{"id":865,"date":"2011-11-01T17:38:42","date_gmt":"2011-11-01T17:38:42","guid":{"rendered":"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/?p=865"},"modified":"2011-11-01T17:38:42","modified_gmt":"2011-11-01T17:38:42","slug":"pasolini-maestro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/incipit.casatestori.it\/?p=865","title":{"rendered":"Pasolini maestro"},"content":{"rendered":"<p>\u00abRicordo le prime ore di scuola, cos\u00ec soffuse di un acre e quasi languido senso di verginit\u00e0, in cui io gi\u00e0 incominciavo a manovrare con astuzia il mio candido entusiasmo, facendo dell\u2019emozione qualcosa come una figura retorica di nuova specie, con cui mimare il mio discorso di pause, di riverenze, di esclamativi e segreti. Ne lievitava un pacato tono di scandalo, di rivelazione, che determinava in tutto il ragazzo uno stato di curiosit\u00e0 per tutto quello che dicevo. La mia emozione si comunicava agli scolari, che sentirono allora, per la prima volta l\u2019ambiguo sapore dell\u2019ironia e insieme l\u2019attendibilit\u00e0 dei fatti e delle deduzioni stringenti\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/pasolni-casarsa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-866\" title=\"pasolni casarsa\" src=\"http:\/\/incipit.associazionetestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/pasolni-casarsa-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/pasolni-casarsa-300x200.jpg 300w, https:\/\/incipit.casatestori.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/pasolni-casarsa.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0Il poeta giovanissimo maestro durante la guerra, nel 1943 e poi, subito dopo, professore alle media di Valvasone, fino alla partenza dal Friuli per lo scandalo di Ramuscello, applicava la sua idea di educazione tra favola e gioco, attraverso piccole performance, per accostare gli allievi alla letteratura e perfino alla grammatica, con esiti straordinari. Si legga in proposito il racconto di Nico Naldini, nella lunga e appassionata introduzione al <em>Paese di temporali e primule<\/em> della nascita della <em>Favola degli Orchi e degli Elfi<\/em>.<\/p>\n<blockquote><p>Racconta di aver cominciato dalla preistoria: \u00abio pensavo al bestione di Vico, essi a una specie pi\u00f9 fantasiosa di Tarzan, ma la base emotiva, mitica, era la stessa in ambedue, e cos\u00ec ci trovavamo d\u2019accordo\u00bb. Con arguzia, ma tutt\u2019altro che fredda, dava risalto a particolari irrilevanti, lasciando cadere nel vuoto i dati essenziali, giocando con la loro capacit\u00e0 deduttiva, di attenzione, li deludeva e scoraggiava ma \u00abper coglierli in un momento sempre speciale, risentito, del loro interesse. Insomma davo alle mie lezioni una specie di drammaticit\u00e0, fingendo talvolta addirittura degli ingiusti cattivi umori, sotto cui lasciavo per\u00f2 ribollire intatta l\u2019allegria con cui mi mettevo in contatto con essi. Perfino le aride lezioni di grammatica erano divenute un gioco denso di quei contrasti (il buono, il cattivo, il vincitore e il vinto), che i fanciulli non dimenticano mai, nemmeno quando mangiano o vanno a letto\u00bb. Strepitosa, poco dopo, alle prese con le declinazioni, la narrazione della favola degli Userum, con tanto di mostro e spiegazione finale: \u00abche l\u2019intero mostro era dunque la seconda declinazione, che io ero il giovane che venivo a salvare essi, i fanciulli, dal sacrificio\u00bb.\u00a0\u00a0<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abRicordo le prime ore di scuola, cos\u00ec soffuse di un acre e quasi languido senso di verginit\u00e0, in cui io gi\u00e0 incominciavo a manovrare con astuzia il mio candido entusiasmo, facendo dell\u2019emozione qualcosa come una figura retorica di nuova specie, con cui mimare il mio discorso di pause, di riverenze, di esclamativi e segreti. 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