{"id":4244,"date":"2016-06-05T07:05:19","date_gmt":"2016-06-05T07:05:19","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=4244"},"modified":"2016-06-05T07:06:52","modified_gmt":"2016-06-05T07:06:52","slug":"il-bisogno-di-fotografia-sopravvivera-anche-allepoca-dei-selfie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=4244","title":{"rendered":"Il bisogno di fotografia sopravviver\u00e0 anche all&#8217;epoca dei selfie"},"content":{"rendered":"<p>La prima volta che vidi una fotografia di Ferdinando Scianna avevo dodici anni. Era una fotografia scura, di nebbia e religione. Al centro una bambina, vestita da suorina, con un grosso crocifisso di legno al collo e una corona di fiori in testa. Le mani erano consegnate a due adulti, di cui si scorgevano solo gli abiti neri. In fondo, dove lo sguardo si sperde, ombre a disegnare altri crocifissi e preti. Sembrava un frammento della mia infanzia meridionale, la Taranto della Settimana Santa. Invece era Enna, sempre durante il periodo Pasquale. Il fotografo di quello scatto, autore di altre decine e decine di foto destinate a fare la storia, era Ferdinando Scianna che anche oggi, a settantadue anni, \u00e8 una musica siciliana fatta di vocali aspirate e ricordi. \u201cQuell\u2019anno, era il 1964, a Enna c\u2019era una nebbia incredibile \u2013 mi racconta Scianna \u2013 e quando arrivai ero disperato. Si vedeva poco, quasi niente. Pensavo che le fotografie sarebbero state un disastro\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_4245\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-4245\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Sciascia-a-tavola-Foto-F.-Scianna-600x399-300x200.jpg\" alt=\"FRANCE, Paris.\" width=\"300\" height=\"200\" class=\"size-medium wp-image-4245\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Sciascia-a-tavola-Foto-F.-Scianna-600x399-300x200.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Sciascia-a-tavola-Foto-F.-Scianna-600x399.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-4245\" class=\"wp-caption-text\">FRANCE, Paris.<\/p><\/div>\n<p>E invece non fu cos\u00ec.<br \/>\nMa allora ero molto giovane, stavo cominciando a fare queste fotografie perch\u00e9 mi interessavano, volevo raccontare la Sicilia dove gli uomini sono isole dentro l\u2019isola. E dove la religione \u00e8 un momento in cui ci si incontra, ci si incontrava.<br \/>\nNacque cos\u00ec Feste Religiose in Sicilia, che venne pubblicato nel 1965 con un saggio di Sciascia. Fu un successo. Adesso, a distanza di 14 anni, ripubblica invece l\u2019intenso Obiettivo Ambiguo per i tipi di Contrasto. Come \u00e8 cambiato, intanto, il mondo?<br \/>\nNon \u00e8 pi\u00f9 lo stesso. I giorni adesso scompaiono, cambiano le logiche, c\u2019\u00e8 stata l\u2019esplosione dei social network. La relazione che abbiamo con la fotografia \u00e8 diventata un\u2019altra. Quel mondo antico che raccontai continua a esistere per\u00f2 nelle mostre, nei libri, nel lavoro delle persone.<br \/>\nA cosa era legato quel tempo?<br \/>\nLe cose non scompaiono facilmente. Le cose cambiano, ma non muoiono. Cambiano gli strumenti con il quale si realizzano, questo s\u00ec. Cambiano anche gli interlocutori, e il modo in cui le immagini vengono consumate.<br \/>\nE cosa non muta?<br \/>\nL\u2019esigenza che gli uomini hanno di guardare il mondo per cercare di capirlo, e di scoprirlo. La necessit\u00e0 di salvaguardare la narrazione, e la memoria a cui sono legate le cose.<br \/>\nCosa invece si trasforma?<br \/>\nQuelli che prima fotografavano il figlio alla festa di compleanno, adesso utilizzano il cellulare. Non si sono mai fatte foto private come adesso, eppure l\u2019album di famiglia non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. La foto adesso \u00e8 la descrizione di un momento. Il presente \u00e8 continuo, e la fotografia ne fa parte.<br \/>\nSiamo diventati all\u2019improvviso tutti fotografi?<br \/>\nI linguaggi non si svalutano a seconda della loro democratizzazione. La fotografia appartiene ai fotografi perch\u00e9 la fanno, ma sono i fruitori i veri proprietari.