{"id":4269,"date":"2016-06-28T09:13:19","date_gmt":"2016-06-28T09:13:19","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=4269"},"modified":"2016-06-28T09:13:23","modified_gmt":"2016-06-28T09:13:23","slug":"lattrattiva-amorosa-della-grazia-don-giacomo-e-don-jorge-mario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=4269","title":{"rendered":"L\u2019ATTRATTIVA AMOROSA DELLA GRAZIA, don Giacomo e don Jorge Mario"},"content":{"rendered":"<p>*Intervento di Lucio Brunelli, direttore di TV2000, al convegno in ricordo di don Tantardini \u201cLo stupore di un incontro\u201d promosso dalla diocesi italiana di Cassano allo Jonio il 26 giugno<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Il-cardinale-Bergoglio-con-don-Giacomo-Tantardini-in-una-foto-del-marzo-2009-300x183.jpg\" alt=\"Il-cardinale-Bergoglio-con-don-Giacomo-Tantardini-in-una-foto-del-marzo-2009\" width=\"300\" height=\"183\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4270\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Il-cardinale-Bergoglio-con-don-Giacomo-Tantardini-in-una-foto-del-marzo-2009-300x183.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/Il-cardinale-Bergoglio-con-don-Giacomo-Tantardini-in-una-foto-del-marzo-2009.jpg 433w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Ricordare don Giacomo significa per me raccontare la mia vita. Quando lo incontrai la prima volta avevo 20 anni e frequentavo il secondo anno della facolt\u00e0 di Scienze politiche a La Sapienza di Roma. Era il 1972. Tra il romanticismo utopico del maggio francese e gli incubi grigi degli anni di piombo. Eskimo e capelli lunghi, avevo aderito alla cellula \u201canarco-cristiana\u201d fondata da Saverio Allevato (i cui membri in realt\u00e0 eravamo solo noi due!): non tiravamo bombe  per\u00f2, eravamo piuttosto innocui, al massimo vendevamo in facolt\u00e0 il giornale degli anarchici \u201cUmanit\u00e0 nova\u201d; nelle assemblee studentesche Saverio citava le massime di Bakunin e il film su San Francesco della Cavani, io ero attratto dal Ges\u00f9 apocrifo cantato da Fabrizio de Andr\u00e9, ma avevo rotto da tempo \u2013 e pensavo per sempre \u2013 i ponti con la Chiesa. Non ne capivo pi\u00f9 il perch\u00e9.<\/p>\n<p>Don Giacomo aveva 26 anni. Un prete ragazzino. Non perse tempo a contestare le nostre idee ingenue. (Un po\u2019 anarchico in fondo lo era pure lui). Ci trovammo risucchiati nel turbinio della sua umanit\u00e0. Come quando vedi passare un treno meraviglioso, resti a bocca aperta, ci sali su, senza pensare ai bagagli che non hai avuto il tempo di fare e a dove quel treno ti porter\u00e0. La nostra vita fu messa sotto sopra. Tutto quello che di meglio avevo sognato per me e per il mondo sembrava improvvisamente diventare esperienza di vita. Qui ed ora. Lo stupore di un incontro: non potevate scegliere titolo pi\u00f9 giusto per questo vostro convegno.<\/p>\n<p>Quel treno mirabolante ci ha portato, dopo anni di viaggio e alcune giravolte drammatiche, a scoprire di pi\u00f9 la verit\u00e0 della vita. Ci ha portato a scoprire che la verit\u00e0 della vita \u00e8 racchiusa in uno sguardo. Nella coscienza dolorosa del limite (non saper voler bene, non saper essere felici) abbracciata dallo sguardo rigenerante di un Altro (con la A maiuscola). Ecco, don Giacomo ci ha fatto vedere quella che, commentando pi\u00f9 tardi Agostino, lui stesso definiva l\u2019\u201dattrattiva amorosa della Grazia\u201d. Vedere. Prima l\u2019abbiamo vista, poi con il tempo abbiamo appreso il suo nome.  Vista: in tanti volti, in tante storie tristi o liete.  