{"id":4306,"date":"2016-08-04T10:30:27","date_gmt":"2016-08-04T10:30:27","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=4306"},"modified":"2016-08-01T10:38:17","modified_gmt":"2016-08-01T10:38:17","slug":"4306","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=4306","title":{"rendered":"Un carcere da spiegare a tutti"},"content":{"rendered":"<p>Un carcere da spiegare a tutti<br \/>\nLuigi Manconi <\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/carcer.jpg\" alt=\"carcer\" width=\"235\" height=\"215\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4307\" \/><\/p>\n<p>Qualche  decennio  fa,  mi  capit\u00f2  di  trascorrere  sei  o<br \/>\n  sette  mesi  in  varie  carceri  a  seguito  di<br \/>\nscontri di piazza con polizia e fascisti.<br \/>\nTempo dopo, i miei figli pi\u00f9 piccoli \u2013 non avevano<br \/>\nancora 10 anni &#8211; appresero incidentalmente<br \/>\nla  cosa  e  ne  furono  enormemente  stupiti.  Non  troppo<br \/>\n  spaventati  o  turbati:  stupiti,  s\u00ec.  La<br \/>\nspiegazione  loro  fornita  non  fu  brillantissima,  anche  se  resa  meno  complicata  (e  comunque<br \/>\nmeno mortificante) dal riferimento a vicende politi<br \/>\nche, delle quali tutto ignoravano ma di cui<br \/>\nqualcosa andavano apprendendo. Non avevo a disposizione, come \u201causilio didattico\u201d (si dice<br \/>\ncos\u00ec?), il libro \u201cIl carcere spiegato ai ragazzi\u201d scritto da Patrizio Gonnella e Susanna Marietti per<br \/>\nManifestolibri. Probabilmente le parole dei due autori sarebbero state pi\u00f9 adeguate di quelle da<br \/>\nme utilizzate, anche se l\u2019elemento della soggettivit\u00e0 paterna messa in gioco qualcosa avr\u00e0 pur<br \/>\nsignificato. Ma il problema resta irrisolto e non \u00e8<br \/>\n costituito esclusivamente dalla necessit\u00e0 di<br \/>\n\u201cspiegare ai pi\u00f9 piccini\u201d il sistema penitenziario.<br \/>\n La questione, piuttosto, \u00e8 quella l\u2019esistenza del<br \/>\nmale  e  della  necessit\u00e0  di  accettarlo  senza  subirlo.<br \/>\n  Gonnella  e  Marietti  fanno  una  scelta  di<br \/>\nverit\u00e0: non presentano ai loro lettori (direi 12-18<br \/>\n anni) il \u201ccarcere per ragazzi\u201d, censurato delle<br \/>\nsue dimensioni di abiezione e violenza, ma cercano<br \/>\n\u2013 e trovano \u2013 le parole per dire tutta la<br \/>\ngalera:  dalla  sua  funzione  sociale  alle  sue  poche  l<br \/>\nuci  e  alle  sue  moltissime  ombre.  Assai<br \/>\ninteressante  \u00e8  l\u2019analisi  della  composizione  della  popolazione  detenuta:  il  superamento  dei<br \/>\nluoghi comuni, in particolare quello che equipara tutti i detenuti a un pericolo sociale, consente<br \/>\ndi tracciare una mappa della popolazione detenuta che offre alcune sorprese. Oppure, a scelta,<br \/>\nuna granitica conferma di ci\u00f2 che risulta la pi\u00f9 tradizionale ed esatta interpretazione del ruolo<br \/>\nsociale del carcere. Insomma, il carcere \u00e8 oggi pi\u00f9<br \/>\n che mai ci\u00f2 che si \u00e8 voluto che fosse due<br \/>\nsecoli  fa.  Lo  strumento  pi\u00f9  rapido  ed  efficiente  di<br \/>\n  regolazione  sociale  e  di  disciplinamento<br \/>\nculturale. Il carcere \u00e8 il luogo della miseria e della spoliazione. Chi sta in carcere, in genere, \u00e8<br \/>\nun  delinquente,  ma  \u00e8  \u2013  nella  maggioranza  dei  casi  &#8211;<br \/>\n  un  delinquente  povero  o  poverissimo,<br \/>\nprivo di risorse materiali e immateriali, destinato<br \/>\n alla marginalit\u00e0 o all\u2019esclusione  dal sistema<br \/>\ndei diritti di cittadinanza. Stranieri, tossicomani, senza fissa dimora, malati cronici, affetti da<br \/>\ninfermit\u00e0 mentale o da patologia fisica o psichica.