{"id":4361,"date":"2016-09-09T05:57:23","date_gmt":"2016-09-09T05:57:23","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=4361"},"modified":"2016-09-06T06:02:28","modified_gmt":"2016-09-06T06:02:28","slug":"conosciamo-il-dolore-cosi-i-profughi-aiutano-i-terremotati-da-vita-it","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=4361","title":{"rendered":"Conosciamo il dolore: cos\u00ec i profughi aiutano i terremotati  (da Vita.it)"},"content":{"rendered":"<p>\nLi hanno accusati di vivere in albergo mentre gli italiani sfollati stavano sotto le tende. Hanno detto (e scritto) che si facevano selfie con la pala in mano per farsi pubblicit\u00e0. Invece loro, i rifugiati che hanno portato soccorso nelle zone colpite dal sisma, hanno scelto di farlo per vicinanza umana. \u00abAnche noi sappiamo cosa vuol dire perdere tutto\u00bb<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/vita-8c9fe70e-9998-4001-b7ee-ab7c0ba60613_medium-300x168.jpg\" alt=\"vita 8c9fe70e-9998-4001-b7ee-ab7c0ba60613_medium\" width=\"300\" height=\"168\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4362\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/vita-8c9fe70e-9998-4001-b7ee-ab7c0ba60613_medium-300x168.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/vita-8c9fe70e-9998-4001-b7ee-ab7c0ba60613_medium.jpg 730w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p>Stupore, sconcerto, a tratti dolore. E tante domande sul perch\u00e9 ai giornalisti di tutto il mondo \u2013 ne ha dato conto perfino il New York Times \u2013 interessasse tanto la loro storia. I circa cinquanta rifugiati che hanno dato una mano (e continuano a darla) nel post terremoto che ha colpito il Centro Italia sono stati nei giorni scorsi al centro di polemiche anche dure: alcuni giornali hanno titolato \u201cI profughi in albergo, gli italiani in tenda\u201d o \u201cMettiamo i terremotati in hotel al posto degli immigrati\u201d, alludendo alla sistemazione offerta a chi aveva perso la casa per il sisma (in tendopoli) e gli alloggi dei rifugiati che, come \u00e8 noto, sono a volte ospitati in strutture alberghiere convenzionate con il sistema pubblico di protezione.<\/p>\n<p>Un filone facile facile da percorrere, visto che c\u2019\u00e8 sempre una certa pancia del paese pronta a reagire appena sospetta che \u201cgli stranieri\u201d godano di privilegi immeritati. In realt\u00e0, le cose sono andate molto diversamente. \u00abLa notte del 24 agosto i ragazzi si sono svegliati nel cuore della notte, terrorizzati\u00bb, racconta Letizia Bellabarba, coordinatrice della ong Gus che ospita, all\u2019interno del circuito Sprar, un centinaio di richiedenti asilo in provincia di Ascoli Piceno. \u00abI pachistani ci sono abituati, purtroppo, ma gli africani non avevano mai sentito un terremoto, non sapevano cosa stesse succedendo\u2026. C\u2019\u00e8 voluto molto tempo e molta pazienza per spiegare e calmarli\u00bb.<\/p>\n<p>Solo alla luce del giorno, guardando i telegiornali e comprendendo quello che era successo, \u00e8 scattata in alcuni di loro la molla della solidariet\u00e0: \u00abIn una ventina hanno iniziato a fare domande, a chiedere se in qualche modo potevano aiutare. Noi non ci avevamo neppure pensato\u2026 e quando ce lo hanno proposto, abbiamo esitato a lungo prima di dar corso alla richiesta\u00bb.<\/p>\n<p>Operatore Gus Terremoto<br \/>\nUn operatore del Gus allestisce una tenda a Pescara del Tronto<br \/>\nEppure non \u00e8 la prima volta che il Gus-Gruppo Umana Solidariet\u00e0, ong marchigiana con 23 anni di storia, attiva anche nel settore della tutela e integrazione dei richiedenti asilo, ha a che fare con l\u2019emergenza sisma: gli operatori dell\u2019organizzazione erano gi\u00e0 intervenuti nei terremoti dell\u2019Umbria e delle Marche nel 1997, nel Molise nel 2002 e in quello dell\u2019Aquila nel 2009. \u00ab\u00c8 il nostro lavoro: ci occupiamo di sostegno psicologico alle popolazioni colpite da catastrofi\u00bb, spiega il presidente Paolo Bertuccioli. \u00abAnche in questo caso, il nostro intervento \u00e8 mirato alla creazione di \u201ccentri di ascolto\u201d e del necessario coordinamento con altre componenti sanitarie istituzionali. La proposta, arrivata all\u2019improvviso da parte dei rifugiati stessi, ci ha colto di sorpresa\u00bb.