E alla fine abbiamo anche capito che il vero capo macchinista di quel treno meraviglioso non era lui, don Giacomo, ma il buon Dio che tramite lui e quello che da don Giacomo era nato o che lo aveva preceduto, stava ben saldo ai comandi.<\/p>\n<p>Fra i tanti straordinari incontri vissuti durante il lungo viaggio iniziato nel 1972 c\u2019\u00e8 sicuramente quello con Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. Avvenne una trentina di anni dopo.  Ne fu strumento la rivista internazionale 30Giorni, di cui don Giacomo fu l\u2019anima ispiratrice e di cui Bergoglio era affezionato lettore. In particolare a farci scoprire il nuovo arcivescovo di Buenos Aires fu un reportage realizzato da Gianni Valente in Argentina, fra i sacerdoti delle \u201cvillas miserias\u201d. Il feeling fra don Giacomo e \u2018padre Bergoglio\u2019 fu immediato. Io ebbi la fortuna, con altri, di esserne testimone. Potrei raccontare tanti episodi. Qui ne riferisco solo uno. Inedito. A partire dal 2006 tenevo con molta semplicit\u00e0 una corrispondenza via mail con il cardinale di Buenos Aires. Lo avevo conosciuto l\u2019anno precedente e ne rimasi subito folgorato. Con lui condividevo i testi di alcuni miei articoli per il settimanale Vita o link a servizi che realizzavo per la tv (all\u2019epoca lavoravo al tg2).<\/p>\n<p>Il 25 gennaio 2007 gli inviai una mia recensione al libro di don Giacomo su Sant\u2019Agostino \u201cIl cuore e la grazia\u201d, da poco pubblicato da Citt\u00e0 nuova editrice. La risposta mi arriv\u00f2 cinque giorni dopo. Scrisse che aveva ricevuto la copia del libro e che si apprestava a leggerlo. La mia recensione gli era piaciuta. Ne trasse alcuni spunti per riflettere sulla forza del pensiero \u201ctensionante\u201d di Agostino (aperto alla Grazia) rispetto a quello \u201clineare\u201d della teologia scolastica (preoccupata di chiudere tutta la realt\u00e0 in categorie intellettuali). In particolare padre Bergoglio si soffermava su questo brano del libro di don Giacomo che avevo evidenziato nel mio articolo: \u201cSant\u2019Agostino arriva a dire, seguendo san Paolo, che tutta la dottrina cristiana senza la delectatio e la dilectio \u00e8 lettera che uccide. Non \u00e8 la cultura, neppure la dottrina cristiana, che pu\u00f2 stabilire un rapporto con un uomo per il quale il cristianesimo \u00e8 un passato che non lo riguarda. E\u2019 qualcosa che viene prima. Questo qualcosa che viene prima sant\u2019Agostino lo chiama delectatio e dilectio, cio\u00e8 l\u2019attrattiva amorosa della grazia\u201d.<\/p>\n<p>Bergoglio chiamava \u201cpensamento lineal\u201d quello che don Giacomo chiamava gnosi, ovvero la riduzione della fede cristiana a una conoscenza astratta, un discorso da possedere e applicare. Nella sua mail di risposta il cardinale mi scriveva:<\/p>\n<p>\u201cIn questo pensiero lineare non c\u2019\u00e8 posto per la delectatio e la dilectio, non c\u2019\u00e8 posto per lo stupore. Ed \u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 il pensiero lineare procede nella direzione contraria alla grazia. La grazia si riceve, \u00e8 puro dono; il pensiero lineare si vede in obbligo di dare, di possedere. Non pu\u00f2 aprirsi al dono, si muove unicamente a livello di possesso. La delectatio e la dilectio e lo stupore non si possono possedere: si ricevono, semplicemente\u201d.<\/p>\n<p>Siamo, \u00e8 bene ricordarlo, all\u2019inizio del 2007. Dopo gli attentati alle Torri gemelle nel cattolicesimo sembrano affermarsi correnti intellettualistiche che propugnano come inevitabile lo scontro di civilt\u00e0 con l\u2019Islam e vorrebbero una Chiesa-istituzione severa con la modernit\u00e0 sempre e solo su alcuni temi morali (vita, famiglia, etc.) mentre molta maggiore indulgenza si \u00e8 disposti a concedere quando si tratta di benedire guerre dagli esiti disastrosi in Medio oriente o teorie economiche liberiste che lasciano sul lastrico milioni di indigenti.