\u2019Eterno Femmino, ma solamente da \u00abcoloro che sono gentili e che non sono pure femmine\u00bb (Vita Nuova, XIX), m\u2019\u00e8 pervenuta tanta luce, tanta poetica luce. Un destino di timido Tantalo ha fatto s\u00ec che di solito gli oggetti d\u2019amore sfuggissero, inseguiti anche in paesi lontani. Dissoltasi, col fluire del tempo e della vita, l\u2019ombra sofferta della privazione e della rinuncia e delle attese struggenti e vane, \u00e8 rimasta la luce.<br \/>\n            Petrarca, Simone Martini e i germi d\u2019alta nobilt\u00e0 e civilt\u00e0 dello spirito d\u2019una Toscana che \u00e8 al contempo Europa generano il volo (\u00abVola alta, parola, cresci in profondit\u00e0&#8230; sii \/ luce, non disabitata trasparenza&#8230;\u00bb) di un toscano europeo che ha riletto Dante accanto a Mallarm\u00e9: Mario Luzi. \u00abEd ecco che salvifica interviene la luce, legata per\u00f2 alla figura di una donna, affiorante di notte in notte\u00bb. Un teologo aperto, come tutti dovrebbero essere, alla bellezza, saluta cos\u00ec i versi del poema Il pensiero fluttuante della felicit\u00e0 dal volume Su fondamenti invisibili:<\/p>\n<p>                                                    Finch\u00e9 una luce senza margini d\u2019ombra<br \/>\n                                                    illumina l\u2019oscurit\u00e0 del tempo,<br \/>\n                                                    risale ad uno ad uno i suoi tornanti<br \/>\n                                                    e m\u2019accorgo di te entrata nella mia vita&#8230;  <\/p>\n<p>         (Scorre scorre il cammino della vita; ma ecco, non previsto, un appuntamento del destino&#8230;)<br \/>\n         \u201cA Noemi, che \u00e8 dono e luce\u201d: \u00e8 questa, non poteva essere che questa, la dedica del primo libro pubblicato dopo l\u2019unione sacra con la donna del mio destino e della mia vita. Dopo pi\u00f9 di un trentennio vissuto insieme, la riscriverei con le stesse parole. La luce, quando si manifesta non solo come bagliore, ma anche come continuit\u00e0 e durata, acquista particolari modalit\u00e0 e qualit\u00e0. Il dono di luce si diffonde nel quotidiano per conferirgli significato e sapore. Avvalora la condivisione, che arricchisce le occorrenze del vivere (\u00abil partage \u00e8 ci\u00f2 per cui siamo nati\u00bb, scriveva, e praticava, il grande amico d\u2019anni giovani Eug\u00e8ne Kuttel, deputato a Berna). Bellezza di un luogo bello visto insieme, di un\u2019opera bella ammirata insieme: quella bellezza era l\u00ec proprio per aspettare noi due; e per che altro, senn\u00f2? Altra cosa importante da tener presente: commentata a due voci, con scambio di sensazioni e di impressioni, l\u2019esperienza della bellezza si potenzia in pienezza e in senso.<br \/>\n         Non pi\u00f9 giovani (stavo per aggiungere \u2018ahim\u00e8\u2019, ma no, no, sarebbe ingratitudine verso il destino), seduti quietamente, vis \u00e0 vis, in un locale accogliente e gentile, come lo vedo sempre bello il viso di lei! Nel fluire della vita, il dono di luce compenetra le mille attenzioni e premure, e la tenerezza discreta di certi gesti e sguardi, che vorrei \u2013 e purtroppo non sono \u2013 esser sempre capace di cogliere e apprezzare nei minimi particolari, e prontamente ricambiare. Chiss\u00e0 di quante provvide attenzioni e premure oblative non ho neppure contezza: sbocciano nel silenzio, anche in mia assenza o in momenti di mia inadeguata ricezione. Nulla per\u00f2 va perduto. Tutto si fonde in aura, in essenza di vita, e si respira con l\u2019anima.  Chi respira, si sa, non si accorge neppure di respirare; ma l\u2019anima ne resta misteriosamente ossigenata.<br \/>\n        Ogni distrazione dietro un pensiero che abusivo ci occupa, quando invece uno sguardo di tenerezza cerca e chiama il nostro, \u00e8 mancanza non veniale. Prendersi il proprio tempo: nemica \u00e8 la fretta, il rimo alienante delle nostre vite, anche contro saggi propositi. Ogni occasione di luce, anche piccola (ma no, non ne esistono di piccole) da costruire e vivere in due va colta e tenuta ben stretta e conservata poi gelosamente come \u201cricordo di luce insieme\u201d da rigodere, in aroma e senso, nell\u2019avvenire. \u00c8 irripetibile e sacra. Sacra verso la Vita.<br \/>\n          La mia \u201cfotologia dell\u2019anima\u201d insegna che la luce del \u201cdue insieme\u201d (uniti e distinti) della coppia integrata ha maggiori possibilit\u00e0 di operare beneficamente su altri, di generare atti e climi positivi intorno a s\u00e9. <\/p>\n<p>                             Il \u201cmotivo coniugale\u201d diffonde una melodia delicata. Lo so bene. Quel motivo, ora, lo sento crescere di intensit\u00e0, tra le cadenze della scrittura, e potrei lasciarlo cantare ancora un poco. Ma gli si addicono toni discreti e sommessi, timbri vellutati. Metto la sordina alla piena del cuore.<br \/>\n          Prendo di nuovo a braccetto l\u2019amico Boccaccio, lui cos\u00ec malizioso, io cos\u00ec candido e ben lieto di esserlo. Per concludere, mi riallaccio a uno spunto iniziale. Anche dalle donne che mi hanno donato non molto pi\u00f9 che immagini da sognare, da ricordare dolcemente, da desiderare ardentemente, da associare a progetti di vita non realizzati \u2013 a volte anche la distanza e l\u2019assenza hanno una propria musica, raffinano il sentire, cesellano l\u2019anima \u2013 m\u2019 \u00e8 pervenuta luce. A volte soltanto un bel sorriso, un bel sorriso convinto di donna (come del resto quello di un bambino felice) pu\u00f2 accrescere la durata della vita. Ne \u00e8 scaturito, verso l\u2019Eterno Femminino, un flutto di gratitudine da tesaurizzare con gioia. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ELOGIO DELLE DONNE (CON PRELUDIO ONIRICO-MUSICALE) di Emerico Giachery Diversi anni fa, per ben due volte, l\u2019inconscio, attraverso il sogno, richiam\u00f2 il Tannh\u00e4user. Pur amando Wagner, non ho un interesse specifico per quest\u2019opera, che conquist\u00f2 Baudelaire, quando fu rappresentata a Parigi nel 1860. 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