<br \/>\n Se questo \u00e8 vero, \u00e8 pressoch\u00e9 fatale che<br \/>\nquesta folla indistinta e indifesa, non garantita e<br \/>\n non tutelata, subisca processi di abbandono,<br \/>\nmortificazione e veri propri abusi, illegalit\u00e0, violenze. D\u2019altra parte, il sistema penitenziario \u00e8<br \/>\nanche un mondo sconosciuto, dotato di sui codici e<br \/>\ndi suoi linguaggi. Gonnella e Marietti ci<br \/>\naiutano  a  decifrare  questi  ultimi:  \u201cuna  lingua  strana,  da  un  lato  spaccona  e  smaliziata  e<br \/>\ndall\u2019altro sprovveduta e fanciullesca\u201d \u201cchi passa cella per cella con il carrello del cibo  (&#8230;) \u00e8 un<br \/>\n\u2018portavitto\u2019. Quando avr\u00e0 scontato la pena e sar\u00e0 alla ricerca di un lavoro non sar\u00e0 facile per lui<br \/>\npoter scrivere nel curriculum di aver svolto il mestiere che ha svolto. In italiano: il cameriere.\u201d<br \/>\nAttenzione a quel \u201cfanciullesca\u201d: il carcere pu\u00f2 es<br \/>\nsere letto come una macchina di regressione<br \/>\ninfantile. Quando visitai l\u2019istituto di Grosseto, anni fa, rimasi attonito di fronte a una struttura<br \/>\ndi  reclusione,  ricavata  da  un  edificio  del  periodo<br \/>\ngranducale.  Una  dimensione  tutta<br \/>\nminiaturizzata: la cappella sembrava un confessionale, le celle costringevano uno come me,<br \/>\nnon particolarmente alto, a chinare il capo, i corridoi come minuscoli ambulacri di una casa di<br \/>\nbambole. Vidi l\u00ec, plasticamente rappresentata, la t<br \/>\nendenza del carcere a \u201cinfantilizzare\u201d i suoi<br \/>\nospiti.  Si  pensi  solo  al  fatto  che,  il  fondamentale<br \/>\n  strumento  di  comunicazione  nei  confronti<br \/>\ndell\u2019autorit\u00e0  interna  &#8211;   e  insieme  uno  degli  oggett<br \/>\ni  pi\u00f9  citati  \u2013  \u00e8  chiamato,  chiss\u00e0  perch\u00e9,<br \/>\n\u201cdomandina\u201d. \u00c8 il modulo attraverso il quale il det<br \/>\nenuto formula le sue domande: di colloquio<br \/>\ncol direttore o di acquisto del cibo. Ma si tratta<br \/>\nsolo del segno pi\u00f9 visibile di una dimensione<br \/>\ncomplessiva:  la  privazione  della  libert\u00e0  corrispond<br \/>\ne  alla  dipendenza  dalla  libert\u00e0  (=potere)<br \/>\naltrui: per muoversi, per decidere del proprio temp<br \/>\no, per comunicare con altri. Com\u2019\u00e8 proprio<br \/>\ndei bambini (o dei gravemente invalidi). Ci\u00f2 \u00e8 ancor pi\u00f9 visibile nel rapporto con l\u2019autorit\u00e0 dove<br \/>\nil  meccanismo  di  premio-punizione  si  esercita  all\u2019interno  di  una  relazione  puntualmente<br \/>\nconfigurata sul modello di quella tra adulti e minori. Se tutto ci\u00f2 fosse vero il seguito di questo<br \/>\nbel libro dovrebbe essere: \u201cil carcere spiegato ai<br \/>\ngrandi\u201d.<br \/>\nL\u2019Unit\u00e0 14 maggio 2010 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un carcere da spiegare a tutti Luigi Manconi Qualche decennio fa, mi capit\u00f2 di trascorrere sei o sette mesi in varie carceri a seguito di scontri di piazza con polizia e fascisti. Tempo dopo, i miei figli pi\u00f9 piccoli \u2013 non avevano ancora 10 anni &#8211; appresero incidentalmente la cosa e ne furono enormemente stupiti. 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