<\/p>\n<p>Don Giacomo aveva in mente anche queste derive \u2018identitarie\u2019 o \u2018cristianiste\u2019 quando rileggeva in una chiave di attualit\u00e0 il De Civitate Dei di Sant\u2019Agostino. Nella recensione inviata a Bergoglio avevo sottolineato questo altro brano del libro di Tantardini:<\/p>\n<p>\u201cUna delle parabole evangeliche che Agostino pi\u00f9 cita \u00e8 la parabola della rete che raccoglie i cattivi e i buoni e che solo il giudizio ultimo separa. Perci\u00f2 citt\u00e0 di Dio e citt\u00e0 dell\u2019uomo non possono essere due istituzioni contrapposte\u2026 Non ci pu\u00f2 essere per esempio la Chiesa contro l\u2019islam\u2026 Non ci pu\u00f2 essere un mondo cattolico contro un mondo non cattolico\u2026 perch\u00e9 i cittadini delle due citt\u00e0 sono mischiati. Cos\u00ec all\u2019inizio del De Civitate Dei Agostino dice che quando si parla ai nemici della citt\u00e0 di Dio occorre sempre tener presente che, un istante dopo, toccati dalla grazia, possono diventare cittadini come noi, pi\u00f9 degni di noi\u201d.<\/p>\n<p>Nella sua mail datata 30 gennaio 2007, da Buenos Aires, Bergoglio non solo mostra di condividere questa lettura anti manichea di Agostino. Ma la arricchisce con nuove suggestioni, tratte dal Vangelo:<\/p>\n<p>\u201cLa parabola della rete con ogni tipo di pesce (che stanno assieme, poi si separano, ma fino al momento della separazione stanno assieme) bisogna leggerla assieme ad altre due parabole: quella del grano e la zizzania, e quella del pubblicano e del fariseo che pregano nel tempio. L\u2019essenza manichea del fariseo non lascia nessuna fessura perch\u00e9 vi possa entrare la grazia; basta a se stesso, \u00e8 autosufficiente, ha un pensiero lineare. Il pubblicano, al contrario, ha un pensiero tensionante che si apre al dono della grazia, possiede una coscienza che non \u00e8 sufficiente ma profondamente mendicante\u201d.<\/p>\n<p>Questa la conclusione di Bergoglio, che certo toccava una corda sensibile anche in don Giacomo:<\/p>\n<p>\u201cSan Paolo lo capiva quando si gloriava del suo peccato (era questa tutta la sua gloria). Poi, proprio da l\u00ec, fa il salto per gloriarsi nella Croce di N. S. Ges\u00f9 Cristo. E, con umilt\u00e0, pu\u00f2 confessare: \u201cpero fui tratado con misericordia\u2026 para que Jesu Cristo demostrara en m\u00ed toda su paciencia\u201d (cfr. 1Tim. 1: 12-15). In questo punto mi si spalanca il cuore e scopro che nella delectatio e nella dilectio c\u2019\u00e8 la pazienza di Ges\u00f9 Cristo, la pazienza di Dio. Grande Mistero questo\u2026 \u201c<\/p>\n<p>Idee e riflessioni che confluiranno poi nella prefazione scritta dal cardinale Bergoglio al nuovo libro di don Giacomo \u201cIl tempo della Chiesa secondo Agostino\u201d edito da Citt\u00e0 nuova. Era il 2009. Tre anni dopo don Giacomo moriva nella pace di Dio, stroncato da un male incurabile. Per pochi mesi non pot\u00e9 assistere all\u2019elezione del cardinale argentino a vescovo di Roma.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>*Intervento di Lucio Brunelli, direttore di TV2000, al convegno in ricordo di don Tantardini \u201cLo stupore di un incontro\u201d promosso dalla diocesi italiana di Cassano allo Jonio il 26 giugno Ricordare don Giacomo significa per me raccontare la mia vita. 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