{"id":630,"date":"2011-07-15T05:44:45","date_gmt":"2011-07-15T05:44:45","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=630"},"modified":"2011-07-15T16:00:11","modified_gmt":"2011-07-15T16:00:11","slug":"incipit-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=630","title":{"rendered":"Incipit"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;L\u2019unica\u00a0gioia al mondo \u00e8 cominciare. E\u2019 bello vivere perch\u00e9 vivere \u00e8\u00a0cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso \u2013\u00a0prigione, malattia, abitudine, stupidit\u00e0 \u2013 si vorrebbe morire&#8221;. (Cesare Pavese)<\/p>\n<p>Vorrei scriver un libro, diceva Calvino, che fosse solo un incipit, che mantenesse desta l&#8217;attesa e la potenzialit\u00e0 di un inizio magari banale e promettente. Tecnica letteraria e desiderio umano si uniscono. Scriveva ancora Pavese:<\/p>\n<p>&#8220;Scritta la prima riga di un racconto \u00e8 gi\u00e0 tutto scelto e lo stile e il tono e la piega dei fatti. Data la prima riga, \u00e8 questione di pazienza: tutto il resto ne deve e ne pu\u00f2 venir fuori&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Tuttavia, un\u2019opera d\u2019arte riesce soltanto quando per l\u2019artista ha qualcosa di misterioso&#8221;.<\/p>\n<p>Incipit letterari: ecco cosa ne pensa Toni Morrison, Nobel per la Letteratura:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/toni-morrison.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-631\" title=\"toni morrison\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/toni-morrison.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"135\" \/><\/a><\/p>\n<blockquote><p>\u00a0Mi piacciano i libri che ci lasciano scivolare pian piano nel paesaggio mentale dei personaggi, ma io preferisco scrivere incipit che forniscano un accesso istantaneo: come se aprissero una porta e tirassero con violenza all\u2019interno del romanzo. Gli attacchi dei miei libri mi costano molto tempo, e non desidero affatto che si risolvano esclusivamente nel loro essere sensazionali. L\u2019incipit \u00e8 come l\u2019ago dentro il quale deve essere gi\u00e0 contenuto il filo, che scorrer\u00e0 lungo tutto il romanzo tirando con s\u00e9 il lettore. Per esempio, il fatto che <em>Paradiso<\/em> cominci con questa frase: \u201cSparano prima alla ragazza bianca\u201d, serve a capire, fin dall\u2019inizio, che verr\u00e0 trattata la questione razziale, cos\u00ec come lascia intendere che le altre ragazze sono nere. Se si avanti a leggere \u00e8 per scoprire queste donne, cosa fanno \u2026 e cos\u00ec via per tutto il romanzo. <em>Amatissima<\/em>, invece, comincia con il nominare la casa della protagonista perseguitata dagli spiriti. Costruisco una frase dopo l\u2019altra, come se fossero tanti sentieri diversi della stessa foresta, destinati a fiorire nelle azioni che formano il romanzo. E mi piace che l\u2019incipit forte sia la mia impronta digitale (Toni Morrison, in Francesca Borrelli, <em>Biografi del possibile<\/em>, Bollati Boringhieri, 2005, pag 94-95.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;L\u2019unica\u00a0gioia al mondo \u00e8 cominciare. E\u2019 bello vivere perch\u00e9 vivere \u00e8\u00a0cominciare, sempre, ad ogni istante. Quando manca questo senso \u2013\u00a0prigione, malattia, abitudine, stupidit\u00e0 \u2013 si vorrebbe morire&#8221;. (Cesare Pavese) Vorrei scriver un libro, diceva Calvino, che fosse solo un incipit, che mantenesse desta l&#8217;attesa e la potenzialit\u00e0 di un inizio magari banale e promettente. 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