<\/p>\n<p>Nessuna premeditazione, dunque, nessuna ricerca di pubblicit\u00e0 o di una comoda vetrina per far passare il messaggio \u201cil rifugiato \u00e8 tuo amico\u201d, come qualcuno ha pensato (e scritto), o \u2013 peggio \u2013 la creazione di \u00abbattaglioni africani\u00bb di soccorritori contrapposti ad altri, per citare parole dello stesso presidente Gus. Ma un intervento coordinato con le istituzioni, prima tra tutte l\u2019amministrazione comunale di Monteprandone, il Comune a 70 km dall\u2019epicentro del sisma in cui risiede \u2013 all\u2019hotel Belvedere &#8211; il primo gruppo di profughi che si sono messi a disposizione della macchina degli aiuti.<\/p>\n<p>Bernabucci Gus<br \/>\nPaolo Bertuccioli (al centro)<br \/>\nPresidente Gus<br \/>\n Non abbiamo voluto creare un &#8220;battaglione africano&#8221; di soccorritori, ma solo fare il nostro lavoro: portare aiuto nelle emergenze<br \/>\n\u00abAbbiamo atteso che si organizzassero innanzitutto i professionisti del recupero superstiti\u00bb, continua il presidente. \u00abSolo nei giorni seguenti i ragazzi sono partiti per le zone terremotate e, sotto il coordinamento della Protezione civile di Monteprandone, hanno lavorato all\u2019allestimento di strutture di emergenza individuate come Centro Operativo Misto della Protezione civile\u00bb. Un campo semiabbandonato, coperto di erbacce e rifiuti, che \u00e8 stato ripulito e riadattato in poco tempo e non senza difficolt\u00e0: quando \u00e8 partito il tam tam mediatico sui \u201cprofughi che aiutavano gli italiani\u201d, gli ospiti del Gus sono stati investiti dai flash e circondati da microfoni e telecamere, con effetti a volte surreali: \u00abAlcuni operatori dell\u2019informazione sono stati delicati e attenti\u00bb, dice ancora Bernabucci, \u00abmentre altri non sono andati troppo per il sottile, come quel giornalista che ha chiesto ai ragazzi di lasciare il panino che stavano mangiando in pausa pranzo per riprendere in mano pale e rastrelli, cos\u00ec da filmarli in tempo utile per il tg\u00bb.<\/p>\n<p>Oggi il lavoro dei ragazzi continua, fortunatamente senza il battage dei primi tempi, ed \u00e8 stato organizzato su turni, coinvolgendo oltre al gruppo di Monteprandone anche quelli sparsi nel resto della provincia di Ascoli. \u00abRimarremo a disposizione finch\u00e9 saremo utili\u00bb, dichiara Letizia Bellabarba. \u00abDopo la messa in opera del Com a Pescara del Tronto abbiamo contribuito ad allestire un altro ufficio della Protezione Civile nell\u2019ex Centro Ittico del paese, che era in disuso. Per noi \u00e8 normale dare una mano alla comunit\u00e0, non c\u2019\u00e8 niente di strano o di eroico in questo\u00bb. Fa infatti parte del percorso di integrazione dei richiedenti asilo in Italia lo svolgimento di attivit\u00e0 di supporto alla comunit\u00e0 quali manutenzione del verde, pulizia di aree comuni e altri lavori utili, portati avanti in modo assolutamente volontario. \u00abAlcuni ragazzi mi hanno detto che capivano benissimo la sofferenza dei terremotati\u00bb, conclude Letizia Bellabarba, \u00abPerch\u00e9 anche a loro \u00e8 capitato di perdere tutto e di dover lasciare la propria casa da un momento all\u2019altro. Sanno bene cosa significa essere assistiti da estranei, mangiare in una mensa comune, vivere sotto una tenda. Ecco perch\u00e9 hanno avvertito l\u2019urgenza di portare aiuto: per dire agli italiani che, in fondo, nel dolore siamo tutti uguali\u00bb.<\/p>\n<p>Profughi Terremoto Pescara<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Li hanno accusati di vivere in albergo mentre gli italiani sfollati stavano sotto le tende. Hanno detto (e scritto) che si facevano selfie con la pala in mano per farsi pubblicit\u00e0. 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