{"id":4597,"date":"2017-06-15T05:26:59","date_gmt":"2017-06-15T05:26:59","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=4597"},"modified":"2017-06-15T05:26:59","modified_gmt":"2017-06-15T05:26:59","slug":"questa-nostra-infinita-attesa-di-apparizione-sergio-bettini-e-il-timing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=4597","title":{"rendered":"Questa nostra infinita attesa di apparizione (Sergio Bettini e il timing)"},"content":{"rendered":"<p> &#8220;Nel nostro perpetuo muto dialogo con l&#8217;arte- scrive Sergio Bettini- le risposte definitive non esistono&#8221;. Ma ci\u00f2 ha, in definitiva, poca importanza: quel che pi\u00f9 importa &#8220;non sono le risposte, ma questa stessa nostra infinita domanda, questa nostra infinita attesa di apparizione&#8221;<br \/>\nDal sito dell&#8217;editore Quodlibet per il volume di Bettini Tempo e forma.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Bettini_tempo_b-213x300.jpg\" alt=\"Bettini_tempo_b\" width=\"213\" height=\"300\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4598\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Bettini_tempo_b-213x300.jpg 213w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Bettini_tempo_b.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><br \/>\nSergio Bettini nasce nel 1905 a Quistello. Si laurea a Firenze nel 1929 con una tesi su Jacopo da Bassano. Vince una cattedra giovanissimo. Insegna Archeologia Cristiana, Filologia bizantina, Storia dell&#8217; arte medioevale e moderna, Numismatica, Storia della critica d&#8217;arte ed Estetica, Storia dell&#8217;arte mussulmana e copta. Dal 1939 al 1949 \u00e8 direttore del Museo Civico patavino. Scrive sulla pittura delle origini cristiane, su Giusto de&#8217; Menabuoi, su Venezia. E&#8217; autore di una monumentale Storia dell&#8217;arte bizantina in sette volumi.<br \/>\nDietro questo personaggio dai remoti, eruditi e molteplici interessi si nasconde uno dei pi\u00f9 raffinati conoscitori dell&#8217;architettura antica e contemporanea. Tafuri, in Teorie e storia dell&#8217; architettura, gli dedica ampio spazio riconoscendo che le sue analisi &#8221; precorrono di decenni i temi oggi in gran voga&#8221;. E Zevi lo cita a pi\u00f9 riprese nelle sue Cronache di architettura: a proposito del museo di Padova, di un saggio su Palladio e di un contributo memorabile sulla Palazzina Masieri di Wright. Lo stesso Zevi nel 1978 proporr\u00e0 un saggio di Bettini nella prima serie della Universale di Architettura. Titolo: Lo spazio architettonico da Roma a Bisanzio. E nella seconda serie, edita recentemente da Testo &#038; Immagine, ripubblicher\u00e0 un lavoro del 1948: L&#8217;arte alla fine del mondo antico. Il testo \u00e8 accompagnato da 14 righe di commento e 9 di profilo biografico di toccante intensit\u00e0, ma anche di sicuro indirizzo critico. Per Zevi, l&#8217; opera di Bettini, a quasi mezzo secolo dalla sua stesura &#8221; si rivela fondamentale per la conoscenza dei fenomeni storici ed estetici su cui si fonda la sensibilit\u00e0 artistica moderna&#8221;.<br \/>\nI saggi apparsi in Tempo e Forma , scritti tra il 1935 e il 1977, e editi dalla Quodlibet, affrontano argomenti a noi contemporanei: si parla di Picasso, di Matisse, di Wright. E poi, vi sono numerosi testi di taglio teorico: su arte e critica, sulla critica semantica, sulle inquietudini della critica d&#8217;arte.<br \/>\nNe emerge uno studioso di enorme levatura, attento alle problematiche critiche pi\u00f9 attuali e dotato di uno stile letterariamente intenso e elegante.<br \/>\nPunto di partenza di Bettini \u00e8 il rifiuto di qualsiasi semanticit\u00e0 dell&#8217;arte, cio\u00e8 di ogni interpretazione dell&#8217;oggetto artistico come entit\u00e0 significante. Il linguaggio poetico &#8211; afferma &#8211; non rappresenta, non riflette, non rimanda ad altro, \u00e8 presenza: decodificati tutti i significati di un quadro, di una scultura o di un&#8217;architettura, non avremmo fatto un passo avanti nel percepirne il valore artistico. Se l&#8217;opera d&#8217;arte vale, \u00e8 per una eccedenza del significante sul significato. Da qui una costante polemica con Panofsky e con la scuola iconologica warburghiana, protesa a individuare valori storici, simbolici e allegorici dell&#8217;opera, ma spesso assai poco sensibile agli aspetti formali che soli distinguono la grande opera d&#8217;arte dal modesto reperto archeologico. E anche una certa assonanza con la estetica di Brandi che, negli stessi anni, conier\u00e0 il termine di &#8221; astanza&#8221; per indicare l&#8217; irriducibilit\u00e0 dell&#8217;opera a qualunque contenuto che non sia il suo essere &#8220;qui&#8221; e &#8220;ora&#8221;.