<br \/>\nNon la inquieta proprio niente allora di quest\u2019epoca moderna?<br \/>\nUna cosa s\u00ec: i selfie. Mi inquieta quando la fotografia viene usata come uno specchio per rimirare narcisisticamente se stessi, e non per guardare il mondo. Ma tramonter\u00e0 anche questa moda. Un tempo la televisione era al centro del focolare domestico. Negli ultimi quindici anni \u00e8 cominciato il suo tramonto. Dieci anni fa, una legge sui matrimoni non avrebbe avuto nemmeno una possibilit\u00e0 di essere approvata e invece adesso non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec.<br \/>\nLei che ne pensa di unioni civili e stepchild adoction?<br \/>\nTutti hanno il diritto di avere delle opinioni etiche, a condizione di non imporle all\u2019altro. Ormai sono un signore di settantadue anni, \u00e8 difficile cambiare idea, abbandonare i pregiudizi. Sono a favore delle unioni omosessuali, naturalmente, anche se la questione dell\u2019utero in affitto mi lascia perplesso.<br \/>\nPerch\u00e9?<br \/>\nE\u2019 solo a servizio di chi ha potere economico. E perch\u00e9 avere dei figli \u00e8 un desiderio. Non pu\u00f2 diventare un diritto.<br \/>\nTorniamo alla fotografia. Cosa cerca quando scatta?<br \/>\nLe mie gambe non ne vogliono pi\u00f9 tanto sapere, e scatto molto meno. Cerco una relazione con il mondo. La fotografia \u00e8 uno strumento. Mi serve per raccontare cosa amo, cosa detesto, le cose che mi incantano esteticamente, le cose che mi indignano moralmente e le cose che mi fanno pensare. Alla fine, provo a raccontare il mondo intorno a me.<br \/>\nQuando ha iniziato, cosa cercava?<br \/>\nLe stesse cose. La fotografia mi ha aiutato a sfuggire dal mio destino di ingegnere o di medico. Mi ha fatto provare le prime soddisfazioni narcisistiche.<br \/>\nCome scatta adesso?<br \/>\nAnche in digitale, perch\u00e9 il mondo cambia e bisogna andare con il mondo. E poi abbandonare gli acidi non \u00e8 stato un dispiacere. Anzi.<br \/>\nRitocca le sue foto?<br \/>\nNo, passano attraverso il pc con il quale faccio lo stesso lavoro che mettevo in pratica nella camera oscura. Al massimo modifico i colori.<br \/>\nE cosa pensa di chi ritocca?<br \/>\nSono perplesso e negativo. Penso che sia legittimo, ma non fotografico. Si tratta di una rottura con la cultura del documento e della memoria insita nella fotografia, che non dovrebbe avere niente a che fare con la tradizione del collage.<br \/>\nE adesso cosa prova quando fa una bella foto?<br \/>\nLe belle fotografie sono inutili. La buona fotografia, quella che ti fa pensare, \u00e8 quella che serve.<br \/>\nQual \u00e8 la sua pi\u00f9 buona fotografia?<br \/>\nNon lo so. Ho fatto pi\u00f9 di 1 milione di fotografie. E il 99% mi fanno schifo. Sono frutto di una reazione fulminea con la realt\u00e0, sono l\u2019impressione istintiva e momentanea. Quelle che ho salvato, magari mettendole in un libro, hanno un senso. Fotografando poi scopri che hai delle ossessioni, dei temi, delle cose che ritornano.<br \/>\nQuali sono queste cose?<br \/>\nAlcune sono di carattere formale, anche se non prettamente estetiche. Io sono un fotografo siciliano, e la luce in Sicilia \u00e8 tutto. Anche per questo ho imparato a guardare il mondo attraverso una dialettica luce-ombra. Il sole mi interessa perch\u00e9 fa ombra. Io cerco l\u2019ombra. Si tratta di una dialettica normativa, e anche morale. Un po\u2019 come ne La luce e il lutto, di Bufalino.<br \/>\nE i temi?<br \/>\nSono quelli che ho tradotto in libri. Le feste popolari, le persone che dormono, il cibo, le donne. Adesso sto preparando un libro sul gioco.<br \/>\nE cosa sta imparando?<br \/>\nChe la costruzione del mondo \u00e8 sempre pi\u00f9 simile a quella che avevo quando ero bambino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima volta che vidi una fotografia di Ferdinando Scianna avevo dodici anni. Era una fotografia scura, di nebbia e religione. Al centro una bambina, vestita da suorina, con un grosso crocifisso di legno al collo e una corona di fiori in testa. 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