<br \/>\nPunti di riferimento di Bettini sono lo strutturalismo, sia pur mediato dalla indagine formalista di Focillon, e la fenomenologia, in particolare l&#8217; estetica del Silenzio di Merleau-Ponty. Di Focillon l&#8217;appassiona la ricerca di forme che vivono e, perpetuamente movendosi, determinano sintesi espressive diverse, ciascuna delle quali \u00e8 , a suo modo, assoluta. Di Merleau-Ponty l&#8217;interesse per la temporalit\u00e0, la gestualit\u00e0 del segno: &#8221; noi- afferma il filosofo francese- non comunichiamo con la logica delle parole o col chiuso del nesso linguistico fra significante e significato: comunichiamo con quanto nelle parole vi \u00e9 di gesto, di atto vivo e presente che sventa il sillogismo aristotelico e, solo, &#8216;dice&#8217; il nostro indicibile tempo&#8221;.<br \/>\nPer conciliare entrambi le prospettive di ricerca, Bettini conia il termine di timing. Il timing \u00e8 la capacit\u00e0 di una struttura formale di pulsare, manifestando la propria vita. Ogni epoca , ma soprattutto ogni capolavoro, ha il suo tempo: &#8221; basterebbe &#8211; aggiunge Bettini- una variazione infinitesima del suo &#8216;battere&#8217; per fare, del capolavoro, un&#8217;opera mancata&#8221;.<br \/>\nDa qui quattro conseguenze:<br \/>\nPrima: l&#8217;arte in quanto morfologia del tempo ( cio\u00e8 rappresentazione del tempo attraverso lo spazio) registra il modo attraverso cui l&#8217;uomo sente il divenire; \u00e8, in altre parole, la struttura formale della storia.<br \/>\nSeconda : l&#8217;architettura, proprio perch\u00e9 pone l&#8217;osservatore all&#8217;interno dell&#8217;opera esprimendo la temporalit\u00e0 attraverso il fluire dello spazio, \u00e8 l&#8217;arte per eccellenza. Nota Bettini: non dovremmo , come quasi sempre si \u00e8 fatto, guardare l&#8217;architettura con gli occhi del pittore, ma viceversa, giudicare la pittura con gli occhi dell&#8217;architetto.<br \/>\nTerza : la critica , per percepirne il tempo , deve cercare di mettere a fuoco nelle opere d&#8217;arte quanto vi \u00e9 di singolare , al di l\u00e0 delle strutture linguistiche che le rendono comunicanti tra di loro. Deve, in altri termini, dare uno statuto linguistico non alla ripetizione ma alla differenza cio\u00e8, in ultima analisi, all&#8217;ansia di libert\u00e0 che struttura la ricerca degli artisti.<br \/>\nQuarta : si profila, per i critici, un lavoro improbo e senza fine nel decifrare una materia artistica che \u00e8 asemantica, ma, al tempo stesso, piena di senso. &#8220;Nel nostro perpetuo muto dialogo con l&#8217;arte- conclude Bettini- le risposte definitive non esistono&#8221;. Ma ci\u00f2 ha, in definitiva, poca importanza: quel che pi\u00f9 importa &#8220;non sono le risposte, ma questa stessa nostra infinita domanda, questa nostra infinita attesa di apparizione&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempo, forma, storia dell&#8217;arte<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-4597","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-attualita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4597","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4597"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4597\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4599,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4597\/revisions\/4599"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4597"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4597"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4597"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}